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Ho percorso duecento chilometri in auto negli ultimi due giorni ed ho trovato due blocchi del cosiddetto movimento dei forconi. Qualcuno ci vede il baluginare della rivolta che verrà, io ho visto la ripetizione di una tradizione italiana vecchia di un migliaio d’anni: la rivolta per il pane, l’assalto ai forni. Ho visto gente che ha perso tutti i contenitori politici nei quali era transitata. Ho visto gente smarrita non l’avanguardia rivoluzionaria. Ma so che alcuni ci hanno ricamato sopra una teoria e la teoria dice che questi 30.000 (ma facciamo anche 50.000 o 100.000) sarebbero l’avanguardia della massa che verrà. La teoria dice che questi protestanti – presto o tardi – diventeranno anticapitalisti perché capiranno che il capitalismo li sta massacrando. E così diventeranno anticapitaliste le masse che se ne stanno a casa oggi non appena la crisi morderà le loro “sicurezze”.
Questo dice la teoria. Solo che la teoria non funzionerà. Perché non funzionano così le cose.
A quei blocchi nessuno pensava minimamente al capitalismo o all’anticapitalismo. C’era gente che aveva perso qualcosa e la rivoleva indietro. E rivolevano indietro quel che avevano vissuto: un posto non troppo freddo ai margini del capitalismo. Un posto che – sono convinti – gli è stato tolto dalle iniquità dei governi, dalla mancanza di politiche protezioniste, dall’Europa, dalle tasse.
E mi è venuto da pensare al fenomeno del cambiamento dei consumi di stupefacenti negli ultimi quarant’anni. Che centra? C’entra. Negli anni ’70 ci si faceva di eroina e di acidi lisergici. Ci si faceva di droghe che ti sparavano fuori da un mondo che si sentiva profondamente ingiusto e nel quale non si voleva rimanere. Dietro c’era tutto un movimento tra il culturale e il politico che postulava il rifiuto radicale dei modi di essere e di consumare. Dagli anni ’80 ha preso piede la cocaina e tutta la larga famiglia delle anfetamine. La droga che aiuta non a fuggire dal mondo ma a restarci e ad essere “performante”. Una droga sintonizzata sulla necessità di dimostrare di essere sempre sveglio, attivo. concorrenziale.
Guardavo la gente ai blocchi e pensavo che quella gente che mi dava i loro volantini volevano una sola cosa: essere di nuovo parte di un capitalismo che funziona. Non sanno come fare, non hanno le idee chiarissime ma due o tre concetti più o meno interiorizzati: sovranità popolare, lotta ai burocrati europei, lotta alla classe politica.
Guardavo i carabinieri alla curva della rotatoria. Immobili, passivi, lasciavano che il blocco ci fosse ma fosse “ragionevole”. Fermali sì ma poi falli passare dopo una decina di minuti. Ci ho parlato per un po’. La maggioranza faceva fatica ad articolarmi un discorso omogeneo. Quello che usciva fuori era un “prima” (quando si stava bene) e un “adesso” nel quale si sta male. Ridateci quello che avevamo, ridateci il capitalismo ben temperato. Segni di anticapitalismo? Nessuno. Neppure una briciola sparsa di luddismo.
Le facce smarrite e incazzate raccontavano soltanto la sorpresa e la paura di essere tagliati fuori definitivamente dalla fonte di ogni delizia. Non erano persone che si stavano riappropriando del loro essere cittadini ma, piuttosto, gente che rivoleva essere consumatori. Uno mi ha detto che voleva la meritocrazia e voleva che i migranti (non usava questo termine però) se me tornassero a casa loro. Un altro voleva uscire dall’Europa perché così saremmo stati di nuovo “padroni in casa nostra”. Padroni per fare che? Per tornare a consumare.
Era gente che non sa che una economia anticapitalista non prevede la Audi ma semmai una versione moderna della Trabant. Perché se “da ognuno secondo le proprie capacita’, ad ognuno secondo i propri bisogni”. Si tratta di ridistribuire equamente le risorse e la fettina di torta per ciascuno sarà uguale ma non sarà grande. Ma non volevano una cosa del genere, volevano esattamente la fetta che avevano prima. Volevano – appunto – un capitalismo come quello nel quale avevano nuotato sino a ieri. Volevano ricominciare a vendere per poi consumare, per poi vendere ancora e consumare di nuovo.
Io ho visto gente che rivoleva la gabbia perché neppure sa di essere in gabbia. Non c’era l’idea di un modello alternativo, c’era solo un urlo sottinteso: “rimettete in moto la macchina”. E la macchina si chiama capitale.
Non pretendo coscienze sociali che non si possono chiedere. Ma se questa che ho visto era l’avanguardia posso agevolmente immaginarmi la massa alla cui testa si muove. Non c’è nessuna parentela con l’iconografia di Pellizza da Volpedo.
Mi si dirà che non si può dividere la lotta anticapitalista cosciente dalla protesta per l’impoverimento. Non si può se si pensa che la massa passerà dallo stadio della lotta protestataria alla scoperta della lotta contro il capitale. E chi dice e su quali basi lo afferma che questa gente che ho visto, incazzata per ciò che ha perso, maturerà anche la più pallida idea di un modello differente? Certo magari in qualche testo teorico avviene anche questo miracolo. Ma siamo nel mondo.
E il mondo ha visto i tedeschi dell’Est nel 1989 passare il muro e correre a rotta di collo verso il più vicino supermercato di Berlino Ovest. Ed è lo stesso mondo che a Kiev vede un bel po’ di dimostranti scendere in piazza per poter entrare in Europa e non rimanere nell’orbita dei satrapi russi. Naturalmente giusto per far capire che vogliono il capitalismo tirano giù l’ultima statua di Lenin ancora in piedi. Un’altra lotta sacrosanta contro il totalitarismo, o una lotta per entrare nel mondo del capitalismo ben temperato?
Ho visto gente accomunata dal comune scivolamento all’indietro della propria possibilità di essere dentro alla macchina del consumo. E a proposito di macchine, uno mi ha detto che ha dovuto vendersi la Golf GTI che con tanti sacrifici s’era comprato. Una per farmi riflettere sul suo scivolamento all’indietro mi ha detto che tutti gli anni riusciva ad andare a farsi una settimana a Sharm-el-Sheik (abbreviato “Sciarm” con la stessa pronuncia di “sciampista”) e che ora non aveva i soldi per pagarsi il mutuo.
Ed allora ho capito che per dissolvere questo prodromo di “rivoluzione” basterebbe un cambiamento di congiuntura, un po’ più di PIL.
Qualcuno mi ha detto che se non cambierà qualcosa, l’Italia diventerà come la Grecia. Ossia, voleva dire, ci ribelleremo come i greci. Lui crede che ci sia una rivoluzione in Grecia. Esattamente come quelli che credono che quanto è accaduto sia il primo raggio della rivoluzione anticapitalista.
Sarebbe anche bello, ma non è così. Non è così perché nessuno aveva in mente un modello alternativo. E nessuno delle persone che ho visto a quei blocchi metteva in dubbio il modello cui si aggrappava.
Non ci sarà nessuna rivoluzione. Non ci sarà tra un mese, tra un anno o tra dieci. La scorciatoia non arriverà. Perché una rivoluzione, quella vera, è il frutto di un lungo lavoro di penetrazione di idee differenti lungo l’arco di decenni. Voltaire iniziò a scrivere nel 1716 e morì senza aver visto la Rivoluzione che aveva contribuito a rendere cosciente. Qualcuno mi dirà che il rivoltoso che assaliva la Bastiglia nulla sapeva magari di Voltaire. È probabile, anzi, quasi certo. Ma ciononostante quel rivoluzionario aveva chiaro in mente che non voleva più essere parte del regime che assaliva. Ne voleva uno che fosse diverso, non voleva star meglio in quello che c’era.
Perché se è vero che la rivoluzione non è un pranzo di gala, è anche vero che non si improvvisa. Quando si improvvisa è una italica rivolta per il pane: quando cala il prezzo tutti se ne tornano a casa.
Gentile signor Ars Longa, io la apprezzo e la stimo, tant’è che il suo è uno dei blog che monitoro con regolarità in attesa di un nuovo post. Questa volta, però, mi ha lasciato trasecolato. Lei scrive nel finale (ma in tutto il post, in fondo, risuona lo stesso concetto): “quando cala il prezzo tutti se ne tornano a casa”.
Lei ha ragione. Quando cala il prezzo tutti se ne tornano a casa! E allora? Questo vale per un sistema capitalista, ma sarebbe altrettanto vero in un sistema comunista. Il popolo protesta quando le cose non funzionano, non perché abbia in mente chissà quali ideali.
Insomma, il punto di vista del “popolo” è, per forza di cose, diverso da quello di un militante politico. Per il militante politico (quale che sia la sua ideologia) conta poco che le cose vadano bene o male dal punto di vista del “prezzo del pane”, mentre conta moltissimo la direzione in cui stanno andando le cose. Per il popolo no, non è così. Ci vogliamo affliggere per questo? Facciamolo, ma le cose non cambiano.
E allora, cosa deve fare il militante politico? L’unica cosa che può fare è utilizzare le crisi del sistema che detesta per convincere il popolo che quel sistema è intrinsecamente sbagliato, e che si deve cambiare strada.
Lei scrive che “una per farmi riflettere sul suo scivolamento all’indietro mi ha detto che tutti gli anni riusciva ad andare a farsi una settimana a Sharm-el-Sheik (abbreviato “Sciarm” con la stessa pronuncia di “sciampista”) e che ora non aveva i soldi per pagarsi il mutuo”. Ecco, Lei ha colto il cuore del problema: prima andava in vacanza a “Sciarm”, e adesso non riesce a pagarsi il mutuo! Quale migliore occasione, per il militante politico (di qualsiasi “confessione”), per dimostrare che il sistema esistente non funziona?
