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Ho citato Harvey parlando di Bagnai in un post precedente. Al di là del fatto che parlando di giganti si finisce per parlare di nani, vorrei segnalarvi un fatto curioso che mi sembra oramai lampante: a contrastare le teorie neoliberiste sono più spesso (molto più spesso) antropologi che non altri economisti. Intendiamoci: sono molto ammirato dal lavoro di molti ottimi economisti keynesiani o neo-keynesiani. Sulla rete giudico veramente prezioso il lavoro di Maurizio Sgroi con il suo blog “The Walking Debt”, trovo efficace, ben scritto e sempre aggiornato (e qui scatta anche la mia invidia) “Keynes blog” di Guido Iodice e Daniela Palma. Vi  invito a leggerli ambedue con attenzione. Ma, al di là, della “blogosgfera” sono gli antropologi a farla da padrone. David Harvey che vi ho già citato è un antropologo. Il nostro italianissimo Luciano Gallino è un sociologo. Un vero gigante dell’antropologia, il francese Marc Augé, è forse il rinnovatore dell’antropologia internazionale. Ugo Mattei, di cui vi ho già parlato in un post precedente, non è un antropologo ma un professore di diritto civile e lo arruolo tra i cultori di scienze umane, perché lasciatemelo dire, il diritto è la scienza più umanistica di tutte. Sociologo è anche Maurizio Lazzarato che un anno fa ha pubblicato in Italia “La fabbrica dell’uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista”. Potrei citare Zygmunt Bauman che parla di globalizzazione da molto tempo. Oppure potrei parlarvi di Richard Sennett.
A me pare che i migliori oppositori della cricca neoliberista siano appunto cultori di scienze umane. Potrebbe essere un caso? Non ci credo. Credo invece che ci voglia il pensiero umanistico per smascherare il pensiero illiberale del liberismo. Nel 1979 lo stava facendo Foucault.
Per capire che il disegno criminale del neoliberismo è quello di ridurre l’uomo da cittadino a consumatore, da soggetto a oggetto della macchina del consumo occorre saper fare dei cortocircuiti. Occorre saper uscire dalla semplice contrapposizione tra teorie economiche. Occorre tornare all’uomo e rimetterlo al centro del discorso. Occorre sostituire la menzogna dell’homo oeconomicus con il ritorno all’homo e basta. E in questo chi se non gli umanisti – beati loro – possono riuscire.

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