Qual’è la salute della comunicazione sul web a proposito del tema Euro? Bamaisin è riuscita ad acchiappre, quasi con le valige in mano un mico che ha le competenze giuste per provare a rispondere. Ovviamente lo possiamo chiamare ArsLonga3 anche se non lo abbiamo arruolato in modo definitivo.

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So di averti martirizzato, hai visto tutto il materiale che ti ho indicato?
Sì, ci ho messo un po’ di tempo ma ho letto tutto, poi ho completato il quadro andando a curiosare su Internet.
Che idea generale ti sei fatto visto che ti occupi di scienza della comunicazione?
A parte il fatto che quando si parla di “scienza” rispetto alla “comunicazione” io mi sento sempre a disagio, questo come premessa, l’idea generale è che ci sia una bella confusione creativa e, contemporaneamente, una inspiegabile frammentazione.
Poster-di-propaganda-Russa-dal-1947-al-1953.15Stai parlando del campo anti-euro?
Sì, di tutti i singoli e i gruppi che sostengono l’uscita dall’Euro. Io posso fare una analisi dal punto di vista della comunicazione (che ovviamente diventa anche analisi politica) non posso fare una analisi sui contenuti economici visto che già faccio fatica a gestire il mio conto corrente in banca. Ciò premesso due o tre cose le ho messe insieme.
Su chi ti vuoi concentrare?
Direi su Bagnai che è il più esposto mediaticamente insieme a Borghi. Come fonti ho utilizzato il suo blog, le apparizioni televisive apparse in YouTube, la lettura del libro che ha scritto. Per dirla con una parola sola l’ho trovato molto efficace. I vari media naturalmente si sostengono a vicenda. Le apparizioni televisive e gli articoli sui giornali nazionali fanno crescere l’attenzione sul sito, il sito però è strategico per mantenere un flusso costante di scambio con i sostenitori dell’idea. Il libro rappresenta un elemento essenziale perché oltre a raggiungere un pubblico che non frequenta la Rete diventa uno strumento ulteriore ad uso di chi quel pensiero vuole diffonderlo.
Va bene, sin qui è però tutto abbastanza intuitivo ….
Sì, certo, adesso entro nella parte “hard” del ragionamento. Introduco due concetti che sono piuttosto antichi: Gemeinschaft e Gesellschaft che hanno come padre Ferdinand Tönnies. Per sintetizzare Gemeinshaft è una comunità  i cui membri hanno un modo di sentire comune, hanno delle “ragioni associative” (famiglia, villaggio, reggimento, ordine religioso, etc.). Nella Gesellschaft le relazioni tra le persone sono “contrattuali” e le persone diventano anonime. Tönnies scrive che le persone dentro la Gesellschaft sono sole e in opposizione una all’altra: “nessuno farà qualcosa per l’altro, nessuno vorrà concedere e dare qualcosa all’altro, se non in cambio di una prestazione o di una donazione reciproca che egli ritenga almeno pari alla sua”. L’uomo moderno vive in una Gesellschaft, ma lo stato di natura è la Gemeinschaft perduta. Il periodo di crisi che stiamo vivendo acuisce questa sensazione di isolamento e di rapporti artificiali. Non si è soli soltanto rispetto alle interazioni ma, anche, rispetto alla sofferenza indotta dalla crisi. Il blog di Bagnai prima ancora che sostenere una idea ricostruisce una Gemeinschaft.
Ma non lo fa anche Grillo?
No. Grillo c’è attraverso delle comunicazioni che in realtà non sono destinate al pubblico ma al mondo della politica. Grillo non risponde, butta in pasto ad un pubblico delle affermazioni. Bagnai interagisce, “insegna”, diffonde. Fa qualcosa di molto più faticoso ma molto più coesivo. A me sembra un buon esempio di realizzazione di quella che si chiama “teoria a partecipazione democratica”. C’è interscambio di ruoli tra emittente e ricevente, la deistituzionalizzazione, l’orizzontalità della comunicazione. In Grillo tutto questo non c’è, o almeno io non riesco ancora a trovarlo.
