Professione: giornalista, commentatore politico, nazionalità tedesca, casa in Toscana da vent’anni e moglie italiana da qualcuno in più. Questi i punti salienti di ArsLonga-Germania. Lo abbiamo rugbisticamente placcato pochi giorni dopo il suo arrivo in Italia per le vacanze.
Allora, adesso che ti sei messo comodo, senza giacca e cravatta, possiamo scambiarci un paio di impressioni sulla situazione europea?
Volevo staccare dal lavoro ma se tu mi ci inchiodi ……
Sì il proposito è proprio questo. Cosa sta succedendo in Germania, cosa si pensa a livello politico della questione Euro e della tenuta dell’Eurozona?
Ad essere sinceri non sta succedendo nulla di rilevante, c’è una calma piatta in attesa di settembre. Nessuno vuol fare una mossa in grado di scontentare l’elettorato. La questione euro è una patata troppo calda per essere sbucciata senza scottarsi le dita, perciò, al di là delle posizioni già note non mi aspetto nulla di nuovo. Ciò non significa che manchi il dibattito ma non nella misura che ci si potrebbe attendere e non dai soggetti che “decidono”.
Se dovessi fare una fotografia della situazione che colori avrebbe?
La fotografia tedesca della situazione è contraddittoria. Ci sono due posizioni principali. Ci sono quelli che dicono che si deve andare avanti così, che non ha senso che il contribuente tedesco si faccia carico dei problemi degli altri Stati. Ci sono quelli che si pongono il problema in modo meno sciovinista e cercano di trovare soluzioni meno primitive di quelle adottate sino ad ora, ossia chiedere il rigore in casa d’altri.
deutschland_flaggen_espresso_tasseUno dei due schieramenti sta crescendo?
Direi di no, direi che c’è un equilibrio e questo rende difficile per i politici capire come impostare la campagna elettorale. Negli ambienti più coscienti della politica e dell’economia si è convinti di essere arrivati al punto di snodo. Questa consapevolezza però non è condivisa dall’attuale governo perché c’è una forma di arroganza priva di intelligenza e, come dice il proverbio: Die hohlen Ähren halten den Kopf hoch ossia le spighe vuote tengono la testa alta. Ignoranza e alterigia vanno spesso insieme.
Ma i consapevoli chi sono e cosa pensano?
I più consapevoli – per come la vedo io – sono gli industriali, il povero Ulrich Grillo della BDI [la Confindustria tedesca] lo va ripetendo da tempo chiedere sacrifici ai partner sta deprimendo le economie europee e ci vorranno anni se non decenni – ammesso che tutto vada bene – perché Spagna, Italia, per non parlare della Grecia ritornino ai livelli di consumo pre-crisi. Il messaggio in codice è: il piano non ha funzionato.
Quale piano?
Più che un piano era una illusione: vendere sempre di più ai cinesi e fare in modo che sostituissero come mercato di sbocco principale l’Eurozona. Grillo, Ulrich ovviamente non Beppe, non può dire: “Angela stai sbagliando tutto”. Verrebbe interpretata come una dichiarazione devastante in un periodo così delicato dal punto di vista politico. Prima di partire ho dato uno sguardo ai dati che si riferiscono alle immatricolazioni delle automobili in Italia. I marchi tedeschi che hanno in listino modelli di segmento medio-basso – Volkswagen e Opel – soffrono: Volkswagen in un anno ha diminuito le vendite del 10% circa, Opel è scesa quasi del 13%. Ma anche su marchi più prestigiosi le cose non vanno meglio: le vendite della BMW sono di fatto stazionarie, Audi ha perso l‘8,59%, va bene solo la Mercedes ma stiamo parlando di duemila auto in più vendute lo scorso anno. Porsche è a -30% …. saranno certo dati da confrontare con altri settori merceologici ma sono comunque espliciti. E se guardi al mercato spagnolo e francese dove vedi un crollo delle vendite di automobili del 14% puoi fare due più due. Aggiungi che – nonostante sia un piccolo mercato – in Olanda il crollo è stato superiore al 30% ….. Il mercato cinese assorbe più di cinque milioni di auto all’anno, una bella torta ma non è stata aggredita dalle auto tedesche come si  era sperato. Il boom c’era stato nel 2010 ma era un boom che avrebbe dovuto far riflettere. Tre anni fa sono state vendute ai cinesi 128.000 auto tedesche ma i tanto vituperati italiani gliene avevano vendute 204.000. Allora si stapparono bottiglie di champagne ma quel successo nascondeva un fatto: il mercato cinese non era stato conquistato e l’Eurozona rimaneva ancora strategica. E oggi il discorso vale allo stesso modo se non di più.
