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Le ultime vicende hanno lasciato il Caimano in una situazione difficile. La conferma della pena in Cassazione ha messo in moto un meccanismo pieno di date che funzionano come semafori rossi. Una reazione da “falco” prevederebbe il rovesciamento del tavolo con conseguenti nuove elezioni. Ma questa opzione ha due problemi: uno reale e uno remoto. Il problema remoto è che si possa formare una alleanza PD-5 Stelle alternativa alle larghe intese. Ipotesi distante dal realizzabile non solo perché Grillo non ci starebbe ma perché non ci starebbe una parte sostanziosa del PD. Il problema reale è il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge elettorale attuale (Porcellum). Andare alle elezioni ad ottobre e poi beccarsi sulla testa un verdetto di incostituzionalità delegittimerebbe il nuovo Parlamento. Un disastro. Però il Caimano non può stare fermo. Ha davanti a sé due scogli. Il più concreto è la decisione che il Parlamento deve assumere sulla sua decadenza da senatore. Qui qualche margine di manovra c’è. E potrebbe anche succedere che un accordo con il PD si trovi. Il meno concreto è l’automatica decadenza in base ad una legge varata dal precedente governo Monti. Nonostante in queste ore si faccia un gran parlare della legge Severino che renderebbe il Caimano ineleggibile. Con buona pace di Dario Stefano (SEL) l’applicazione della legge Severino non è così scontata. C’è un problema di retroattività che va discusso: il rato è stato compiuto prima che la legge entrasse in vigore e non illudetevi che la squadra di avvocati del Caimano non darà battaglia su questo punto. Rimane la campagna di settembre. Non potendo stare fermo il Caimano dovrà portare per le piazze la resurrezione di Forza Italia per prepararsi a qualsiasi eventualità. Mi aspetto una mareggiata popolar nazionale dal punto di vista dei temi. E – temo – che tra questi ci sarà l’Euro o, meglio, l’uscita dall’Euro.
La situazione non è ancora chiara anche se alcuni elementi fanno pensare che la exit-strategy dall’Euro stia guadagnando consensi a Via del Plebiscito. Il termometro potrebbe essere ad esempio la serie di discorsi contraddittori.  Il 20 giugno 2012 Libero lanciava l’argomento e a parlare era il il Caimano in persona. A dire il vero qualche giorno prima aveva già tuonato per l’uscita ma – poi – aveva minimizzato. Stavolta il discorso viene fatto con un barlume di approfondimento (si fa per dire): «Da quando c’è l’euro non ci sono più le svalutazioni mentre avere una propria moneta consente con una svalutazione competitiva di aumentare le esportazioni e non ci sarebbero ripercussioni sul mercato interno … Da noi o in Spagna o in Grecia può darsi che ci possa essere una perdita di ricchezza ma io non arrivo a capirlo». Ma nella campagna elettorale il Caimano non usò l’arma antieurista. Il 9 giugno 2013 il Caimano dichiara: “Mai detto di uscire dall’Euro”. La politica dello “stop and go” sull’argomento paga perché ogni uscita sul problema Euro genera un sondaggio e, a seconda del sondaggio, si decide se spingere o no sull’acceleratore. Al momento è l’IMU a tenere banco ma l’uscita dall’Euro non è un tema trascurato, solo dormiente.
Tutto dipende dalla “agenda setting”, ossia capire se il tema si impone e diventa mainstream. Fino a che ciò non accadrà il Caimano starà alla finestra su questo argomento.
Nel caso in cui si accorgesse che il tema “uscire dall’Euro” acquista attenzione il Caimano avrebbe due possibilità operative:
la vampirizzazione. Al Caimano non gliene può importare di meno di stare dentro o fuori l’Euro però l’argomento si presta ad un interclassismo che ben si coniugherebbe con il suo elettorato. Perciò l’uscita dall’Euro diventerebbe uno slogan coesivo per il periodo elettorale. Una volta finita la sua funzione verrebbe cestinato e buttato nel water. Il pericolo è che un tema serio diventi oggetto di una campagna elettorale lunga tre mesi (perché dopo la sentenza della Corte Costituzionale probabilmente bisognerà rivedere la strategia).
la strategizzazione. Rendere strategico e non solo tattico il tema presenterebbe qaualche vantaggio. Metterebbe Monti all’angolo (perché ovviamente il Professore non potrebbe schierarsi su posizioni anti-euro) aprirebbe un altro buco nella “coesione” (si fa per dire) del PD. Senza considerare che, fatti due conti in caso di inflazione pesante a causa dell’uscita dall’Euro, il conto non lo pagherebbe il suo elettorato di riferimento. In più potrebbe riunire sotto la stessa bandiera anche l’elettorato leghista e dare il colpo di grazia alla bestia padana già agonizzante. Ma questa – per me – è l’ipotesi meno probabile.

