Alla conferenza di Aix-en-Provence la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha dichiarato ieri che i tagli al bilancio federale decisi a Washington sono “assolutamente inappropriati … perché colpiscono ciecamente alcune spese che sono essenziali per sostenere la crescita a medio e lungo termine”. Secondo il FMI la crescita statunitense (attualmente all‘1,9%) sarebbe al 3,65% se l’amministrazione Obama non avesse deciso i tagli. La revisione di spesa avrebbe provocato un rallentamento di assunzioni in particolare nel settore sanitario e nel settore dell’assistenza sociale.
Sia per Washington che per Tokyo la Lagarde ritiene “indispensabile” la creazione di “credibili politiche fiscali collegate a provvedimenti legislativi che non possano poi essere rimessi in discussione”. Il quadro che la Lagarde ha delineato è quello di una economia globale a tre velocità: “le economie dei paesi emergenti e in via di sviluppo che viaggiano ad una media di circa il 5,5%, un altro gruppo (Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Australia, Canada) che stanno per ripartire con un ritmo di crescita medio che si assesta intorno al 2% e un certo numero di economie che sono ad un punto morto in particolare quelle dell’Eurozona”. Tutto questo ha portato il FMI internazionale a stabilire che la crescita mondiale si attesta intorno al 3,3% ossia al disotto delle previsioni precedenti.
A margine è divertente notare che l’incontro di Aix-en-Provence (tradizionale incontro di economisti francesi) sabato 6 luglio ha tenuto nella sua ventesima sessione una tavola rotonda dal titolo “A cosa servono gli economisti?”. A fronte della incapacità degli economisti di fornire analisi precise e non confuse, della loro litigiosità e inconcludenza è stato evocata la battuta di Galbraith secondo la quale “l’economia serve essenzialmente a creare posti di lavoro per gli economisti”. Di fatto gli economisti sono stati definiti una specie di “meteorologi” per la loro capacità di prevedere benissimo il presente e ben poco il futuro.
Vi consiglio (se conoscete il francese) di dare un’occhiata agli interventi (piuttosto balbettanti) registrati a questa pagina.

Confrontando le affermazioni della Lagarde e il tema della tavola rotonda si coglie la contraddizione (che sarebbe divertente se il tema non fosse tragico) tra un FMI che continua a fare previsioni e gli economisti che giorno dopo giorno stanno continuando a fare previsioni degne dei migliori rabdomanti.
La ragione della scarsa credibilità di cui sta godendo la scienza economica oggi sembra essere l’incapacità ad inquadrare la crisi in un quadro di sistema.
Nei commenti molti lettori di questo blog pongono domande sul “che fare” (lo scritto di Lenin non c’entra) articolando il quesito o dal semplice “E tu cosa proponi?” al più articolato e propositivo progetto di un “fronte di salvezza nazionale” anti-euro che vada da Beppe Grillo a Casa Pound passando per il Partito Comunista Maoista d’Italia (non è una battuta: esiste realmente) all’insegna della caduta di ogni ideologia. Volendo rispondere sia agli economisti meteorologi che ai fautori della Santa Crociata Anti Euro direi che si potrebbe riprendere in mano un testo  di Giovanni Arrighi del 1999: “I cicli sistemici di accumulazione”. Potete scaricarlo gratuitamente qui

E già che ci sono e ho cominciato a dare consigli di lettura per disintossicare eventuali affetti dalla “sindrome di Pescara” o dal “virus dell’hamburgers” (rigidamente con la “s” finale, se no poi Bisin vi dice che siete troppo colti), vi consiglio di leggervi questo pezzo: Capitalismo e crisi globale, l’attualità del pensiero di Giovanni Arrighi che vi darà un po’ le coordinate per orientarvi sul pensiero che sta sotto alla teoria del Sistema Mondo. Lo consiglio anche a Moreno Pasquinelli che – pur nell’ambito polemico nel quale si inquadra il suo intervento – ha toccato il problema di fondo che ho già sottolineato (anche io in un contesto polemico) ossia la necessità di guardare alla crisi in termini globali e sistemici.
Che dite ricominciamo a volare un po’ più in alto?

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