Quindi il blog diventa una Gemeinschaft?
Non c’è automatismo, non è che fare un blog corrisponda a creare un senso di comunità. E non basta neppure che ci sia una idea condivisa. Occorre che si crei un clima. Bagnai crea un clima. Consapevolmente o meno ha saputo utilizzare il suo essere “professore” per avere l’autorevolezza necessaria (e non sto parlando di economia) a gestirla questa comunità che si comporta come una classe attenta. Però poi sa introdurre elementi molto umani, personali, che stemperano il rapporto con chi lo segue. Diventa così piacevole leggerlo anche quando appare più respingente.
Ossia quando diventa arrogante o maleducato?
Anche. Ma è molto meno aggressivo dal punto di vista della comunicazione di quanto non sembri. La maggior parte dei pezzi che ho letto è più concentrata sulla argomentazione che sull’uso di una chiave aggressiva. Poi ognuno ha il suo carattere personale. Però non ridurrei tutto alle spiacevolezze. E le spiacevolezze poi fanno parte anche di un uso colloquiale della comunicazione. Non mi incisterei sul registro della arroganza o della maleducazione. Non è la cosa più significativa.
E quale è la cosa più significativa?
Il fatto che Bagnai appare autentico e vicino nel modo in cui usa la comunicazione. Ripeto: di economia non ne capisco nulla perciò non entro nel merito della validità o meno di quanto sostiene. Autenticità significa saper comunicare che credi veramente a ciò che affermi, anche al di là delle argomentazioni specifiche. Io mi sono perso in tutti quei grafici che ogni tanto ho  visto, però la sensazione è di chiarezza anche se non capisci tutto. In questo comunica in modo molto didattico, scandisce con precisione il filo argomentativo, non fa troppi salti logici. Ti prende per mano e ti fa vedere come stanno le cose. Chissà, probabilmente, se rileggo due volte o tre capisco anche io. Insomma a prescindere dall’aver ragione o no sa spiegarsi.
E passando alle cose che hai visto su YouTube?
Ho visto degli interventi televisivi in diverse trasmissioni. Dal punto di vista dei difetti ho visto una difficoltà ad adeguarsi ai tempi televisivi ma questo vale per tutti. Come presenza televisiva mantiene un atteggiamento difensivo, un po’ respingente. Paradossalmente se non viene attaccato è – per me – meno efficace. Perché il suo punto di forza è il registro canzonatorio. Per esaltarne l’efficacia bisognerebbe sempre affiancarli qualcuno che ne capisce molto poco perché allora sembra scattargli un’ira repressa che traduce in ridicolizzazione efficace. Il fatto che si avverta che sta “soffrendo” quando un altro ospite dice cose che non condivide lo rende ancora una volta autentico. Perché poi – al di là della analisi – secondo me soffre veramente come il professore di fronte a un alunno che non ha capito niente. Nella “Vita in diretta” del 2 maggio 2013 l’efficacia è cresciuta nel contraddittorio con Plateroti. Ovviamente la presenza scenica deriva molto dal format e da chi lo conduce. Ma ho visto che la tecnica di comunicazione non cambia molto pur in contesti differenti. Ad esempio in un ambiente meno ingessato come nell’anteprima web de “L’ultima parola” gioca ancora meglio. Mi sono segnato la parte dal minuto 24.40 dove parla di Cipro va avanti per due minuti senza inceppamenti e con efficacia. Verso il minuto 27 quando riprende la parola aumenta il tono “scansionatorio” nella pronuncia delle parale. Voglio dire che se lo lasciano parlare acquista in ritmo e, qiuindi, in efficacia. Non sto riferendomi a cosa dice ma a come lo dice ossia alla musicalità. Rimane sullo schema fatto-argomentazione-conclusione con grande rigore anche se lo disturbano. Adesso non mi soffermo su tutti i video che ho visto però mettendolo a confronto con i video di Claudio Borghi mi sembra più efficace Bagnai. Nell’ultimo video che ho citato ad esempio non solo non è entrato in crisi di fronte ad un attacco (piuttosto confuso) ma ha riguadagnato velocemente il suo tono senza cadere nella provocazione (da 34.08 a 38.46). Poi dopo si esalta e quando si esalta tira fuori qualche battuta gergale (“andare per stracci” per esempio o “anghelona”) che aiuta.
