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Nei suoi post su NoiseFromAmerika Michele Boldrin, economista turboliberista, di lombi patavini e fondatore di “Fare per fermare il declino”, si atteggia sempre a fine intenditore di qualcosa. Ieri nelle fiamme della polemica interna per lo scivolone miserabile di Oscar Giannino, Boldrin chiudeva dicendo: “se non fossi di buon umore in ottima compagnia veneziana potrei considerarmi offeso, ma visto dove e con chi sono, passo e torno al Lagavulin“.

Avere qualcosa in comune con Boldrin o con qualsiasi altro signore che proviene dai paraggi di NoiseFromAmerika a me da sommamente fastidio. Perciò sopporto di appartenere alla medesima Alma Mater e mi faccio una ragione che giri per la mia città. Democrazia è anche sopportare quelli che la democrazia la distruggono.

Mi solleva però che Boldrin senta il bisogno di farci sapere che si trova in compagnia di una bottiglia di Lagavulin. Come se il Lagavulin fosse un whisky da intenditori o una chicca sopraffina che lui, insigne anomalo émigré sa gustare. D’altronde si chiama Michele e non si perde l’interpretazione dello spot. Ma se volete sentirvi parte della upper class non preoccupatevi: Lagavulin, Talisker e altri torbati che lo snob (nel senso pieno di sine nobilitate) Boldrin citerebbe per farsi credere fine intenditore li trovate tutti al supermercato, da Auchan o da GS o alla COOP.

Cattive idee neoliberiste e whisky d’accatto spacciato per rarità, false lauree, falsi master, falsi zecchini d’oro. Questo quel che c’è intorno al tramonto morale di un movimento.

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