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La notizia della morte di Stéphane Hessel è risuonata poco in Italia. Il terremoto elettorale ha coperto ognio altra notizia. Eppure ci sarebbe da fermarsi e da riflettere su quanto questo anziano signore ha fatto nel tempio dell’Utopia. Per tanti anni è rimasto un diplomatico francese noto in patria ma ben poco all’estero. Improvvisamente, nel 2010 scrisse venti pagine dal titolo “Indignatevi”. Tradotto in decine di lingue è divenuto il simbolo di una generazione e di un movimento.
Tutto il suo ragionare può essere raccolto in questa sua frase: “”Il mio augurio a tutti voi, a ciascuno di voi, è che abbiate un motivo per indignarvi. E’ fondamentale. Quando qualcosa ci indigna come a me ha indignato il nazismo, allora diventiamo militanti, forti e impegnati. Abbracciamo un’evoluzione storica e il grande corso della storia continua grazie a ciascuno di noi”.

In Italia gli rispose Pietro Ingrao che – come costante della sua vita – scrisse senza aver capito nulla una “risposta” dal titolo “Indignarsi non basta”. E tra le cose scritte da Ingrao una chicca di puro politichese ci dice tutto: “”Valuto molto più forte il rischio che i sentimenti dell’indignazione e della speranza restino, come tali, inefficaci, in mancanza di una lettura del mondo e di una adeguata pratica politica che dia loro corpo. Che l’indignazione possa supplire alla politica e, in primo luogo, alla creazione delle sue forme efficaci è illusorio”. Mettere a fianco la chiara ed efficace prosa di Hessel e i vecchi vaneggiamenti di Ingrao rivelano nel loro contrasto tutta la pochezza dei nostri “maitre à penser”.

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