Quindi televisivamente come vedi la sua comunicazione?
Buona per una persona che è stata catapultata dentro il medium televisivo. Direi che dovrebbe trovare più sintesi tra la necessità di dire cose esatte (dal punto di vista dei contenuti) e i tempi televisivi.  E dovrebbe riuscire ad astrarsi dagli interlocutori, gli interlocutori non contano niente, contano quelli che stanno dall’altra parte della televisione. Ad Agorà del 9 settembre 2012 mi è sembrato soffrire di più dalla “ingerenza” del conduttore. Peraltro continua ad essere efficace anche in ambienti “ostili” perché regge il video sulla distanza senza cali (a parte definire “peones” Padoa-Schioppa cosa di cui un suo interlocutore si è subito appropriato a 28.55 per interromperlo). Il momento in cui l’ho visto meno efficace è la puntata di Agorà del 19 marzo 2013 dove ha perso parzialmente il suo aplomb ed è rimasto poco coordinato. La battuta delle “nozze gay con i fichi secchi” è stata poco felice. Se hai dei tempi diversi da quelli televisivi puoi argomentare la battuta, in televisione no e su una battuta poi ti crocifiggono. Stava sviluppando un discorso un po’ difficile televisivamente parlando. Il senso (per come l’ho capito io) è che la Sinistra da un lato ti affama con l’euro e dall’altro svolge una campagna sui diritti civili. Credo Bagnai volesse cogliere questa contraddizione. Ovviamente si può essere d’accordo o meno sul fatto che sia una contraddizione (per me lo è perché disgiunge due diritti sacrosanti) però il problema è renderlo al meglio. Quella battuta riassumeva troppo il concetto ed era manipolabile.
Passando da Bagnai all’area anti-euro sul web cosa hai notato?
Da persona totalmente estranea una gran confusione. Ovvio che su temi particolarmente traenti i media si buttano con entusiasmo. E laddove si buttano i media poi ci si butta il web. Anche se alcuni lo sostengono io non sono convinto del fatto che il tema “caldo” sia un prodotto del web. Continua ad essere un prodotto televisivo che poi arriva sul web. L’esempio di queste ore è la sentenza della Cassazione su Berlusconi. La televisione produce e il web segue. Poi in seconda battuta i due media si rafforzano a vicenda finché il tema non diventa definitivamente “freddo”. Il tema dell’uscita dall’euro è un tema che non raggiunge “calore” sul mezzo televisivo (credo per volontà politica), il calore maggiore lo raggiunge sul web grazie alla pluralità di voci. Ora un tema caldo è per sua natura miele ma il miele non attira solo le api produttive ma anche le mosche fastidiose. Significa che su un tema caldo si scatena la guerra delle keyword: le mosche affrontano un tema caldo non per approfondirlo ma per entrare nella corrente di click. L’ecosistema rappresentato dall’argomento si inquina e le api (quelle che veramente dibattono il tema) vengono soffocate da un ambiente inquinato. Il tema “uscire dall’euro” non è ancora “caldo” ma si sta scaldando e quindi questo pericolo di inquinamento aumenterà,
Perché dici che si tratta di un tema che si sta scaldando?
