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Che i tempi per la Sinistra siano difficili è una ovvietà. Tuttavia occorre subito distinguere tra Centrosinistra e Sinistra perché i due casi sono differenti. Nel primo caso siamo all’ultima mutazione, nel secondo siamo all’estinzione.
Il primo caso è il più interessante e viene confermato dai risultati di queste amministrative. Ci si sarebbe attesi – ragionevolmente – che il PD sarebbe stato punito per aver stretto un patto di governo con l’innominabile avversario di ieri e alleato di oggi. Invece le urne locali sembrano aver premiato la linea del governo di Letta. Certamente alcuni hanno parlato di un “sorpasso in retromarcia” rispetto al PDL ma, a ben vedere, non è una analisi corretta. Se il PD avesse veramente innestato una inesorabile retromarcia questa tornata elettorale (che in fondo ha interessato ben 7 milioni di elettori) i risultati sarebbero stati molto peggiori. E tutti i dirigenti del PD si aspettavano una batosta ulteriore. Così non è stato. E non è stato perché – mentre molti dei suoi ex simpatizzanti non si sono recati alle urne – da qualche parte è arrivata nuova linfa. La mia convinzione è che il PD abbia perso i suoi elettori più a sinistra e stia incominciando a vampirizzare il centro (inteso come Monti e quel che resta dei cattolici dell’UDC). Certamente non si tratta di un grande flusso elettorale ma, nondimeno, sufficiente a tamponare l’emorragia.
Succede cioè che la mutazione inesorabile del PD verso la sua essenza di partito centrista che ben poco ha delle sue origini di Sinistra dopo un lungo cammino forse qualche frutto lo sta dando. Può funzionare come un partito di riferimento per i moderati che sono stati sempre centristi, per quelli a margine della destra e per molti che hanno in simpatia un partito un po’ più renziano (qualsiasi cosa questo possa significare). C’è gente poi che ha deciso a voltarsi verso il PD quasi per snob come qualche ultratrentenne fancazzista e snob che conosco e che mi viene in mente. Ma si tratta di un caso umano e privato che non fa testo. Dopo anni di contorcimenti ed incarnazioni, sigle e simboli il PD può forse cogliere i frutti del lungo cammino che lo ha trasformato da PCI a quella cosa che è in questo momento.
Questo scivolamento a rigor di vecchie logiche avrebbe dovuto avvantaggiare chi sta a Sinistra del PD. Invece così non è stato. Nelle politiche sia la scelta di SEL di apparentarsi col PD non ha pagato in termini di consensi (ma ha fruttato una manciata di disperati parlamentari) e quella dell’ineffabile Ingroia ha rivelato tutta la sua inconsistenza. Insomma lo spazio politico a Sinistra del PD vale un risicato 4,5% a voler mettere insieme il bollito misto di Rivoluzione Civile e l’immaginifico Vendola. In questo senso la conferma è venuta anche dalle elezioni locali: laddove SEL si è imparentata con il PD (come a Roma) ha ottenuto qualcosa in più e il dato è lo stesso nel nord, a Treviso per esempio. Laddove – invece – SEL ha corso da sola ha ottenuto i risultati soliti: neppure un 3%.
Siamo all’estinzione della Sinistra. Credo di sì. Ma non perché non ci sia bisogno di Sinistra in questo Paese, piuttosto perché c’è bisogno di una Sinistra moderna: quella che abbiamo è vecchia e senza idee. Vendola nasconde l’assenza di idee dietro un vocabolario dannunziano, immaginifico, barocco. Neppure il più inveterato professorino di liceo parla più come Vendola. Eppure ci sarebbe bisogno di ragionamenti, ci sarebbe bisogno di un lungo e faticoso sforzo per far comprendere – stavo per dire rieducare – l’abc dell’economia alle persone, mischiarsi tra la gente e semplificare i discorsi che gli apprendisti stregoni dell’economia stanno diffondendo da anni. Ma Vendola non è in grado di calarsi nei panni di una Sinistra che si rinnovi senza demagogie. Attraverso l’arma di distrazione di massa rappresentata dalla questione del matrimonio gay si affrontano i presunti diritti civili brandendoli come la chiave di un rinnovamento del Paese. Questa Sinistra che rimane è nel mezzo del mainstream, è parte di quello stesso sistema che dovrebbe smascherare. Non ha né uomini né intelligenze diffuse. Da un lato corre il rischio di implodere dentro logiche marginali, dentro un movimentismo fatto di centri d’acquisto autogestiti, vegani più o meno estremisti e chavisti in salsa italica. Dall’altro lato pesca nella galassia informe dei rimasugli di un marxismo che in Italia non ha mai letto Marx. Ho ascoltato i discorsi di questa Sinistra. Ho visto cose che non avrei mai pensato di vedere. Gente che si è candidata ad un posto in Parlamento puntando sulla propria ignoranza, un agglomerato di utenti Facebook retorici e bolsi. Gente che cita Zygmunt Bauman e Bolaño, straparla di green economy e di “beni comuni”. Gente che non fa ragionamenti ma recita dei mantra che sono una miscela triste ed esplosiva fatta di new age e confusione. Sempre di più l’astensione sta diventando un gesto di saggezza.

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