resizer.jspTutto dipende dalla “agenda setting”, ossia capire se il tema si impone e diventa mainstream. fino a che ciò non accadrà il Caimano starà alla finestra su questo argomento. Stare alla finestra non significa non spingere il tema per interposta persona. Per questo non mancano né i giornali né le televisioni. Far passare un po’ il messaggio e poi vedere cosa dicono i sondaggi, questa la tattica per decidere. Ma attenzione: se il sondaggio cala l’interesse per la questione svanisce. Ed è in questo caso che a qualcuno rimarrebbe il fiammifero acceso in mano.

Bisogna stare attenti, molto attenti. Se da Sinistra (non includo il PD nella sinistra) si ragiona su una uscita dall’Euro che non faccia pagare il conto finale ai salariati, ancora non c’è chiarezza sul “che fare”. Se il Caimano si impossessa del tema bisognerebbe seguirlo perché tanto l’importante è picconare la globalizzazione neoliberista? Alcuni lo pensano, alcuni teorizzano che non è importante con chi si fa la battaglia anti-euro, l’importante è farla. Alcuni risolvono il problema teorizzando una operazione che sia al di là della Destra e della Sinistra perché Destra e Sinistra non hanno più senso. Altri sono preoccupati che una uscita da Destra significhi solo premiare quelle classi che hanno condotto sin qui l’Italia nelle condizioni attuali:. i rentiers, i capitalisti sottocapitalizzati, i furbetti del quartierino, gli evasori cronici. Il timore è che tutto finirebbe in una gigantesca gattopardatata ed un ritorno all’Italia delle svalutazioni competitive. Sono sicuro che l’idea secondo la quale uscendo dall’Euro “andremmo a finire direttamente in Algeria” può funzionare solo se a pronunciarla è un forever young neoliberista come Boldrin. Ma il dato rimane: a Sinistra non c’è ancora una elaborazione chiara sul “come” uscire e cosa fare dopo. Si va dall’uscita dall’Euro come primo passo per uscire da tutto (NATO, Wto, UE, ONU, Unesco, etc etc) alla uscita “con ammortizzatori sociali”.
Quello che manca alla Sinistra è il porsi un progetto per il futuro dell’Italia. Nessuno che mi dica come dovremmo galleggiare nella politica internazionale del “dopo euro”. Quali sarebbero i punti di riferimento? Il Mediterraneo? I BRICS? Dove trovare alleanze di sistema? E parallelamente nessuno che abbozzi una vera idea complessiva di come ricostruire in senso anti-liberista una Italia che abbia riguadagnato la sovranità monetaria. Perché con la lira o l’euro la sovranità decaduta non si ripristina con un gesto in un settore anche se importante come l’economia. Manca – a mio parere – anche a Sinistra una idea sistemica, strategica, una collocazione complessiva.
Il timore è che in questa assenza il tema dell’uscita dall’Euro diventi un taxi che il Caimano userà per rastrellare consensi e per sottrarlo ad altri.
Quello che manca è un think-tank realmente aperto, che non si occupi soltanto di economia, che non si focalizzi su temi frazionati scollegati da una visione complessiva. Sarebbe ora di cominciare a farlo. Occorrerebbero economisti, antropologi, sociologi, storici, etc. Occorrerebbe discutere in senso pluridisciplinare del futuro. Perché il futuro è troppo serio per lasciarlo disegnare soltanto agli economisti o, peggio, per farlo cavalcare dal Caimano o da sua figlia.
Ma riusciremo a capirlo a Sinistra?

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