Sa qual è il problema? Il problema è che di militanti politici ce ne sono di tante confessioni, ma se noi non andiamo in mezzo a questa gente ci andranno gli altri. Le dirò una cosa, gentile Ars Longa: la concorrenza, che è un male in un sistema sociale che persegue la giustizia sociale, è però l’unica legge che vale in politica.
Un cordiale saluto. Fiorenzo Fraioli.
Caro Fraioli, Tania, in modo telegrafico, ha detto esattamente quel che sfogliando i giornali mi viene da pensare, siamo di fronte ad un movimento poujadista (per la cui storia e definizione la rimando alla relativa pagina di Wikipedia che riassume bene la questione. Ora, la questione – per come mi sembra la ponga lei – è essenzialmente quella del “cavalcare la tigre”. C’è un movimento, più o meno disorganizzato, che protesta per aver perduto il proprio status all’interno del meccanismo del consumo. Siccome potrebbe passare qualche altro militante politico di opposta fazione è il caso di affrettarsi e di saltare in groppa alla tigre prima di tutti. Mentre è in groppa riuscirà a far capire alla tigre che non è reintegrando sé stessa nel sistema capitalista che risolverà i suoi problemi ma uscendone. Io trovo legittimo questo modo di intendere la militanza politica. Legittimo perché è uno dei possibili modi di pensarla. Però non la condivido. Come ho detto la trovo una scorciatoia illusoria e il frutto di un calcolo che ha molte probabilità di rivelarsi sbagliato. Certamente il militante politico dovrebbe utilizzare le (supposte) crisi del sistema per dimostrare che quel sistema è intrinsecamente sbagliato. Ma come? Ponendosi alla testa della prima rivolta per il pane per precedere i militanti di segno opposto? E ammesso che ciò sia la strategia migliore, dovrà prima o poi, dimostrare agli “insorti” che il problema non è riavere i soldi per potersi permettere di tornare a “Sciarm” ma di uscire dalla logica che gli ha messo in testa che è bello andare a Sciarm. Quando e come, e con quali argomenti lei pensa di poter convincere la gentile signora che il suo modello è intrinsecamente sbagliato? Non sarebbe più utile invece di cavalcare le tigri che passano, ritornare a quel vecchio e noioso lavoro di preparazione culturale e di quotidiana semina di idee che è alla base delle rivoluzioni riuscite? Io penso che questa prassi serva per non far ritornare a casa le persone quando il prezzo del pane cala, perché quelle persone uscirebbero da casa con una idea del mondo un po’ più complessa e completa di quella che sento enunciare ai blocchi stradali.
Il suo proponimento (ritornare a quel vecchio e noioso lavoro di preparazione culturale) ha un evidente punto debole: la vita è breve. Quando le persone saranno culturalmente pronte gireranno con il catetere. La vita, invece, è tumulto che, scorrendo, tutto trascina.
E poi, chi siamo noi per dire a Tania che andare a “Sciarm” è sbagliato, mentre visitare i castelli della Loira navigando su un barcone è tanto figo?
Ars longa, vita brevis infatti. Il punto è che un cambiamento della società non funziona con il metro della vita umana. Voltaire non vide nel corso della sua vita il cambiamento che auspicava. Quasi sempre una generazione prepara il terreno che la successiva seguirà. Poi ci son quelli che vedono i cambiamenti come benefici momenti adrenalinici e non vogliono perderseli. C’è chi ama il tumulto “per sé” e si sente obbligato ad esserci perché, chissà, quello è il tumulto che cambierà la storia. Io ho molto rispetto per tutte le posizioni. Ma se devo scegliere scelgo quelle che, secondo il mio fallibile giudizio, hanno qualche probabilità di ottenere un risultato. Quanto all’interrogativo sul chi siamo per spiegare (non a Tania che mi pare non ne abbia bisogno) che Sciarm è sbagliato e i castelli della Loira no, mi pare che la questione non sia da porsi in questo modo. Non stavo contrapponendo la vacanza alla vacanza culturale. Stavo – viceversa – dicendo che qualsiasi luogo imposto dal “dover esserci” del consumo come status è parte di quel capitalismo globale che, sia lei che io, critichiamo. Soffrire e far assurgere a segno della sofferenza l’impossibilità di tornare a Sciarm o sulla Loira è, con tutta evidenza, il sentimento del prigioniero di un sistema. Chi siamo noi per dirlo? Siamo quelli che a questo sistema si oppongono tentando di articolare una alternativa. Se non proviamo a dirlo noi chi lo dirà?
A leggere i giornali (e a credere alle foto), un Danilo Calvani, apparentemente “leader” dei “Forconi” si presenta a Genova per unirsi ai “forconisti”. Viaggia in un’auto di lusso. Fatti suoi, ma l’episodio non può non destare memorie, anche recenti, degli innumerevoli politicanti che predicano bene e razzolano male, o predicano male e razzolano peggio.
Perchè, se proprio voleva consolidare la sua “leadership” avrebbe dovuto presentarsi in una 500 (di quelle vecchie), o magari, anzi meglio, in bicicletta.
E’ solo un indizio o un indice. Ma, in mancanza di altri dati, è logico porsi qualche domanda, a partire dall’esame delle caratteristiche somatiche del personaggio in questione. Avendo osservato qualche foto, per cercare di estrarne i caratteri fisionomici, il suddetto “leader” ha l’espressione di chi e’ un po’ picciotto, un po’ furbetto del quartierino, e piuttosto quaquaraqua.
Constatato l’entusiasmo per i “forconi” e il brancaleonico desiderio di un cambiamento senza idee, senza organizzazione e senza guida, mi sembra giusto che il personaggio in questione ne sia giustamente simbolo e “leader”.
… ma la rivoluzione francese, a conti fatti, si dimostro’ rivoluzione della borghesia contro i nobili. Con i forconi, appunto, chi si sta ribellando contro chi? I piccoli borghesi contro se stessi?
http://www.yourdailyshakespeare.com
il leader dei forconi è martino morsello, condannato per falso, truffa, bancarotta fraudolenta, cacciato nel 2012 dai forconi e misteriosamente rientrato come leader, esponente di forza nuova.
grazie dell’informazione federico….
Ho l’impressione che stiamo assistendo ad una forma di poujadismo
Gentilissimo sig. Ars, leggendo questo articolo mi ha rafforzato nella convinzione che il male della nostra società sono le ideologie. Il voler ricondurre qualsiasi fenomeno reale in parametri “mentali” (quali sono quelli elaborati per mezzo delle ideologie” non produce altro che sbigottimento, perchè la realtà è sempre diversa dai postulati mentali delle ideologie. Un consiglio abbandoni qualsiasi ideologie e cominci a guardare all’UOMO per quel che è.
Epperò “guardare all’UOMO per quel che è” altro non è che un’altra ideologia, un altro parametro mentale che postula che si debba guardare in un certo modo l’umanità. Guardi Francesco che i parametri mentali come li chiama lei, altro non sono che sforzi di interpretazione della realtà. Nessuno si aggira per il mondo senza la necessità di decodificare quel che gli accade intorno. Neppure lei. Pensare che le ideologie siano il male della nostra società non è altro che formulare un’altra ideologia. Mi permetta di restituirle un consiglio dopo aver ricevuto il suo: esca dalla idea che “ideologia” sia sinonimo di “male” perché si tratta di una idea che hanno tentato di metterci in testa proprio quelli che volevano trasformarci da cittadini a meri consumatori.
Un certo Black Jack su ComeDonChisciotte ti bastona indignato …..
L’ho letto. E che gli vuoi rispondere? Parte in modo inutilmente sgradevole e poi, senza neppure accorgersene, finisce per ammettere pure lui che ci si trova di fronte a consumatori defraudati. Si capisce che fino all’8 dicembre questa gente gli faceva ribrezzo ma ora gli palpita il cuore. E poi si accascia sul pippone finale dell’intellettuale che deve scendere in piazza ad educare il popolo. Una fissa di molti romantici. Te lo immagini il grado di attenzione che si susciterebbe ad andare a dire a questa gente che nella situazione in cui stanno ci si son messi mani e piedi dopo vent’anni di Mediaset? Questo Black Jack lo sa benissimo, però come molti è mesmerizzato dall’idea che questa sia l’avangarde. E poi vivaddio con tutto quel che si pubblica, che si dice, che si propone ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta a voler pigliare coscienza. Non ha capito che c’è gente che propio non ne vuol sapere di un modello di società che non sia quello del nasci-consuma-crepa, c’è gente che non vuole altro. Che gli rispondi che sta scambiando una transitoria botta di poujaidismo per la rivoluzione mondiale? Il poujaidismo vero è durato due anni e poi si è reinfiltrato nel conservatorimo classico. Cose già viste, ma il buon Black Jack o non le ha viste o fa finta di non averle viste.
Ma che fesserie scrivi che mi farebbero ribrezzo. Ma che ne sai degli operai tu che li confondi coi pastorelli di Arcadia.
Mia madre era nata poverissima, erano sette in famiglia con padre e madre in fabbrica dalla mattina alla sera. Erano comunisti e mio nonno ebbe un sacco di problemi col fascismo; si ridusse anche a chiedere la carità pur di non iscriversi al sindacato finché con 5 bambini si dovette arrendere e gli diedero subito un bellissimo posto di vigile urbano a cavallo con le sue bambine che lo guardavano ammorate.
Ma era e restava un comunista tanto che contrabbandava le armi per i partigiani.
Bello, no? Purtroppo però si trattava di gente in carne e ossa, non di damerini con le pecorelle nei quadri di Fragonard o di Boucher.
Per cui intanto mia nonna al referendum votò monarchia; ma la cosa allucinante è mia madre adesso che ha ottant’anni.
È rimasta vedova e vive con una pensione di reversibilità molto alta che basterebbe per una vita comoda a una famiglia di quattro persone più ovviamente i soldi lasciatigli da mio padre. Non ha uno straccio di preoccupazione al mondo, fa viaggi, va ai ristoranti di lusso, fa regali da tutte le parti.
