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Alla fine degli anni Settanta imperversava un geniale gruppo (finto) punk-rock. Si chiamavano Skiantos. Al “Bologna Rock” del 1979, si esibirono al Palasport locale vari gruppi punk italiani. Tra questi gli Skiantos. Si presentarono sul palco senza strumenti, montarono una specie di cucina e dentro ad un pentolone d’acqua bollente buttarono gli spaghetti che poi si mangiarono. Il pubblico era lì per sentire musica. Ma gli Skiantos non suonarono una sola nota: semplicemente si prepararono il pranzo. I seimila spettatori attraversarono diversi stati di perplessità aspettando che succedesse qualcosa. Poi iniziarono le proteste. Di fronte al rumoreggiare e ai fischi, il frontman degli Skiantos – Freak Antoni – prese il microfono e urlò: “Questa sembra una cagata, invece è una performance. Non capite un cazzo: questa è avanguardia, siete un pubblico di merda!”. Fu il delirio, gli Skiantos dovettero fuggire sotto una grandinata di oggetti di ogni tipo. Pochi pensarono che quella provocazione avesse in sé un messaggio importante, ossia: là fuori c’è sempre qualcuno che con il suo snobismo pseudo-culturale pensa di poter ancora incantare le masse per dire – di fronte alla critica – “siete un pubblico di merda”.
Quanto è successo su Twitter in queste ultime settimane mi ha fatto pensare a quel lontano concerto. Ve la faccio breve. Alberto Bisin ha deciso (ma, credo, lui direbbe “spinto dagli amici”) di cimentarsi con i 140 caratteri. Si è aperto un account e ha cominciato a dire la sua. Uscito dal bunker di NoisefromAmerika ha deciso di diffondere le sue idee anche con il mezzo che oggi va più di moda. Devi essere veramente in gamba per gestire la comunicazione economica in 140 caratteri. Devi soprattutto avere un ego non ipertrofico per pensare di poter governare un mezzo che non conosci. Ma queste qualità non sono nelle corde di Bisin. Il risultato è stato disastroso. Se siete appassionati di disastri, se non vi perdete un documentario a proposito dell’affondamento del Titanic, il lento logoramento di Bisin cotto a fuoco lento è immortalato in una serie di storify (una sorta di riassunto commentato degli scambi su Twitter). Bisogna elogiare un mastino come Claudio Borghi per aver pazientemente distrutto Bisin l’amerikano. Il quale Bisin – terminate le munizioni argomentative – ha tirato fuori la grande frase: “siete un pubblico di merda”, ossia non così, ovviamente, ma ha evitato in sostanza le risposte virando sul curriculum – a suo dire – troppo corto di Borghi. Stanco di essere sonoramente pestato, alla fine Bisin ha chiuso il suo account Twitter di colpo ed è ritornato nel bunker di NoisefromAmerika. La ritirata ha un senso per me: è la dimostrazione che mentre il “volgo” è in difficoltà Bisin preferisce discettare su “chi è titolato” per essere economista e, quindi, distribuisce, lui (!) le patenti di affidabile o cialtrone. Dal bunker Bisin ha tirato fuori un primo post nel quale si è sforzato di dare la definizione di economista (ossia dell’unico realmente titolato a definirsi tale). A leggerla con attenzione e a volerla adottare qualche premio Nobel in economia dovrebbe restituire il premio per mancanza di titoli. Se avete la pazienza e il mio innato masochismo potrete leggervi sia il post ma soprattutto i commenti che costituiscono un corollario – con retromarce a fronte di commenti pertinenti – del “professore titolato”. Non pago di aver “tracciato la linea” tra chi può discutere di economia e chi no, Bisin ha scritto un secondo post. Questa volta usando una cifra che si è già notata: quella del piagnone. Un “piagnone” piuttosto velenoso visto che questa volta, ripassando l’esperienza su Twitter, parte con il definire Borghi un “tal Claudio Borghi”. Bisin lamenta di essere stato “assaltato come topi il formaggio”, “assaltato da un esercito di personaggi molti dei quali anonimi che me ne hanno dette di tutti i colori”. E naturalmente Borghi avrebbe capitanato la canea. Borghi che è, nelle parole di Bisin, solo un “professore a contratto” e, avendo in precedenza svolto attività di bancario non sarebbe suo pari. E poi scrive: “Le “truppe cammellate” di Borghi stanno solo su Tw. Il limite dei 140 caratteri nobilita la loro capacita’ retorica perche’ impedisce alcun argomento compiuto al di la’ della frase a effetto o dell’insulto”. E no Bisin. Le truppe cammellate (ossia per Bisin i fan di Borghi e Bagnai) non sono solo su Twitter: arrivano ovunque, spuntano nei commenti dei quotidiani nazionali, sui blog (sono arrivati anche qui). Si possono criticare ma negar loro un attivismo e una presenza costante è pura disinformazione. E poi, parliamoci chiaro, se con 140 caratteri lei, preclaro professore, rimedia soltanto ceffoni, la colpa non è della superiorità altrui ma della sua manifesta inferiorità nell’uso del mezzo.
