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Uscire dall’Euro, rimanere nell’Euro. Questo sembra il tema del giorno. Complici le esternazioni di Grillo   tutta l’attenzione si è concentrata su questo argomento. Contemporaneamente le nostrane “economistar” litigano su questo argomento nella blogosfera. Bagnai su Goofynomics e Bisin su NoiseFromAmerika fanno finta di essere l’un contro l’altro armati mentre aumentano di notorietà e sperano di far carriera. In realtà chiunque ne sappia qualcosa e non sia in malafede (Bisin) o viva un delirio di onnipotenza da esposizione mediatica (Bagnai), è perfettamente al corrente che la questione “dentro o fuori” l’Euro è, al momento attuale, una fuffa per gonzi.
Non si esce e non si rimane in qualcosa che non c’è più. Basta fare quel che qualsiasi contabile può fare: guardare quanto si guadagna comprando titoli di Stato dei diversi Paesi. Se usiamo i titoli decennali la cosa è ancora più chiara. Se domani comprate un titolo di Stato tedesco, lo chiudete dentro un cassetto e ve lo dimenticate, nel 2023 quando riaprirete il cassetto non vi avrà reso praticamente nulla.  Se siete prudenti e volte rendite miglior di quelle che vi offre la Bundesbank potrete comprare titoli decennali danesi che vi renderanno un Ma se fate la stessa cosa con un titolo pubblico decennale italiano realizzerete un + 1,8% rispetto ai bond tedeschi. Briciole. Ma se volete guadagnare bene allora provate con i titoli italiani (+36%), o sloveni (+39%) o meglio ancora spagnoli (+40%) e se siete veramente coraggiosi perché non provare con i titoli decennali portoghesi che in dieci anni renderanno il +55% rispetto a quelli tedeschi.
Il differenziale di rendimento ci fornisce lo stato di salute delle diverse economie. E sin qui tutto normale. Insomma questo è il significato che sta nello spread (con buona pace del nonno sporcaccione con la congiuntivite). Allora il punto non è se stare o uscire dall’euro per il semplice motivo che questo dilemma si doveva sciogliere due o tre anni fa. Adesso è inutile perché l’euro di fatto non esiste più come moneta unica. Ma seriamente vogliamo pensare che con squilibri del genere un sistema monetario abbia senso? “L’Italia è già fuori dall’Euro” dice Grillo. E dice una stupidaggine. Tutti in realtà sono fuori dall’Euro a parte alcuni Paesi del Nord Europa. L’Euro si è spappolato tra il 2009 ed il 2010. Tutto quello che è stato fatto (sacrifici, austerity e quant’altro) è stato puntellarlo perché non crollasse formalmente. L’unica cosa che sarebbe stata utile sarebbe stata quella di “spalmare” le differenze strutturali compiendo l’unico passo logico che sarebbe servito: creare dei titoli di Stato europei. Così facendo nel 2009 saremmo stati tutti più poveri (tedeschi compresi) ma meno poveri di quanto oggi non siano Italia, Spagna e giù giù sino alla Grecia. Bisogna essere in malafede o decisamente desiderosi di vendere un mediocre libretto per continuare a sostenere che il problema sia rimanere o uscire da qualcosa che non c’è più. Lo raccontano anche i sassi che l’Euro è nato male mettendo insieme economie con differenze strutturali enormi in una gabbia insensata. Ma – come è stato – si poteva resistere 5-6 anni prima che le contraddizioni esplodessero. Cinque anni per riallineare le economie dal punto di vista monetario. Anche così in presenza di una crisi globale sarebbe stata dura ma certamente meno dura. Perché – ovviamente – il problema non è soltanto monetario. Quindi con buona pace di Grillo, Bagnai e Bisin, chiunque continui a intonare la canzoncina “meglio dentro” o “meglio fuori” contribuisce solo a nascondere il nodo reale del problema. Occorre una politica espansiva, occorre distinguere tra debito pubblico vizioso e debito pubblico virtuoso. Occorre rimboccarsi le maniche e creare occupazione. Occorre riprendere in mano Keynes con tutte le modifiche che volete, con tutti i correttivi che volete. Ma occorre seppellire ora, subito le politiche neoliberiste e – possibilmente – i loro sostenitori.

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