Non hai idea delle scenate quando hanno annunciato che per le pensioni alte avrebbero fermato gli adeguamenti…io gliene dicevo di tutti i colori, le ricordavo la condizione di quelli che oggi stanno come stava lei da bambina e da ragazza ma lei piagnucolando diceva “Ma io sono vecchia”.
Caro Ars Longa, questa è la classe subalterna, non puoi pretendere altro.
Si chiama subalterna appunto perché non capisce, perché non è libera di pensare e di agire. Finché non imparerete a parlare con loro con pazienza, a stare in mezzo a loro ascoltando le loro doleances sconclusionate non servirete a una mazza se non a qualche spettacolino a Palce de la Concorde oer il quale prnoto subito una sedia da tricoteuse.
Oh ragassi…Gesú va dal pubblicano stronzo per cercare quello che gli scriveva la biografia, mica se l’è scritta da solo; ha cercato volutamente il più stronzo sia Matteo che Paolo.
Comunque voi avete la vostra idea io la mia che è di grande delusione per l’ignavia e mancanza di fantasia dell’intellettuale italiota.
Sei lo stesso Black che ha scritto commenti su questo post in CDC?
Beh di fesserie ne abbiamo fatto la scorta leggendo quel che sei andato dicendo nei commenti di CDC caro Black (o Savasansdir che dir si voglia). Grazie per il siparietto di memorie familiari che dovrebbe dimostrare quanto bisognevole sia la “classe subalterna” di essere presa per mano con pazienza ed educata. E’ un tuo cavallo di battaglia che coniughi con toni pacati da una parte e un po’ più “virili” dall’altra. Ma il punto non è questo che tanto gli insulti poco ci prendono. Il punto è che sei irrimediabilmente romantico tanto da far tenerezza. Ti sei fermato ai Narodniki, agli appelli di Bakunin del 1869. E manco t’accorgi quanto reazionaria è l’idea che coltivi come un bonsai. Una minoranza di colti che scende tra il “popolo” (ma quale “popolo” poi?), colti che illuminano le masse. Ma di cosa stai parlando? C’è una bibliografia sterminata sulla crisi, sul ruolo, sulla funzione dell’intellettuale nella società contemporanea, non di quella russa di metà Ottocento. Tu hai un problemone grande come un condominio e che si chiama “visione del popolo”. Una visione di qualcosa di indistinto, di interiormente buono ma traviato dall’ignoranza, in attesa di essere redento. E mentre citi l’Arcadia neppure ti accorgi di starci con i piedi dentro con questa melassa sottintesa. Svegliati una buona volta e torna al XXI secolo, alle possibilità che chiunque voglia seriamente ha per avvicinarsi autonomamente alle più diverse agenzie culturali. Ma far questo significa alzare il sedere dal divano e spegnere il televisore. Le classi sono subalterne non soltanto perché non capiscono ma molto spesso perché per la stragrande maggioranza non vuole capire e mettersi in discussione. Non vogliono essere cittadini preferiscono rimanersene consumatori delle più inutili cose che gli vengono propinate. Ed in tutto questo arrivi tu che ci racconti la favoletta di “andare al popolo”. Ma svegliati e aggiorna la tua fotografia della società e butta via il dagherrotipo che agiti con sconsolante convinzione.
Mi accorgo di aver scritto una frase non chiara:
“Ma che fesserie scrivi che mi farebbero ribrezzo.”
Non è che mi farebbero ribrezzo le fesserie, la fesseria è che secondo Ars Longa la gente dei forconi mi farebbe ribrezzo. Detto in quel modo forse non era chiaro.
Ma perché mi avrebbero dovuto fare ribrezzo non si sa.
D’altra parte è comprensibile che uno rimanga a corto di argomenti dopo una frase come questa:
“Una per farmi riflettere sul suo scivolamento all’indietro mi ha detto che tutti gli anni riusciva ad andare a farsi una settimana a Sharm-el-Sheik (abbreviato “Sciarm” con la stessa pronuncia di “sciampista”)”
E quindi mi attribuisce il ribrezzo che lui, non io, ha espresso in quella sentenza abbastanza delirante sulle “sciampiste” che si pronunciano come Sharm el Sheik .
Ma Ars Longa se ne è accorto che ha detto una schifezza.
Per quanto riguarda Bamaisin, leggo:
” Tu hai un problemone grande come un condominio e che si chiama “visione del popolo”. Una visione di qualcosa di indistinto, di interiormente buono ma traviato dall’ignoranza, in attesa di essere redento.”
Mi spiace ma non la penso così, è una tua inferenza gratuita per di più con questa idea che mi è del tutto estranea della “redenzione”. Ho detto il contrario e cioè che la gente oltre un certo stato di necessità e di abbandono culturale si riduce a pensare solo come un “consumatore” per cui trovo assurdo lamentarsi della loro mancanza di consapevolezza politica. La lotta si farà anche con loro o non si faraà.
A questo Bamaisin risponde.
“Ma far questo significa alzare il sedere dal divano e spegnere il televisore”
e
“Le classi sono subalterne non soltanto perché non capiscono ma molto spesso perché per la stragrande maggioranza non vuole capire e mettersi in discussione. Non vogliono essere cittadini preferiscono rimanersene consumatori delle più inutili cose che gli vengono propinate”
Ragioniamo: intanto c’è un “molto spesso” che limita il campo. Nei casi che escono dal “molto spesso” cosa succederebbe? Si sta dicendo che alcuni di “natura” hanno una grinta maggiore? Che sono migliori? Lo ritengo del tutto impossibile; la differenza reale fra le persone è minima se paragonata all’effetto dei condizionamenti dovuti alle esperienze formative (famiglia più o meno unita, reddito, ambiente frequentato, mainstream culturale etc). Quindi secondo il mio modo di vedere attribuire in toto alla volontà personale le capacità di emancipazione è un discorso di comodo. Se poi viene espresso con il disprezzo del post di Ars Longa (vedi la questione delle sciampiste a Sharm el Sheik che non è elegantissima) più che una mia impressione direi che diventa una certezza.
La differenza fra il vostro pensiero e il mio è tutta qui:
“Non vogliono essere cittadini preferiscono rimanersene consumatori delle più inutili cose che gli vengono propinate”
Per me questa è la quintessenza del classismo (voi rimanete della vostra opinione e permettete che io esprima la mia).
Lo è se non altro per un motivo strategico addirittura ovvio: se volete veramente che si diffonda una consapevolezza politica dovete imparare a parlare con chi questa consapevolezza non ce l’ha.
C’è tanto da dire ma mi limito a osservare che è verissimo che il movimento dei forconi è disordinato e privo di una visione organica di cosa fare e perché; ma è così proprio perchè sono decenni che gli intellettuali si sono staccati dalla gente, non per altri motivi.
I forconi sono comunque un movimento di gente che “ha alzato il sedere dal divano”, come dice virilmente Bamaisin, e quindi ha fatto il fatidico primo passo.
Perché la loro protesta diventi qualcosa di più di un banale poujadismo occorre che gli intellettuali e i politici decidano di sporcarsi le mani andando ad ascoltare quella gente per trovare il modo di focalizzare tutti insieme degli obiettivi e delle narrazioni comuni (scusate il vendolismo che però è molto efficace).
Dal vostro tono mi sembra non tanto che lo riteniate impossibile quanto che non vi interessi minimamente.
Visto che siete un pool perchè non provate ad analizzare meglio la questione delle condizioni per le quali succede che qualcuno prende coscienza e altri no?
E’ il problema centrale, varrebbe la pena di parlarne approfonditamente.
Anche perché se l’intellettuale non è in grado di operare questo risveglio delle masse gli resta unicamente, volente o nolente, la funzione di codificare, attraverso il suo lavoro spesso in buona fede, il sistema del dominio e sfruttamento fra le classi.
Non esistono posizioni neutre o intermedie, di questo dovreste cominciare a prendere atto.
En passant noto questa curiosa divaricazione che usi nell’argomentare su CDC e quando argomenti qui ma non sono affari miei come non lo è indagare il cambiamento di nick. Nel merito scrivi: “Mi spiace ma non la penso così, è una tua inferenza gratuita per di più con questa idea che mi è del tutto estranea della “redenzione”. Ho detto il contrario e cioè che la gente oltre un certo stato di necessità e di abbandono culturale si riduce a pensare solo come un “consumatore” per cui trovo assurdo lamentarsi della loro mancanza di consapevolezza politica. La lotta si farà anche con loro o non si faraà”. Le primavere oltre ad aggiungere le rughe al viso hanno avuto un altro effetto benefico ossia quello di accorgermi delle contraddizioni. La “redenzione” è un concetto che ti appartiene profondamente e lo dimostra la tua insistenza a voler vedere gli intellettuali come dei Narodniki che “vanno al popolo” ad educarli e sollevarli dalla propria inconsapevolezza. E già che ci siamo sulla inconsapevolezza politica qui nessuno si lamenta. Qui si è detta una cosa ben diversa ossia che questa gente che affolla (oddio, affolla mi par troppo ma transeat) i blocchi stradali non ha nessuna ma proprio nessuna intenzione di proporre un modello differente e vuole ripigliarsi il capitalismo “buono” cioé quello che li fa andare a Sciarm (eh sì a me è piaciuta molto la battuta) la sciampista a poco prezzo grazie alle meraviglie del low-cost globalizzato. E non è affatto vero che questa gente ha fatto il primo passo perché si è alzata dal divano solo perché ha paura che il divano glielo portino via. Basterebbe solo ridarglielo e vedresti come andrebbero velocemente a cuccia. E per essere chiara io, almeno io personalmente, se devo sporcarmi le mani (cosa che faccio già) scelgo io a favore di chi sporcarmele. Ed è verissimo sono classista nel senso che sto dalla parte di una classe e per chiarezza non dalla parte di questa classe che sta “scendendo in piazza” dopo aver aiutato pienamente qualcun altro a “scendere in politica”. Ma infine te lo ripeto: l’intellettuale non sta qui a “risvegliare le masse” (e quindi a portar loro la redenzione) l’intellettuale fa sempre ed ha sempre fatto un lavoro per una classe alla quale appartiene sostanzialmente o idealmente. Non esistono intellettuali ecumenici che vanno in giro con l’asperosrio a benedire urbi et orbe. Te lo ripeto visto che hai glissato: la tua idea del ruolo degli intellettuali ha bisogno di una rinfrescatina perché è ferma al 1869.