E quali situazioni si prospettano?
Nessuna. C’è una sorta di schizofrenia paralizzante. Tutti si rendono conto che dopo anni di sacrifici bisognerebbe alzare i salari medi, però tutti hanno paura di perdere in competitività. la parola “competitività” è intoccabile. Ma tutto questo sta generando un cane che si morde la coda: non aumenti i salari per paura di non essere più competitivo sui mercati orientali, sui mercati orientali non stai sfondando, i tuoi partner principali non sono più in grado di comprarti le auto e tu non compri i loro prodotti alimentando un circolo vizioso all’infinito ….
Credo però che non possa durare all’infinito …..
Se ne può uscire solo con decisioni forti ….
Come l’uscita dall’Euro dell’Italia, qui se ne parla lo sai bene ….
L’Italia non uscirà dall’Euro ma non perché farebbe bene o male: perché non ha la capacità politica di decidere cosa fare. Non voglio sembrare arrogante ma per uscire dall’Euro occorre una classe politica forte, con idee chiare e che stimi la situazione correttamente. Se l’Italia avesse una classe politica cosciente del suo peso specifico in Europa e avesse una classe dirigente di buon livello, la situazione sarebbe molto complicata ….
Stai dicendo che se avessimo una classe politica decente usciremmo dall’Euro?
No, sto dicendo che se ci fosse una classe politica e, aggiungo, imprenditoriale coraggiosa non ci sarebbe neppure bisogno di uscire dall’Euro.
Spiegami ….
L’Italia non è la Grecia ma sembra pensarsi costantemente come se fosse la Grecia ossia debole e irrilevante. Con Berlusconi faceva finta di battere i pugni sul  tavolo e poi ubbidiva, con Monti ubbidiva e basta, con Letta si è fermata. Un’altra classe politica avrebbe fatto due conti arrivando alla conclusione di essere “too big to fail” e si sarebbe resa conto di potersi difendere. I francesi l’avrebbero fatto e forse se dovessero arrivare ad una situazione ancora più pericolosa di quanto sia quella attuale lo faranno. La Germania non ha di fatto rispettato i trattati ma nessuno gliel’ha fatto notare. Nessuno ha detto alla Merkel: “smettila di farci la lezione visti i cadaveri che hai nell’armadio”. Nessuno ha detto ai finlandesi di tacere una buona volta visto che la loro economia ha un peso specifico che non li autorizza a fare il megafono dell’austerità altrui. La Merkel beneficia del fatto che negli altri Paesi europei sta governando la più mediocre classe politica mai vista negli ultimi trent’anni: Raoy, Letta, Hollande. E soprattutto dall’altra parte dell’Oceano c’è una amministrazione americana con punte di incompetenza e improvvisazione paurose.
E dunque?
Dunque c’è un primo problema: uscire dall’Euro non è così facile. C’è gente che dice che ci sono state tante unioni monetarie in passato che sono state sciolte ma non è vero. Quello che c’è stato in passato erano accordi per rendere i cambi fissi tra diverse monete, l’Euro ha fatto quello che in passato non era mai stato fatto: ha introdotto un’unica moneta. Uscirne non è una passeggiata né per la Germania né per l’Italia. Molto più facile sarebbe costringere la Germania a rispettare i patti e a vedere l’Unione come un luogo di collaborazione e non di competizione. Semplice a patto però di avere – come dicevo prima – classi politiche coscienti della propria forza.
Ma la Germania è percepita come la più forte economia ….