Faccio un esempio usando Google, che è la via più facile anche se molto imprecisa. Se digito nel motore la frase “uscire dall’Euro” Google mi produce più di cinque milioni di risultati. Sono tanti? Secondo me ancora no. Per due motivi. Il primo è che rispetto al top è distante. Il top, per capirci, è la regola della Rete: “Internet is for porn”. “Porno” ti genera 507 milioni di risultati, “porn” 901 milioni. Precisato questo, il tema si sta scaldando per esempio perché se cerchi “Angela Merkel” ti arrivano 25 milioni di risultati, se cerchi “Angela Merkel euro” te ne arrivano 16 milioni. Questo significa che il tema “euro” sta cannibalizzando il personaggio “Merkel”. Ovviamente queste sono rilevazioni molto primitive, fatte a spanne ma sono ragionevolmente sicuro che usando sistemi di rilevazione più sofisticati giungeremmo alla stessa conclusione. Tornando alla metafora del miele, occorre dunque stare attenti alle mosche ma non solo, bisogna stare anche attenti che il miele non diventi freddo. E voglio dire che quello che ho visto è una mancanza di unità comunicativa nell’alveare. Come se le api si pungessero tra di loro. Questo fa sì che se io mi voglio documentare sull’argomento vengo rimpallato dalle polemiche. Giro i siti e rimbalzo da uno all’altro seguendo le polemiche tra l’uno e l’altro. Il navigatore “senza parere”, quello che se lo deve formare non ne riceve una buona impressione. Si stufa e se ne va o rimane ancorato al gusto che tutti hanno un po’ di seguire gli argomenti quando vede che c’è casino. Ma anche qui le polemiche spingono in basso i contenuti, li rendono più indistinguibili.
E come si risolve questo problema?
Dal lato tecnico immettendo sempre più “buoni contenuti” per spingere in basso quelli cattivi o inutili. Come quando devi migliorare la reputazione di qualcuno che ha un problema sulla rete. Che so una impresa che si ritrova al primo posto nella ricerca un articolo negativo. La reazione è scrivere molti articoli positivi cronologicamente freschi e fare in modo che l’articolo positivo mi porti ad un altro articolo positivo. Però questo significa anche entrare nell’agire politico, ossia mettersi d’accordo e spingere in secondo piano (dopo averle chiarite) le differenze. Significa gestire i forum di discussione senza contrapposizioni, far acquistare serietà all’argomento attraverso voci diverse ma che si rispettano e dialogano.
Vista la pluralità di voci mi pare difficile…..
Se volete portare il tema ad un livello di calore sempre maggiore non c’è scelta. Gli scontri riscaldano per poco tempo, poi le persone vogliono bei contenuti, interessanti, che stimolino la riflessione. E chi naviga sul web è un pubblico esigente. Più esigente della media, specie se cerca un contenuto preciso. La qualità è lenta ad affermarsi ma paga sempre. Cominciate voi, indipendentemente dal resto.
Noi?
Sì, certo, non è difficile. Concentratevi sull’informatività. Quando scrivete un pezzo domandatevi: “cosa si porta a casa il lettore? Informazione o polemica?” Se è polemica riscrivete. Anche a costo di cancellare le polemiche già fatte. Rileggetevi criticamente, pesate le parole come se aveste di fronte un pubblico, misurate l’utilità sulla qualità, non sulla quantità.
Secondo te qualcuno lo fa già?
Sui siti che trattano di economia e di crisi ne ho visti di molto equilibrati adesso non voglio fare l’elenco perché magari ne ho perso qualcuno, però per esempio The Walking Debt, Keynesblog mi sono sembrati sobri, informativi, misurati. Poi se anche nessuno lo facesse non è un buon motivo per non cominciare a farlo.
Ma per loro il tema “uscita dall’Euro” è laterale ….
Può essere ma io sto parlando di stile di comunicazione. Il mio suggerimento è: rifletteteci. E poi c’è un modo semplice per capire se state lavorando bene: la curva dei click cresce lentamente, senza picchi improvvisi. Spesso quando ci sono troppi picchi c’è poca credibilità sostanziale. E se proprio qualcuno vuole un picco metta “porn” tra le keyword piuttosto che una polemica poco utile.
Grazie del consiglio …..
Prego, ma non era gratis …. il pesce piace anche a me
Provvederemo

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