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Ve lo prometto: questo è l’ultimo post che si occuperà del miserabile declino dei turboliberisti italiani. Dopo questo post non parlerò più del bugiardo compulsivo Oscar Giannino, non accennerò più al teorico del capitalimso de noantri Zingales, non farò più cenno a quell’aura che D’Agostino classificherebbe come “cafonal” di Michele Boldrin e al suo Lagavulin. Giuro: questa è l’ultima volta. Non mi occuperò più di iene che sbranano altre iene. Ma lasciatemi quest’ultima notazione. Alcune ore fa Michele Boldrin è uscito da Fare per Fermare il Declino, il partito pagliacciata che è riuscito ad ottenere consensi pari al Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando ma con molta meno dignità. I professori non sanno perdere e Michele Boldrin meno di tutti. I fatti sono noti. Oscar Giannino nei giorni scorsi si è attribuito titoli accademici e master che non ha mai avuto. Facile crocifiggerlo. Il bellissimo articolo di u giornalista intelligente come Francesco Merlo ci restituisce una immagine di Giannino equilibrata, quella cioé di un simpatico cialtrone peracottaro, un bugiardissimo di genio, Vi lasciamo alla lettura del suo pezzo e non abbiamo altro da aggiungere su di lui, che il tempo e l’oblio lo inghiottino e amen. Ma è sul gatto e la volpe del turboliberismo italiano, su Zingales e Boldrin che vorrei spendere l’ultima parola. Zingales si è già dimesso. Ha dimostrato indignazione verso ciò che tutti sapevano da due anni: che Giannino taroccava il suo curriculum. Lo sapeva ovviamente anche Zingales ma non importa. Lo sapeva benissimo anche Boldrin, perché il curriculum taroccato stava lì da due anni sul sito dell’Istituto Bruno Leoni altra entità compagna di merende di NosieFromAmerika. Ma Boldrin ha fatto la vergine nel postribolo per cercare di fare il golpe in una notte dei lunghi coltelli. Sulle macerie di un partitino con percentuale da sfigati ha gettato l’OPA ostile scrivendo una sua involuta comunicazione. Che voleva Boldrin? Voleva impossessarsi delle macerie fumanti di quel che rimane della demenziale scommessa di “Fare per fermare il declino”. Insomma voleva le ossa spolpate del movimento. L’Huffington Post stasera da un esaustivo conto della miserabile operazione di conquista delle tombe tentata da Boldrin. Leggetevela risparmiandomi la fatica di ripercorrerla, anche perché mi fa un po’ schifo. Io sono convinto che i fondatori di questa risibile armata brancaleone sapessero benissimo delle debolezze di Giannino, dei sui currricula taroccati e di quant’altro. Hanno giocato la loro partita: se ottenevano un risultato passabile erano sugli scudi, in caso di sconfitta scippavano il movimento. Non gli è riuscita né l’una né l’altra opzione. E’ un piacer evedere questa gente fare seppuku. Da domani parleremo d’altro.

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