Ma come, vi lamentate che vi prendo meritatamente a pernacchie e poi vi lamentate pure se non lo faccio? Se sono venuto qui a parlare dopo aver scritto su Comedonchisciotte significa che non c’è divaricazione, no?
Leggi qui che dice Bifo:
http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/12/13/franco-bifo-berardi-i-forconi-e-la-deflagrazione-dell%E2%80%99europa/
Scrive:
“E’ una sollevazione priva di interna coerenza, priva di strategia progressiva. Ci sono dentro elementi di nazionalismo, di razzismo, di egoismo piccolo-proprietario, ma anche elementi di ribellione operaia, di democrazia diretta e rabbia libertaria”
E cosa vuoi dal popolo? Quello è e se ci credete dovete andare lì in mezzo, no scrivere che non è la vostra gente.
Sulla redenzione te la canti e te la suoni, non insisto perchè ti sei attaccata al punto, ma sei del tutto fuori strada.
“E non è affatto vero che questa gente ha fatto il primo passo perché si è alzata dal divano solo perché ha paura che il divano glielo portino via”
Esatto, brava! Per che altro dovrebbe alzarsi, scusa? Ora che si è alzato voi che avete intenzione di fare?
E Dario Fo che si lamenta che la protesta viene strumentalizzata. Ma perchè la sinistra non impara a striumentalizzare anche lei?
“Ma perchè la sinistra non impara a striumentalizzare anche lei?” Mi sa che abbiamo idee diverse su quella che dovrebbe essere l’etica politica a Sinistra.
“Ma come, vi lamentate che vi prendo meritatamente a pernacchie e poi vi lamentate pure se non lo faccio?” “meritatamente” è la conseguenza di un tuo parere. Bamaisin notava che usi il registro tra l’aggressione e l’insulto di là e qui hai un approccio più dialogante. Il perché sfugge. La divaricazione sta nei toni ed è del tutto evidente.
“E cosa vuoi dal popolo? Quello è e se ci credete dovete andare lì in mezzo, no scrivere che non è la vostra gente” Ha ragione Bamaisin sei fermo ai Narodniki. Forse bisognerà ricorrere all’esperanto per fartelo capire: non è la nostra gente e non abbiamo alcuna intenzione di strapparli all’influenza della Destra perché sono la Destra. L’ha capito Berlusconi che sono suoi transfughi ma tu fai fatica a capirlo. Te lo ha detto Bamaisin: ci sono altri posti e altre lotte nelle quali “stare in mezzo”, questa non è la nostra lotta e non è il nostro posto.
Quando si stava a volantinare nelle fabbriche ed a guidare le masse a nessuno veniva in mente di dare agli operai dei reazionari che volevano solo “conservare il loro posto in un angolo non troppo freddo di capitalismo”. Oggi stesso le persone han difficolta a mangiare, a studiare, non hanno accesso alla cultura,ai teatri,perche il reddito è
precario assente o costantemente
minato.
E’ vero non mi veniva in mente e so anche perché allora non mi veniva in mente e adesso sì e perché condivido l’articolo.
comunque se ci sta invitando ad un immobilismo elitario la ringrazio e la saluto.
I lemming che si buttano dalla scogliera in massa (ammesso che sia vera la leggenda) non sono immobili ma la loro mobilità non è foriera di risultati entusiasmanti. Qui nessuno sta immobile, ci si muove diversamente. I tarantolati sono tarantolati e basta.
chissa chi ha ragione….sui forconi…perchè è vero che i forconi sono una cosa
ed è vero che sono anche altro: sono un termometro i forconi,nella loro
molteplicità.. di quanto è molteplice la realtà..sono cammionisti,negozianti.
ultrass,disoccupati: ma chi lo dice che vogliono il ” capitalismo”?
conoscono solo questo modello,in italia,d’altra parte…
e chi da sx a messo da anni i remi in barca consegnando il
paese ad un cosidetto partito di sinistra in realta affarista
come i senzaidee forconi cosa vuole piangere adesso?
ADESSO CHE IL DIRITTO DI SCIPERO E’ REGOLAMENTATO
PERSINO CON L’APPROVAZIONE DEI SINDACATI,
ADESSO CHE NON SIAMO CAPACI PIU’ DI UN IDEALE
E CHE ANCHE NOI CHE PARLIAMO NON RINUNCEREMMO
ALLA VACANZA NON A SHARM MA A CUBA O MAGARI
IN CROAZIA CHE COSI’ SI VA IN UN EX PAESE COMUNISTA..
fatti,guardiamo i fatti,la fame e la povertà ,l’incazzatura della
gente teniamo alta la guardia sulle derive fasciste ma
piantiamola di sentirci migliori in questo disastro che
abbiamo contribuito anche noi con la nostra vigliaccheria,
il nostro nichilismo di ritorno a costruire
Oggi alla Sapienza sono stati brutalmente manganellati gli studenti. Esattamente come sono stati manganellati coloro che protestavano in Val di Susa. Mentre davanti ai “forconi” i poliziotti si levano il casco. E dentro questi forconi vai a vedere e cisono i movimenti come la LIFE, ultraleghisti. Vai ad ascoltare quello che dicono e senti razzismo, xenofobia, criptofascismo e fascismo esplicito. Guarda caso la polizia non li carica per bene come è abituata a fare. E mi disapiace vedere come parte della Sinistra stia abboccando o abbia capito bene ma se ne freghi dei suoi compagni di strada.
La Rivoluzione è zoppa, malconcia. Non c.è nessuna rivoluzione e manco ci sará. Anzi una c.è ! Quella che possiamo fare ogni giorno nel nostro paese…nella nostra cittá, nel nostro quartiere e nelle nostre case.
Ho letto fin qui sperando che qualcuno lo dicesse, Per un vero cambiamento non c’è bisogno nè di guide nè di scendere in strada. Se mai avverà ce ne renderemo conto.
Sono venuto a conoscenza oggi di questo blog, complimenti, ha spunti interessantissimi, di sicuro lo seguirò. A proposito di rivoluzione non come “evento” ma come processo vorrei segnalarvi questo mini-saggio secondo me bellissimo. È in inglese, sarebbe una bella cosa tradurlo e diffonderlo, cosa che sto provando a fare ma la cosa va molto a rilento: http://roarmag.org/2013/06/autonomy-revolution-movements-democracy-capitalism/
ti sfugge un piccolo particolare tra le richieste dei manifestanti, sovranità monetaria….
quali rivoluzioni dobbiamo aspettarci adesso, o fra qualche anno. cosa dobbiamo inventare ancora, una nuova forma di governo, un nuovo modo si stare nella società? nei piani alti cosa pensano, guardandoci? io non lo so, ma sembra che ogni ricetta stia dando pochi frutti, quale sarà il nostro futuro, chi ci guiderà nei prossimi anni, cosa devo dire ai miei figli, studiateeeeeeeeeeeeeeee. ho finito le mie povere parole.
“…rimettete in moto la macchina. E la macchina si chiama capitale….”
Casomai la chiamassero “energia gratis”, potrebbero capire cosa sta accadendo; e magari cosa è accaduto negli anni ’80 ai sovietici.
non li chiamo “forconi”, non sono innanzitutto “consumatori declassati” e lascerei per ora perdere le radiografie “di classe”
la spontaneità è un termine ambiguo e di sicuro ci sono fazioni che soffiano sul fuoco ma ben venga la tracimazione delle contraddizioni che fanno scendere in piazza persino un padroncino che innanzitutto sfrutta se stesso, le proprie macchine e, ovviamente, i propri dipendenti -se ne ha
Sono in accordo un po’ con tutto il contenuto del post, eccetto forse per un particolare, quello che riguarda i tempi. Ars longa dice: “Perché una rivoluzione, quella vera, è il frutto di un lungo lavoro di penetrazione di idee differenti lungo l’arco di decenni.”
Non dimentichiamo i mezzi di comunicazione: al giorno d’oggi la veicolazione dei messaggi avviene in maniera incommensurabilmente più veloce rispetto al 700, per non parlare della portata della diffusione; credo che questo abbia un effetto non trascurabile nell’accorciare da decenni a mesi.
Al contempo proprio questa maggiore diffusione dei messaggi potrebbe costituire un ostacolo all’insorgere di una “rivoluzione”, poichè le persone possono accedere ad una maggiore quantità di informazioni e scremarle: per quelli che adesso non sono in piazza, come me, non esiste più un “noi bene, loro male”, non c’è più un solo nemico ma una molteplicità di cose corrette o scorrette in differente misura da migliorare, quindi non ha più senso parlare di rivoluzione.
Quelli che sono in piazza a torto o a ragione, si chiedono cosa farebbero dopo? Perchè sono così sicuri che migliorerebbero il loro attuale stato dopo aver deposto i politici attuali? Non si chiedono come l’attuale classe dirigente sia arrivata al potere? Non ce l’ha messa forse il tanto osannato “popolo” a cui vorrebbero ridare sovranità?
Queste sono solo alcune delle domande che mi sembra non si pongano…
La domanda che io mi pongo è:
Come si puó essere così colti, preparati e “studiati”, e mancare dell’unica caratteristica che puó rendere davvero speciale una persona; la sensibilitá. Analisi, catalogazioni, profonde riflessioni senza riuscire a vedere. Partecipare (anche senza averne bisogno), al presidio, è ben diverso dell’intervistarlo. Viverlo, attivarsi, dare degli improbabili volantini, allontanare il ragazzo ubriaco che fa parte del presidio, parlare con la polizia, litigare con il camionista, è ben diverso dell’essere spettatore super partes che si pone su di un piedistallo fatto di dialettica, parole forbite e citazioni. Per non parlare del fatto che se qualcuno ha più risposte, parli adesso o rimanga quantomeno zitto!
