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Questa improponibile campagna elettorale si stya caratterizzando per una tendenza ecumenica: tutti copiano quanto dicono gli altri sparandola più grossa. Il caso evidente è quello del cosiddetto “reddito minimo garantito”. Ne parla Vendola, ne parla Ingroia, ne parla Grillo. “Ci batteremo per la difesa dei vostri diritti di giovani lavoratori con un reddito minimo garantito” dice Ingroia in un comizio di oggi. Sinistra Ecologia e Libertà sta raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare. Grillo straparla di 1.000 euro al mese per tutti, Vendola si assesta intorno ai 600.

Ma chi si è inventato questa proposta? Curiosamente non l’opposizione (difficile a trovarsi)? Beh è stato il Parlamento Europeo con la raccomandazione 92/441CEE, Avete letto bene: 1992. Ovviamente si tratta di una raccomandazione, ossia il Paese dell’Unione che la riceve non è obbligato a legiferare in materia. Però quello che conta è che oggi ci stanno vendendo questo concetto come una cosa nuova. Insomma quello che c’è di assurdo in questo Paese è che Monti dichiari che Vendola è ideologicamente agli antipodi di Vendola perché propone quello che l’Unione Europea raccomanda.

Non voglio entrare nel merito del concetto di reddito minimo garantito. Vorrei solo sommessamente notare come questa campagna elettorale sia gestita in modo demenziale. Il livello di stupidaggini che vengono dette è assolutamente inedito. Il punto è che le proposte che vengono avanzate non sono il frutto di ragionamenti con contenuti seri. Inviterei i lettori che amano approfondire i veri temi a rileggersi un vecchio libro di Amartya Sen intitolato “Il tenore di vita”, edito da Marsilio l’ultima volta nel 2005. Ve lo consiglio perché il reddito minimo garantito non può essere slegato dalla precisazione di quello che è il concetto economico di “tenore di vita”. Vedete, Amartya Sen, dice una cosa importante: se misuriamo il tenore di vita in base alle merci possedute allora, ovviamente, saremo portati a pensare che la soluzione sia fornire i mezzi per acquistare nuove merci. Ma questa interpretazione, avverte Sen, non è così pacifica. Nel secondo saggio del libro, intitolato “Il tenore di vita: vita e capacità” Sen si occupa di di definire e di mettere in relazione tra gli oggetti di valore che si devono scegliere per valutare correttamente il benessere e il tenore di vita. In altri termini non si può slegare il cosiddetto reddito minimo garantito da ciò che si deve fare con quel reddito per garantire il benessere minimo. Comprare merci? E se sì quali? E quelli che vengono chiamati “beni comuni” sono o no garantiti a prescindere dal reddito minimo garantito? In altri termini se si danno 600 o 1.000 euro ad una persona questo reddito deve essere destinato a “comprare” diritti di base come l’abitazione, il riscaldamento, il cibo nella misura delle calorie necessarie a vivere? Perché ci dice Sen, il tenore di vita non si misura con la “ricchezza” e basta ma con elementi molto differenti. Allora da un punto di vista elettorale parlare semplicemente di “reddito minimo garantito” senza precisare il concetto di “tenore di vita” che sta a monte è una stupidaggine. Ma spiegare agli elettori questo indebolirebbe la forza di una proposta. Diciamo alla gente che gli diamo 600 o 1.000 euro perché la gente questo concetto lo capisce subito. Se invece discutiamo con la gente del concetto di “tenore di vita” probabilmente non riusciamo a comunicare in termini uno slogan.

Neppure i miei amici sostenitori della “decrescita felice”, neppure i neoliberisti di scuola zingalesiana toccano questo argomento. Perché? Perché di fatto gli uni e gli altri dovrebbero riflettere sui bisogni, definirli e gerarchizzarli. E nel fare questo sarebbero costretti ad uscire dal semplice concetto di “mercato”. Purtroppo quando un concetto può “brillare” nella testa della gente nessuno politico apre un libro e legge. Magari provateci voi.

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