Non esiste una economia forte che non abbia legami con altre economie. La forza della Germania non è qualcosa di eterno e immanente. La sensazione che sia così ha provocato dei disastri e i peggiori costruttori di disastri sono stati i francesi. Sono loro che hanno fortissimamente voluto l’Euro non noi. Dopo la caduta del Muro la Germania ha ritrovato il proprio spazio vitale economico tradizionale. Per quarant’anni Polonia, Ungheria, Romania,  Boemia, Slovacchia, Bulgaria erano state tagliate fuori dall’influenza economica tedesca. E quello con questi Paesi è il vero, tradizionale, autentico spazio economico tedesco. Credi che le fabbriche tedesche si siano riempite di portoghesi, turchi, italiani, spagnoli dagli anni Cinquanta in poi perché c’era una particolare predilezione per quei paesi? Era venuta a mancare la manodopera tradizionale polacca e dei Paesi orientali sequestrati dall’Unione Sovietica.  Quando il sistema sovietico è crollato la Germania ha ripristinato la sua egemonia in quest’area. I francesi lo sapevano bene e hanno pensato di poter ancorare e frenare l’economia tedesca con l’Euro. I tedeschi hanno accettato (con qualche difficoltà iniziale) l’idea ma hanno chiesto di gestirla secondo un loro schema. Uno schema che non poteva funzionare sul lungo periodo.
E quale altro schema si dovrebbe adottare?
Un reale schema cooperativo. Una Unione Europea dove non si collabora ma si compete non serve a niente. La miscela di neoliberismo e di non collaborazione tedesca ci ha portato a questo punto. E non posso neppure dire che la colpa sia di economie deboli. Che Spagna, Grecia, Italia, Francia fossero più deboli strutturalmente lo sapevano tutti. Ma lo si è volutamente ignorato cullandosi nell’idea che tutto si sarebbe messo a posto da sé. Il che non è avvenuto perché non poteva andare tutto a posto automaticamente. Ci voleva una volontà politica realmente cooperativa.
Più Europa?
No. Più collaborazione. L’Eurozona dovrebbe essere idealmente un’area di non concorrenza reciproca. La California non fa concorrenza al Michigan. Solo quando ti sei messo in testa questo semplice principio puoi parlare di “più Europa” come fa la Merkel. Se no che senso ha fare una Unione?
Quindi non eravamo una area valutaria ottimale?
Ma senti questa storia dell’area valutaria ottimale va ridimensionata. Facciamo l’esempio di un “euro del nord” che raggruppi i Paesi “virtuosi” insieme con la Germania. Credi che si tratterebbe di un’area valutaria ottimale? Ma per niente. Non esiste un’area valutaria ottimale, l’area valutaria ottimale è un punto di arrivo non un punto di partenza. La moneta unica poteva essere lo strumento per allineare le diverse economie se si fosse lavorato seriamente, in spirito di cooperazione, ciascuno facendo il suo dovere. Così non è stato. Il fiscal compact e i vincoli al pareggio di bilancio sono atti di autolesionismo e, nella migliore delle ipotesi, non servono a nulla.
E quindi cosa prevedi?
Il problema è che non prevedo nulla di diverso da quanto sta accadendo e non credo che le elezioni tedesche cambieranno qualcosa, comunque vadano. Quello che temo è che sia il mercato a prendere una decisione. La speculazione internazionale sta lanciando i suoi messaggi. L’abbassamento a BBB con outlook negativo dell’Italia da parte di Standard and Poor’s non è giustificata da nulla perché se gli affari italiani non sono migliorati non sono neppure peggiorati  fino al punto di assumere una decisione del genere. Soros, anche se conta molto meno di una volta, ha lanciato altri messaggi. Gli speculatori e i mercati sono convinti che le politiche adottate sino ad ora comporteranno un allungamento della crisi. Ossia cattivi affari. Hanno aspettato a lungo e stanno perdendo la pazienza. Il rischio è che decidano di smuovere la situazione con un shock esterno, un colpo pesante nel punto dove fa più male, ossia l’Italia. Ma l’Italia non è la Grecia e il colpo sarebbe avvertito forte e chiaro anche in Germania. Allora sì che salterebbero gli assetti, le teorie, le mezze verità e le bugie.
Quante probabilità ci sono che sia il mercato a decidere?
In questa situazione di immobilismo molte, moltissime dopo il 22 settembre.

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