Forconi, estrema destra, No-Tav, squadristi….. Chiamarli “Popolo Italiano” fa così schifo? Io, dopo una vita, o forse per la prima volta, in strada, con gente di tutte le estrazioni sociali, mi sono sentito Italiano tra Italiani. Perchè non eravamo li per riavere il capitalismo con la Golf GTI, ma eravamo li per riavere una cosa che in Italia non esiste, e che lei, o tu, da “tecnico delle parole”, non hai nemmeno mai scritto: giustizia. Noi, Popolo Italiano, siamo stanchi di essere presi per il culo da chi “pensa di saperne di più”. Questa è una delle frasi che gira nei presidi. Si rivuole la dignitá, un minimo di considerazione, e vedere che tutti gli sforzi che ci chiede un sistema corrotto e ridicolo, fatto di persone senza dignitá, senza onore, con la faccia come il culo appunto, non siano utilizzati per finanziare se stesso. La giustizia non esiste. Ne divina, ne terrena. Ma abbiamo almeno il dovere di farci sentire. Io come professionista e tu, come giornalista. Quando voi, che attualmente siete i veri terroristi di questa democrazia, quando capirete che essere servi di voi stessi, sará anche la vostra rovina, allora davvero si riuscirá a fare la R-EVOLUTION, come la chiamo io. Un evoluzione che sará spiegata dalle vostre parole, perchè, alla fine, magari, imparerete a scriverla anche voi la parola GIUSTIZIA.
Non te lo censuro il commento anche se ci dai dei “terroristi” perché fotografa benissimo quello che siete. E mi viene da sorridere amaramente quando leggo “noi popolo italiano” detto da gente come voi. Avete votato Lega e Berlusconi per vent’anni, avete fatto schizzare i prezzi il giorno dopo l’introduzione dell’Euro, avete lasciato pagare le tasse agli operai e ai dipendenti pubblici, avete fatto concorrenza sleale ai vostri colleghi (vedi quote latte), truffato sui fondi europei, mandato i vostri figli agli asili nido e all’università dichiarando di essere più poveri dei vostri dipendenti … e adesso vieni qui a parlare di giustizia? Dovresti ringraziare che non c’è giustizia perché se ci fosse stata gente come voi avrebbe già pagato da un pezzo quel che ha fatto a questo Paese. Chiamarvi “popolo italiano”? Ma neppure per sogno voi questo popolo l’avete fatto a pezzi e adesso pretendete di rappresentarlo. Nessuno può restituirvi una dignità che non aveete mai avuto.
Splendida analisi.
Ogni volta che leggo di situazioni simili mi viene in mente Nino D’Angelo. Sì, proprio lui.
Molti anni fa, ma tanti, sicuramente prima del 2008 e del crack americano, lo ascoltai affermare, saggiamente e con spirito premonitore, che la “crisi” avrebbe provocato la reazione proprio della classe media perché se ai ricchi togli qualcosa è impossibile che se ne accorgano, se lo fai ai poveri vale più o meno lo stesso vista comunque la loro situazione di indigenza.
Ma se alla media togli la possibilità di risparmiare, l’extra della pizza al sabato sera con gli amici, la settimana bianca o come racconta il nostro autore a “sciam…” e via discorrendo, allora sì che crei un disagio sociale esteso e profondo. Allora sì che provochi questa rabbia e questo rancore diffusi che non portano da nessuna parte. Perché ahimé è proprio questa classe media che opportunisticamente ha mantenuto, votato e continuato a votare coloro i quali hanno preteso di guidarli.
bla, bla, l’inverno è alle porte, fa freddo, perchè uscire di casa? La “Rivoluzione”, se mai ci sarà”, ci troverà tutti, intellettuali e no, impreparati, affamati e senza un PC per esternare al mondo la nostra bravura. Leggere, studiare e comprendere è importante non per pavoneggiarsi su una piazza virtuale bensì per vivere e, se poi riusciamo a far vivere meglio anche chi ci sta intorno è una prova di sano egoismo.
concorrenziale all’inizio lo sostituirei con competitivo. bell’articolo.
molto molto condivisibile (e condiviso)
ma chi non l’ha capita prima (roba già spiegata)
figuriamoci se la capisce adesso
ma ottima analisi ponderata
Non vivo in Italia e mi ha fatto piacere poter leggere qui tante considerazioni diverse sulla situazione, così me ne faccio un’idea. A mio modesto avviso per un vero cambiamento non c’è bisogno nè di guide nè di scendere in strada. Bisognerebbe cambiare stile di vita e punto. Ed ognuno porterebbe il cambiamento che desidera. Non riesco a digerire la classificazione destra/capitalismo-sinistra che è sempre presente nei discorsi (specialmente in Italia dove si esasperano le differenze) perché vedo una base di materialismo che le accomuna e che mi fa prendere le distanze da entrambe. A Black non si può rispondere direttamente quindi dirò qui che cosa penso delle situazioni simili a quella del suo quadretto familiare: se avesse avuto potere allora la sinistra di oggi ti augurerei di essere figlio del primogenito, perché a tua nonna avrebbero detto di abortire o l’avrebbero giudicata pazza a mettere al mondo 5 figli, e invece di andare in vacanza a comprare regali adesso tua mamma andrebbe in missione atea a distribuire anticoncezionali alle donne africane, incurante del fatto che 10 bambini africani consumano/inquinano meno di un single europeo.
L’anticapitalismo è in primo luogo il cambiamento del proprio stile di vita, se ciascuno si impegnasse a rifiutare il modello che gli viene imposto questa già sarebbe una rivoluzione.
🙂
Non avrei saputo dir meglio
Caro signor Ars Longa,
a me sembra che a lei interessi ben poco che la gente stia bene o stia male. A lei interessa che la sua ideologia, della quale è evidentemente innamorato, dimostri a tutti di essere la migliore.
Beh sa che le dico. A me frega poco di andare a Sharm una volta o tutti gli anni. A casa mia mi scaldo con una stufa a legna, il che implica scarrozzarsi su per le scale cassette di legna di qualche decina di kg. Da sempre quando guido cerco di consumare poco, lo facevo quando il gasolio costava meno di 1 € ed ogni mese mi entravano in tasca 4 o 5 volte i soldi che entrano ora. Il mio stile di vita, insomma, ritengo di averlo già cambiato da me; al punto che questa crisi ha cambiato soprattutto la mia sicurezza nel futuro, non tanto le mie abitudini. Però capisco perfettamente chi protesta. Perché la perdita della possibilità di consumare può chiamarsi anche perdita della libertà economica. Perché “prima” ci si sentiva liberi di decidere se fare o meno una certa cosa, ora ci resta solo un sentiero molto stretto su cui camminare, e qualcuno quel sentiero nemmeno lo ha più. E nel frattempo c’è chi invece sente la crisi unicamente perché ha fatto calare i prezzi ed ora può comprare di più; parlo ovviamente delle troppe categorie “protette” che esistono in Italia. Per come la vedo io chi protesta lo fa perché si sente tradito dalla democrazia nella quale aveva creduto; perché si rende conto che NON è assolutamente vero che siamo tutti uguali come vogliono farci credere. E questo è pericoloso.
Per quanto mi riguarda, posso dirlo chiaro e tondo: se questa macchina perfetta che elegge chi non è stato votato, porta al governo coalizioni e personaggi che tutti garantiscono fuorché i cittadini “comuni”, che spreme alcuni come limoni per pagare stipendi e pensioni d’oro, per comprare gli F-35 (lo sa quanto costa il programma? circa 2.400 € per ogni famiglia Italiana), per mandare i soldati in Afghanistan anziché in Campania, per fare la TAV … beh allora grazie, ma datemi una dittatura. Non ho più voglia di aspettare per vedere se per caso la prossima edizione del PCI/DS/PD, o la prossima edizione di FI/PDL/FIbis/NCD sarà migliore di quante l’avranno preceduta. Prenderò la tessera che mi diranno di prendere e tanti saluti. Almeno esisterà la possibilità che, per caso, a comandare l’Italia capiti un illuminato. Con questa “democrazia” la possibilità di un caso del genere non esiste. E la possibilità di giocare con le schede elettorali e discutere nei bar su chi ha vinto e chi ha perso ci sta costando ormai troppo.
Caro signor Blue,
cambiare stile di vita ha un significato più complesso rispetto all’adottare questa o quella abitudine di consumo. Quando lei scrive “la perdita della possibilità di consumare può chiamarsi anche perdita della libertà economica” mette in rilievo un punto che è centrale: non ci si autodetermina e autoafferma come persone perché si consuma. La libertà di decidere non sta nella possibilità di decidere se comprare o meno qualcosa. Lei dice ” Per come la vedo io chi protesta lo fa perché si sente tradito dalla democrazia nella quale aveva creduto; perché si rende conto che NON è assolutamente vero che siamo tutti uguali come vogliono farci credere” e allora viene da chiedersi: quale pensa che sia la funzione della democrazia? Quella di garantire a tutti di poter acquistare degli oggetti? Ma questa non è la funzione della democrazia. L’uguaglianza non passa per la promozione del consumo. Tant’è che lei, come alcuni presunti o veri capi del “movimento dei forconi” scrive “datemi una dittatura” se la dittatura garantisce la libertà di consumare. Allora, pur rispettando il suo pensiero, sono proprio i concetti che esprime che rafforzano la convinzione che quanto stiamo vedendo sia un puro e semplice movimento di persone che hanno perso il loro status sociale che mantenevano attraverso il consumo. E non è un caso che da questo movimento le uniche cose che si sentano dire siano gli slogan contro le istituzioni (slogan condivisibili in buona parte) ma non si senta nulla contro l’evasione fiscale (stimata a 385 milioni di euro all’anno, cifra che basterebbe a renderci un paese prospero), contro le mafie, etc. Quanto agli F-35 sia meno pigro: sull’argomento abbiamo scritto negli anni abbastanza. Il problema è che quando scrivevamo una parte di quelli che sono ai presidi ancora pensava di essere al sicuro dalla crisi e non riteneva di doversi impegnare sull’argomento.