Ma la chicca migliore è un passaggio che, dopo aver definito inconsistenti le tesi dei suoi oppositori, dice: “Naturalmente questi argomenti, le clave, pur essendo in alcuni casi ovviamente incoerenti agli occhi di un economista, non appaiono così agli occhi del lettore che l’economia non mastica più di tanto”.  Eccoci! Finalmente Bisin lo ha detto: “siete un pubblico di merda!” e preannuncia post “didattici” che smonterebbero ogni asserzione del duo Borghi e Bagnai. Si vedrà.
Vado alla conclusione. Chi mi ha seguito negli anni sa che non ho mai fatto sconti al gruppetto di NfA. Il mio giudizio più gentile li definirebbe snob. Ma in cuor mio li giudico semplicemente degli arroganti completamente staccati dal mondo reale. Non per incapacità di capirlo ma per indifferenza alle sorti del disoccupato, del precario, dell’esodato, dell’imprenditore che vede distrutta una vita di lavoro. Gente – insomma – che non ha il minimo senso di empatia, come d’altronde nessun neoliberista ha mai avuto per il mondo circostante. Dicevano che mai si sarebbero candidati ad alcunché ed hanno fondato un partito. Il loro leader è stato preso con le mani nella marmellata a raccontare frottole sul suo essere economista e ci ritroviamo a leggere il decalogo di chi dovrebbe essere economista secondo il verbo di Bisin. Gente che straparla di Lagavulin e sigari, di piedi sulla scrivania e continua a mettere le “s” per declinare in italiano le parole straniere. Non li ho mai né amati (ci mancherebbe) né stimati. E se non fossero così irrilevanti come hanno dimostrato di essere nel giudizio delle urne li giudicherei anche pericolosi. Di certo penso che siano un elemento di tossicità nel panorama già desolato di questo Paese. Su Bisin non do’ giudizi ad personam, li lascio ai suoi studenti
Qual’è la morale di tutto questo al di là del mio consolidato fastidio per questa gente? La morale è che questa disavventura di Bisin su Twitter mi ha fatto riflettere..
Moltissime delle cose che Bagnai sostiene non le condivido. Credo che l’Euro non ci faccia bene e giudico che non sia una eresia sostenere che dovremmo uscirne. Mi è ancora oscuro (benché abbia letto il suo libro) il dopo, temo che alcuni che hanno responsabilità per lo sfascio di questo Paese si accodino all’idea di uscire dall’Euro per nascondere le proprie responsabilità. Temo cioè un altro 25 luglio: il giorno prima tutti fascisti, il giorno dopo tutti antifascisti, con i soliti furbi pronti a correre in soccorso del vincitore. Temo che Bagnai si troverà a dover fare un percorso con persone che per un neomarxista come me sarebbero insopportabili. Non amo i suoi toni e il suo argomentare spesso violento.
Ciò posto, guardando a tutta la storia che ho riassunto, mi accorgo che non sono stato generoso ed equanime con Bagnai. E mi spiace di aver espresso le mie divergenze dalle sue idee con toni troppo vicini a quelli di Bisin. Aver potuto dividere con Bisin anche soltanto alcuni stili polemici non è stata cosa onorevole.
Una frase di un intellettuale che non amo, Carl Schmitt, scritta nel 1947 recita: “Chi posso in generale riconoscere come mio nemico? Evidentemente soltanto colui che mi può mettere in questione. Riconoscendolo come nemico, riconosco ch’egli mi può mettere in questione. E chi può mettermi realmente in questione? Solo io stesso. O mio fratello”. Perciò Bagnai, pur dubitando di alcune sue tesi, le chiedo scusa dei toni usati per contestarle e riconosco che lei può mettermi in questione, a differenza di un Bisin. Chapeau bas.

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