Mi sembra un (bel) pò fuori bersaglio.
Perfettamente d’accordo sul fatto che “cambiare stile di vita” abbia un significato un tantino più ampio che scaldarsi a legna. Tutto ciò che volevo dire è che non mi ritengo certamente un frequentatore di centri commerciali e che – lo ripeto – questa crisi mi colpisce soprattutto per la perdita di fiducia nel futuro, e non per i cambiamenti imposti alle mie abitudini, che appunto sono limitati non perché la crisi non abbia toccato il mio potere d’acquisto ma perché già da prima non sapevo che farmene del “superfluo”, o almeno di una parte di esso che più normalmente rientra nelle categorie del “consueto” se non del “necessario”.
La funzione della democrazia? Mi pare che il consenso sia intorno alla possibilità di permettere al popolo di scegliere da chi farsi governare. Ora però si sta iniziando a capire che di questo ce ne facciamo ben poco se poi i prescelti, comunque ed in ogni caso, pensano a sé e non al popolo.
“La libertà di decidere non sta nella possibilità di decidere se comprare o meno qualcosa”? Ovvio e banale, altrettanto ovvio e banale che la libertà di decidere sta ANCHE nella possibilità di decidere se comprare o meno qualcosa. Gli Italiani, beoti come sempre, si accorgono ORA di non essere tanto liberi perché stanno perdendo una libertà di cui si accorgono facilmente: quella economica. E allora? Non sarà della libertà la componente più gloriosa e santa, ma ne è una parte.
Quanto agli F-35: non mi dia del pigro. Il suo blog non è l’unico luogo in cui se ne è parlato, quindi non pretenda che mi sia speso “anche” qui. Resta il fatto che la sinistra al governo non vuol saperne di chiudere neanche quel discorso, così come tanti altri discorsi inutili ed estremamente dispendiosi. Vede, sono anche loro ad appropriarsi della nostra libertà economica.
Ora la cosa divertente e sconvolgente (a seconda del punto di vista) è che in Italia la sinistra non è mai riuscita a fare la “sua” rivoluzione; si è allontanata sempre più dalla sua spinta rivoluzionaria, man mano che il benessere raggiungeva strati sempre più ampi di popolazione e di conseguenza il numero dei rivoluzionari in pectore scemava sempre più, nel frattempo gli incendiari diventavano sempre più pompieri, venivano integrati sempre più nel sistema di potere. Fino ad oggi, con una nuova rivoluzione sempre più incombente, che finirà per vedere la sinistra non più con il popolo, ma dalla parte del potere costituito. Credo sia per questo che “i forconi”, che poi tutto sono fuorché forconi checché i media vogliano far credere, fanno tanto orrore ad una parte politica sempre più spiazzata e che ormai ha troppi privilegi cui non vuole più rinunciare.
Una cosa vorrei fosse chiara. Non dico “tenetevi questa specie di democrazia e datemi una dittatura” perché la dittatura garantisce la libertà di consumare. Lungi da me. Non so da dove ha capito questo, ma non si azzardi, sia cortese, a farmi passare per ciò che non sono. Io dico che oggi, o a tutt’oggi se preferisce, siamo stati privati della libertà di decidere da chi farci rappresentare (ed infatti in Parlamento abbiamo “nominati” e non “eletti”) e governare (ed infatti abbiamo un premier che credo stia sui cosiddetti anche a sua madre, affiancato da un vice che altrettanto, e stanno governando insieme due partiti che hanno preso voti garantendo che mai avrebbero tollerato l’altro al governo); e sempre più veniamo privati della possibilità di determinare alcunché delle nostre vite al di fuori dell’alzarci la mattina – lavorare (chi può) – spendere oculatamente – chiudere il ciclo con una pensione da fame (chi ce l’ha). Ebbene mi sembra un’enorme presa in giro. Datemi una dittatura, almeno saprò con chiarezza chi maledire (se le cose vanno male) o ringraziare (già perché la dittatura è un’istituzione nata per risollevare le sorti di un Paese quando le cose vano male, non lo dimentichiamo; ed il prototipo del dittatore è Giulio Cesare, non i pazzi del XX secolo), perché tanto della funzione della democrazia di garantire la Libertà è rimasto poco più che un fantasma.
Per il resto, se ne faccia una ragione. Gli Italiani sono così, esattamente così: pensano al pallone ed allo smartphone, fino a quando diventa troppo tardi; poi fanno un patetico inconcludente casino; esattamente come i bambini che tutto ciò che sanno fare, quando vengono privati della palla, è sbattere i piedi e frignare; oppure, se trovano una guida carismatica, gli danno le chiavi e chiedono di tornare a starsene tranquilli. Lo sa bene, lo sappiamo tutti, non facciamo che ripetercelo. Ed allora, perché insistete ad aspettarvi chissà che cosa? La strada è questa, quella che vediamo chiaramente ormai. C’è solo da rimboccarsi le maniche, se possibile dare una mano (sì, in mezzo a quella folla ignorante e cretina, poi semmai la sera uno si fa una bella doccia, si cambia d’abito e cerca di scordarsi del contatto troppo stretto con quei prolet … pardon … pezzen … ooops … qual’è un termine politically correct … fratelli no, non è possibile, sono troppo diversi da noi che capiamo tutto …) e sperare che chi prenderà le redini non sia peggio dei personaggi che già conosciamo, da Berlusconi a Prodi a Monti a Letta ad Alfano a … e non mi sembra una cosa difficile.
Volendo depurare lo scambio di riflessioni dai toni polemici si può dire una cosa: su molto di quanto scrive non è difficile concordare ma occorre precisare alcuni punti. Non stiamo demonizzando il consumo, stiamo stigmatizzando il consumo irresponsabile e la elevazione degli oggetti a fine ultimo. Quello che sottolineiamo è che una società nella quale diventa più importante qualificarsi come consumatori più che come cittadini è destinata a sfasciarsi. La classe politica non è un fungo solitario che cresce a prescindere dalla nazione. La classe politica è espressione della nazione. E non sta lì perché ha fatto un golpe ma perché ha ricevuto un voto. Possiamo discutere sulla possibilità di scelta data da una legge elettorale piuttosto che da un’altra ma rimane il fatto che quello che governa oggi è il risultato di un voto. Bene o male i “nominati” alla fine li abbiamo legittimati con il nostro voto. Non si illuda che la società civile sia oggi meno malata della classe dirigente che ha espresso. Come se ne esce? Diventando più cittadini e meno consumatori, ossia rimettendo in ordine di importanza le cose e riaffermando una moralità diffusa che si è andata perdendo in modo drammatico negli ultimi trent’anni. Quello che occorre prima ancora di qualsiasi progetto economico è la rifondazione di un sentimento di essere parte di un progetto comune che veda tutti coinvolti e tutti responsabili. Prima di tutto occorre rifondare una etica della responsabilità comune e diffusa. Il che significa non commettere e non accettare le piccole e grandi illegalità quotidiane. Solo in queste condizioni si può esigere che “vada a casa” una classe dirigente fallimentare e sostituirla con una realmente rappresentativa. Occorre essere puliti per richiedere pulizia.
Sì certo, abbastanza d’accordo. Ma occorre sottolineare alcuni punti.
Primo, chi si è approfittato della dabbenaggine degli elettori non è semplicemente il prodotto della società: è anche, e soprattutto, un mascalzone, e come tale andrebbe messo illimitatamente di fronte alla responsabilità di ciò che ha fatto.
Secondo, essere dei babbei è un fatto, ma non una colpa; come lei dice, le piccole e grandi illegalità quotidiane possono essere commesse e possono essere accettate, vero, ma possono anche passare inosservate da chi non ha la capacità di accorgersene, o essere sottovalutate. E non si può mettere sullo stesso piano il politico, che ha chiesto ed ottenuto la fiducia dagli elettori (va beh nel nostro caso manco questo è vero …) per poi approfittarsene, e l’elettore che detta fiducia ha concesso. Il secondo merita poco rispetto, ma il primo non ne merita affatto.
Terzo, il consumo “irresponsabile” (ma quando diventa irresponsabile, poi? Oltre il terzo, il quarto cilindro dell’automobile? Oltre quanti mq di casa a persona? Oltre quanti °C in casa d’inverno? Oltre quanti giorni di vacanza a Sharm el Sheik, o quanti a Goa, o quanti a Ostia, …?) lo possiamo stigmatizzare finché vogliamo, ma qui non è il punto centrale, piuttosto è come il famoso dito che indica la luna: abbiamo progressivamente perso le nostre libertà, ora se ne sta andando anche quella economica e di questo la gente se ne deve accorgere per forza.
Quarto, dire cosa chi protesta può esigere o meno, o discuterne, è esattamente come costernarsi di fronte al consumo irresponsabile: potrà farla sentire migliore, più colto o più in gamba, ma non serve assolutamente a nulla. La gente in piazza incazzata se/quando potrà li manderà “tutti a casa” sul serio. O almeno questo è ciò che vuole. Un pò a torto, un pò a ragione. Poi certo, speriamo che non scorra il sangue, o che non ne scorra troppo, soprattutto non innocente … ma di questo passo, con Letta che mentre la gente manifesta fa il decreto-farsa sul “taglio” ai costi della politica che in realtà è solo un maquillage, mi farei pochissime illusioni. Il “quando” resta da vedere, ma la molla è sempre più carica.
Salve,
a me pare, nella mia infinita umiltà, che l’equivoco sia tutto sommato semplice.
Il socialismo (comunismo, secondo la vulgata) non è un sistema nel quale un operaio lavora 10 ore piuttosto che 8 e viene sfruttato dalle imprese di Stato piuttosto che da imprese private. Per citare il modo in cui lo dice lei, il socialismo non è affatto la Trabant o un suo modello aggiornato. Nessuna persona di buon senso può combattere per un sistema come quello dell Est Europa pre-89, credo (benché immagini senz’altro che potesse avere anche aspetti positivi tipo ospedali che funzionano, metropolitana che arriva in orario, ecc.). Nessuno, a mente fredda, può combattere per una versione distorta,statale, burocratica del capitalismo. A questo punto, meglio l’originale.
La battaglia per il socialismo fu persa, temo, con Lenin ancora in vita. Fu persa nonostante la vittoria della guerra civile (1920). E fu persa la seconda volta, definitivamente, nel 1945, quando ad esempio in Italia il partito “comunista” si impegnò per la ricostruzione dello Stato borghese soffocando la rivoluzione che molti partigiani avrebbero voluto fare.
E quando parole come Socialismo e comunismo diventano qualcosa che assomiglia un po’ troppo al loro contrario, ti tieni l’equivoco e muori.
Per questo ciclo storico è andata così, dai. Vedremo il prossimo. Si salvi chi può.
PS. per motivi di opportunità ho condensato e banalizzato molto, ma penso che il senso si capisca ugualmente.
Ma andare una settimana a Sharm costa meno di una settimana a Jesolo! A me le due località fanno pena , ma non poter fare una settimana di ferie significa ledere un diritto.
Comunque in questo ceto medio e di lavoro autonomo impoverito c’è un mucchio di gente che sta veramente male, a livello di reddito, di sicurezza nel futuro. Ci sono sul serio dei poveri! Una politica di riforme sociali significa forse cancellarli, umiliarli? Credo che abbiano diritto nell’immediato ad una qualche forma di “tregua” fiscale. Anche loro hanno bisogno di ammortizzatori sociali. Naturalmente questo significa un costo a carico della fiscalità generale: Il problema grande è un provvedimento di prelievo straordinario, che deve servire ad una estensione di ammortizzatori ( qui torna il discorso del reddito di cittadinanza).
Poi se si inverte la politica dell’ austerità e si sbloccano investimenti di manutenzione del patrimonio pubblico e del territorio molte piccole aziende possono riprendersi.
Invece si accettano i limiti del rapporto deficit-pil e non si riparte con nessuna forma di sviluppo.
E quando finisce la Cassa in deroga è la volta dei forconi operai!
“Si tratta di ridistribuire equamente le risorse e la fettina di torta per ciascuno sarà uguale ma non sarà grande”. Oh cristo, e perché mai non sarà o non potrà essere “grande”? O addirittura, forse, si auspica che non lo sia (il meraviglioso e progressivo ‘Modello Trabant’)? Unfuckingbelievable.
Più il numero di commensali cresce più la fetta per ciascuno diventa piccola. Non si auspica niente.
Dipende. Non e’ sempre vero che la fetta diventi piu’ piccola. Per qualcuno (magari perfino per la maggioranza) potrebbe diventare piu’ grande. Ossequi.
Questa l’ho trovata in giro. Te la riposto perché mi pare che dica tutto.
Sciopero del 9/12: lettera aperta all’italiano medio
9 dicembre 2013 · di Nicodaemon · in Politica. ·
Caro italiano medio, parliamoci un attimo. Nel 2004 io avevo 16 anni, e leggevo La Stampa, e occasionalmente La Repubblica (il Fatto Quotidiano non c’era ancora); tu guardavi il Grande Fratello. Io parlavo dei problemi del conflitto di interessi, tu parlavi di calcio e gnocca.
Tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006, io denunciavo il fatto che la Legge ex-Cirielli era una porcata, che avrebbe significato impunità per migliaia di evasori fiscali, corrotti e corruttori, a danno dello Stato. E tu? “Minchia oh, Calciopoli, Moggi, juve ladra“.
Nel 2006 io dicevo che votare era importante, perché non erano tutti uguali. Tu dicevi “ma sì, tanto è tutto un magna magna“. Ci sono stati i mondiali di calcio, e abbiamo gioito assieme, perché non è che mi piaccia solo fare il menagramo, ma il disastro era dietro l’angolo.
berlusconi_dalema
Uno è un condannato in via definitiva. L’altro ha uno yacht. Tutti uguali?
Nel 2008 Berlusconi ha vinto le elezioni, e tu dicevi “ma sì, tanto non è peggio degli altri“. Io ti dicevo che Berlusconi era amico di Mangano, Dell’Utri, Putin, Nazarbayev, Previti, che aveva processi per corruzione, frode fiscale, finanziamento illecito ai partiti, falso in bilancio, e l’elenco è lungo. Tu rispondevi: “E allora, D’Alema che ha lo Yacht?”
Nel 2009 io manifestavo contro la riforma Gelmini, dicendo che avrebbe tolto il futuro all’Italia, e tu dicevi “Eh, tanto siete i soliti fancazzisti che non hanno voglia di studiare, i veri studenti sono sui libri, non in piazza“.
Nel 2010 venne fuori il Bunga Bunga, e tu lì ti sei diviso, perché da una parte c’erano quelli che “Ommioddio, Berlusconi è un pervertito maniaco sessuale!!” e dall’altra quelli che “Be’ dai, chi non vorrebbe avere anche lui quelle donne?” Io ero quello che diceva che il problema era un altro: era la ricattabilità, la concussione della telefonata in questura.
Nel 2011 (ri)cominciava la crisi, dopo i prodromi del 2008, e tu cascavi dal pero. Io mi battevo per andare alle elezioni, ma tu eri in quell’80% di persone che avevano fiducia in Napolitano e nel governo Monti, perché fidarsi incondizionatamente è molto più facile che ragionare e criticare.
Nel 2012 ti sei trovato con il c*** per terra, e ti sei guardato attorno spaesato. Improvvisamente la TV sembrava scolorire, il calcio ti sembrava meno importante della tua pancia vuota. Ma non hai avuto le palle di dare la colpa all’unico vero colpevole: te stesso e la tua ignoranza e ignavia, e quindi hai iniziato con “fa tutto schifo, sono tutti ladri, tutti a casa“. E hai cercato un leader, un capo carismatico, un padrone.
Perché per ragionare, distinguere, capire, avresti dovuto leggere quando era ora, e invece parlavi di calcio e gnocca.
All’inizio del 2013 io ho votato Antonio Ingroia, perché ritenevo che un magistrato antimafia potesse risolvere due dei grandi problemi dell’Italia, ovvero la corruzione e l’evasione fiscale. Forse era la cosa giusta da fare, forse no, ma prima di farla ci ho pensato a lungo, e ho cercato di fare ciò che ritenevo più costruttivo. Tu hai votato Grillo, perché diceva “Vaffanculo!! tutti uguali, tutti a casa! morti zombi!!“, ed è evidente che ad essere costruttivo non ci hai mai pensato.
Ingroia ha preso il 2% e non è entrato in parlamento, Grillo ha preso il 25% e ha fatto un sacco di interessanti discussioni sugli scontrini, e un sacco di comizi con frasi identiche a quelle di Hitler, tanto che quando per scherzo ho attribuito a Grillo, sul mio profilo Facebook, un discorso di Hitler ci sono cascati praticamente tutti, approvandolo entusiasticamente.
Oggi tu sei a spaccare tutto in centro con i tuoi degni compari, Forza Nuova e Casa Pound, quelli che mentre tu te ne fregavi erano già dei fascisti picchiatori, ma ai quali tu oggi fai comodo perché sei arrabbiato, e a veicolare la rabbia loro sono sempre stati bravissimi. Sei a spaccare tutto ripetendo fino all’ossessione che sono “tutti uguali” e devono andare “tutti a casa“… e domani saranno ancora tutti sulle loro poltrone.
Invece i negozianti che oggi hanno tenuto chiuso, quelli ai quali avete rotto le vetrine, quelli che non hanno potuto lavorare per via delle strade bloccate sono tutti un po’ più poveri.
Nel mentre, devo anche sentirti accusare me di avere paura e di fregarmene del disastro del paese se non spacco tutto assieme a te, ma quello che non hai ancora capito è che il disastro del paese per me sei tu. Tu che te ne freghi finché hai la pancia piena e poi urli e ti arrabbi quando ce l’hai vuota, e né in una situazione né nell’altra provi a usare il cervello, a informarti, a cambiare le cose con gli strumenti democratici che hai.
I politici possono anche andare tutti a casa, ma finché tu non inizierai a sbattere la testa contro i libri il paese continuerà ad andare a rotoli.
Che fai? Manca la fonte. tagli.me
Carissimo Signor Ars Longa, leggendo il Suo articolo mi sono immedesimata in tutte quelle persone che stanno vivendo questo momento di grandi tribolazioni e che stanno cercando con le loro proteste di “cambiare” qualcosa.
Il problema, però, come ha ben precisato Lei, è che nessuno ha ancora capito cosa vada cambiato e soprattutto come vada cambiato. Stiamo reagendo dettati da sentimenti di “pancia” : la fame, la povertà la privazione di qualcosa, mentre dovremmo ascoltare “sentimenti di testa” ovvero dovremmo avere un progetto ben preciso prima di intraprendere una qualsiasi “rivoluzione”.
Ora parlo solo per me: io vorrei riappropriarmi della mia vita, vorrei liberarmi dal giogio del debito mai contratto, vorrei ritornare ad apprezzare le cose semplici, ma che danno la vera felicità. In una sola parola vorrei serenità.
Ora con tutto il benessere del mondo la serenità è una parola della quale non si conosce più il significato. Al suo posto c’è angoscia, stress, malessere, rabbia.
La nostra salvezza non sarà il ritorno al passato, ma un cambiamento radicale. Avremo meno cose materiali, ma avremo più tempo e più gioia per vivere.
Questa non è vita.
Sinceramente quel che mi sfugge e che vorrei sapere è: perché si sente espropriata della sua vita? Se non riesce ad arrivare alla fine del mese, se è in difficoltà con tutti i bisogni primari (pagare l’affitto, fare la spesa, pagare il riscaldamento, la luce e il gas) io capisco perfettamente i sentimenti di “pancia”. E capisco che in certe situazioni le reazioni non possono che essere viscerali. Ma se non è questa la situazione, allora mi riesce difficile giustificare il mancato uso della testa.
COMPLIMENTI per il blog e l articolo!! (è la prima volta che passo di qui….).
per come la vedo io, non credo affatto si tratti di anticapitalismo.
anticapitalismo riguarda il capitale (credo).
qui l avversario pare essere lo Stato.
Sembra quasi una fuga all indietro verso periodi in cui i forconi disponevano di una nutrita ed efficiente rappresentanza parlamentare, ovvero avevano dei precisi referenti politici (che ora x vari motivi nn ci sono piu).
nello loro coreografia mi ricordano un po i movimenti “roma ladrona” di 20 anni fa, nella versione meno nobile…. ovvero non sono una insurrezione contro la corruzione, bensi un movimento che rivendica ad alta voce un posto a tavola…. (massima espressione di italianità).
i forconi si lamentano dell Europa? sì, a parole!!
a ben vedere non rifiutano le quote latte che vengono da Bruxelles.
Se non ricordo male si sono contraddistinti in passato per averne abusato mica poco (e le varie multe che s’è beccata l Italia grazie ai forconi le paghiamo tutti noi, qualcuno glielo puo ricordare, please?!).
non vorrei che l Europa sia detestata perche ha “forzato ” l Italia a rimediare i suoi guai chiamando a responsabilizzare fiscalemente chi al solo sentire la parola tasse viene colto da una fortissima crisi allergiche.
ecco cosa vogliono cambiare i forconi: tutto il necessario affinche non vengano piu colti da queste fastidiosissime crisi allergiche
tanti cari… forconi a tutti : )
PS: sarebbe molto interessante vedere qualche dichiarazione dei redditi dei forconi negli anni passati, anche prima della crisi.
Perfettamente d’accordo, infatti si diceva che non c’è traccia di anticapitalismo e coloro che vorrebbero un “blocco” con questi soggetti in nome dell’anticapitalismo (cui verrebbero educati i forconi) si illude.
Carissimo, ho 57 anni, dal 1970 al 1997 ho fatto parte della variegata ” sinistra radicale”, dal defuntissimo ” Gruppo Gramsci, fino a Rifondazione”, poi, poi mi sono rotto e mi sono dedicato ad altro.Ora, io non chiederei di meglio che marciare sotto le bandiere rosse, ma, ahimè, non ne vedo all’orizzonte. Quindi, pur non avendo nulla in comune con la ” jacquerie” che manifesta oggi, dico e spero che qualcosa faccia muovere. Non sono cieco e vedo chiaramente ( come dice acutamente il Compagno Ferrero) che questo movimento è attiguo e addirittura facente parte del blocco sociale che sostiene il capitalismo ma, nel mio essere reazionario di ritorno mi chiedo: forse che gli operai e gli studenti dei nostri gloriosi anni 70 erano sinceramente anticapitalisti? Ma per favore!!! L’impoverimento della classe media, di quelli che parlano come ” le sciampiste” ( ahiahi, che discorso di classe!!!), evasori incalliti, nemici del popolo arricchiti e poi impoveriti, padroncini, Sciarmelscecchisti, ecc.dovrebbe, a quel che capisco, riempire di gioia precari, operai, sfruttati, immigrati, disoccupati, esodati, ecc. della serie: ” più semo mejo stamo”. L’analisi non mi convince. Io ho chiuso bottega, ero un perfido commerciante sotto false spoglie comuniste, mò sto a casa e ringrazio Dio che ce l’ho, una casa. Forse non tutti hanno capito la portata storica del fallimento della sinistra in questo cazzo di paese. Leggevo le mozioni del Congresso di Rifondazione e mi venivano le lacrime agli occhi: stalinisti, Troskisti, falsi e veri comunisti, accuse ripicche, diatribe…basta, basta, basta, sciogleitevi, magari nell’acido, ma sciolglietevi. Per cosa ho fatto a botte, per cosa ho avuto fermi di polizia, per cosa ho fatto quasi il giro del mondo in manifestazioni, per cosa attacchinare di notte col rischio di farmi ammazzare? Per cosa? Per vedere gli stessi discorsi e la stessa miopia? ( dovrei dire cecità assoluta). Ma io mi alleo anche col diavolo se ho una dico UNA possibilità di sovvertire il peggior regime di sempre in questo paese. Poi, magari, ci si scrocia. Ma spetta a voi, spetta a chi è giovane farlo, trovare il modo di dialogare pure con le ” sciampiste” ( che orrore, mi ricorda gli anni della gioventù, che se ti piaceva una, ma leggeva i fotoromanzi non era adatta, dio che straorrore!!)
«”Ma spetta a voi, spetta a chi è giovane farlo, trovare il modo di dialogare pure con le ” sciampiste”». Ad essere precisi non spetta a noi visto che mediamente apparteniamo alla tua generazione. Però sarebbe una replica un po’ facile. Rispetto molto il punto di vista che pensa sia giusto “allearsi anche con il diavolo” pur di ottenere il risultato che ci si prefigge. Lo rispetto ma non sono d’accordo. Penso sia una illusione. In primo luogo perché il “più siamo meglio è” implica compromessi di partenza tanto più profondi quanto più sono profonde le differenze. E se devo criticare l’inciucismo delle “larghe intese” del PD non me la sento di predicare la possibilità di inciuci machiavellici. Insomma la logia “il nemico del mio nemico è mio amico” non mi appartiene e non ci appartiene. Quanto alla portata storica del fallimento della Sinistra in questo Paese concordiamo. C’è da dire però – giusto per non autoflaggellrci oltre il lecito – che il fallimento è di tutta la Sinistra europea. Se penso al Partito Comunista Francese o al Labour mi vengono brividi altrettanto profondi.
Carissimo,
come di consueto condivido quasi completamente quello che dici.
In questo caso non condivido un solo punto. Quando dici
“Era gente che non sa che una economia anticapitalista non prevede la Audi ma semmai una versione moderna della Trabant”
La mia idea è che non prevede tanto la TRABANT quanto un efficiente sistema di trasporti collettivi e, per chi ne ha veramente bisogno (e per quanto ne ha veramente bisogno) una macchina ancora migliore dell’AUDI
Buone feste.
Nello
P.S.: ti segnato questo evento: https://www.facebook.com/events/1405328956374472/ se per caso lunedì prossimo fossi dalle parti di bari.
Hmmm … così ad occhio e croce, ci siamo appena imbattuti proprio in uno di quelli che ne hanno veramente tanto bisogno …
???
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Quello che il bruco definisce fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.
Buona Decrescita Felice
Comunque mi auguro che, nonostante quanto alcuni personalmente reputano “giusto” o “migliore”, un domani continueremo tutti ad essere liberi di decidere se muoverci in treno, pullman, Trabant, Audi, Porsche o elicottero (avendone la possibilità, ovviamente). Magari accompagnerei questo augurio con un altro: che saremo anche consapevoli di ciò che facciamo e che sapremo scegliere nel modo migliore non solo per noi stessi in quell’istante, ma anche soprattutto per il Pianeta. Anzi: in quel mio Mondo ideale, la possibilità di scegliere dovrebbe andare di pari passo con la capacità e la volontà di farlo per il meglio. Ovviamente non sto parlando di sistemi coercitivi, ma di evoluzione dell’uomo e di meritocrazia.
Anche io me lo auguro. Ritengo pero’ assai probabile che cio’ potra’ essere solo se le persone che preferiranno i mezzi collettivi e l’uso condiviso saranno la maggioranza. Se la maggioranza (cioe’ non gli attuali 2-3 miliardi, ma 8-9) preferira’ l’uso esclusivo delle risorse, queste non basteranno per tutti e quindi la liberta’ di usarle sara’ negata ai più
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Quello che il bruco definisce fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.
Buona Decrescita Felice
Sono felicissimo di essermi imbattuto “casualmente” in questo blog facendo una ricerca sulla legalità costituzionale alla ribellione… e concordo al 100% su quanto esposto dall’autore dell’articolo… bravo ArsLonga…
dico anch’io la mia con un post che ho messo su wallstreetitalia stamani e che in linea di massima ricalca fedelmente le opinioni di più di una persona su questo blog:
questi signori della rivoluzione dell’aperitivo con oliva e vinbrulè per quanto spesso e volentieri messi con le spalle al muro da una vita oramai divenuta insopportabile, e quindi con tutte le ragioni dalla loro parte, non sono assolutamente credibili perchè la loro rivoluzione si ferma solamente al riottenere il perduto, la piccola schiavitù del primo emendamento della costituzione. Questa società opportunamente malata di cancro ed improntata in modo tale da rendere impossibile la giustizia sociale se non ad uso e consumo dei famosi pochi noti, deve essere ribaltata come un calzino e non semplicemente rammendata. Solo con una presa di coscienza generale si potrebbe ottenere dei risultati, e, vorrei qui sottolineare, non necessariamente con la violenza ma con una forma estrema della disubbidienza civile sì (che comunque è anche violenza). Ma noi viviamo ancora in un paese dove le persone perbene e con ancora il loro posto di schiavi salvo, si lamenta se ha dei “disagi” per colpa di sti rompimaroni dei forconi (o malati di sla, o, o, o…) che occupano rotonde o incroci o svincoli che dir si voglia.
Personalmente non ho mai sentito parlare di una rivoluzione con le buone come i leader di questi movimenti promulgano e quindi per ora riferisco che non c’è nulla di nuovo dal fronte orientale.
« Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino »
Questo sopra è lo scomparso secondo comma dell’ex articolo 50 della costituzione oggi articolo 54.
Questa gente sogna un capitalismo che funzioni. Giustissimo. D’accordissimo. Epperò, non funziona.
Non è in maniera pienamente cosciente, “positiva”, che questa gente rifiuta di sposare l’anticapitalismo; è piuttosto che non riesce nemmeno a concepire l’anticapitalismo.
D’altra parte, finché si identifica l’anticapitalismo con la Trabant o con una fettina striminzita per tutti, il capitalismo – benché putrefatto – ha buon gioco.
😉