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Vorrei iniziare il mese di febbraio con una breve nota (meno male, dirà qualcuno) sull’Università. I liberisti alla Zingales & soci amano raccontarci la fiaba delle Università americane come modello da imitare. Ci vengono a raccontare sciocchezzai a proposito di come da quelle parti l’Università funzioni. Non sto dicendo che l’Università americana non funzioni, sto dicendo che funziona benissimo per una classe di abbienti e, come tale, perpetua al 90% la stessa classe dirigente che può permettersela.
Dunque per farvi capire bene di che livello è la fuffa liberista vi copio incollo il punto del “manifesto” di “Fermare il declino” a proposito dell’Università: “Ridare alla scuola e all’università il ruolo, perso da tempo, di volani dell’emancipazione socio-economica delle nuove generazioni. Non si tratta di spendere di meno, occorre anzi trovare le risorse per spendere di più in educazione e ricerca. Però, prima di aggiungere benzina nel motore di una macchina che non funziona, occorre farla funzionare bene. Questo significa spendere meglio e più efficacemente le risorse già disponibili. Vanno pertanto introdotti cambiamenti sistemici: la concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo.Va abolito il valore legale del titolo di studio”.
Vorrei farvi notare che la “concorrenza tra istituzioni scolastiche” e la “selezione meritocratica” si ottengono creando un sistema nel quale – esattamente come nelle Università americane – ogni istituzione universitaria si va a comprare sul mercato i docenti. Quell’Università che ha più soldi offre stipendi più alti e si accaparra i docenti ritenuti “migliori”. In questo sistema a seconda dei fondi disponibili le Università diventano di serie A o di Serie B. Ma come fanno le Università americane a rastrellare denaro? La favoletta liberista è che le Università acquistano fondi dalle donazioni di privati e dalla cooperazione con l’industria o lo Stato. Il che è vero ma non così vero come sembrerebbe perché le Università americane – come ovunque – hanno nelle tasse degli studenti (tecnicamente non sono tasse ovviamente, ma il pagamento per frequentare) il loro vero e principale strumento di sussistenza. E siccome gli studenti sono in un sistema liberistico, devono pagare: più è prestigiosa l’Università, più costa. Ho scelto di mostrarvi quanto costa un anno alla Cornell University, prestigiosa ma non la più prestigiosa. La prima colonna riguarda i non residenti nello Stato di New York, la seconda i residenti:

All Students NY State Resident Non-NY State Resident
Tuition and student activities fee

$27,273

$43,413

Housing

$8,112

$8,112

Dining

$5,566

$5,566

Books and supplies*

$820

$820

Personal and misc. expenses

$1,680

$1,680

TOTAL

$43,451

$59,591

La cosa che si nota subito è che in questo costo è conteggiato il vitto e l’alloggio. Il nostro studente per un anno non mangia e non dorme a casa, perciò se volete proprio essere rigorosissimi non considerate questa una perdita secca: a casa mamma e papà non spenderanno i soldini per sfamare il pargolo. Ma se anche togliete questa somma e vi volete limitare al dato base rimaniamo nella migliore delle ipotesi a più di 27.000 dollari e nella peggiore delle ipotesi a 43.000 dollari l’anno. Ammettiamo che il nostro studente rimanga tre anni (sarebbe meglio quattro, ma va bene tre), la sua famiglia spenderà tra gli 81.000 e i 129.000 dollari. Sì certo dollari non euro.  A spanne con un cambio euro/dollaro pari a 1,30 a 1 significa un minimo di 62.000 e un massimo di 99.000 euro. E sto parlando solo della “retta base”. Se vole aggiungere tutto il resto divertitevi.

Questo è il costo del sistema liberista. Ma Zingales, Giannino e tutta la gang liberista ci potrebbe dire: “ci sono sconti ai meno abbienti!”. Vero, alla Cornell ci dicono che: “Families with a total family income of less than $60,000, and total assets of less than $100,000 (including primary home equity), will have no parent contribution“. Il che significa che se guadagnate meno di 46.000 euro all’anno come nucleo familiare, ossia meno di 3846 euro medi al mese e non avete proprietà che superino il valore di circa 77.000 euro. potete mandare gratis il vostro figliolo promettente alla Cornell. A dire il vero del tutto gratis no ma diciamo, come si evince da un esempio sul sito della Cornell, a circa il doppio del costo medio delle università italiane. Va bene direte voi.

Va bene? Non vi illuderete che tutti quelli che non hanno i requisiti saranno accettati vero? Si fa una domanda e si spera di essere ammessi. Ignoro ogni anno quanti studenti entrino alla Cornell senza pagare ma, state certi, che non entrano tutti quelli che lo chiedono. Insomma un po’ di meritocrazia, perbacco!

La reale meritocrazia di questo modello universitario sono i soldi. Più siete ricchi più potrete studiare, più potrete studiare più vi si aprirà una carriera. Che il figlio dell’operaio della Ford abbia le stesse possibilità di frequentare l’università del figlio di un operaio italiano, è solo fuffa liberista. Il futuro di un mercato universitario come lo sognano quelli di “Fermare il declino” è questo. E’ stato già notato da un ottimo blogger che ha affrontato questo stesso argomento, che nell’Università di Chicago si spende di più, l’Università dove insegna Zingales.

Questo futuro vi può piacere o non piacere. Il punto non è questo, il punto è che non potete ignorarlo. In altre parole, questo è cosa c’è dietro la vaghezza dei proclami di “Fermare il Declino”. Pensate che l’Università italiana sia riformabile e che debba comunque garantire la massima istruzione possibile? Bene. Il modello di Zingales e sodali, mettetevelo in mente non va nella direzione di assicurare a tutti l’istruzione universitaria. E’ un modello di élite, punto.

PS. Se qualcuno vuole sapere quello che penso io di come dovrebbe essere riformata l’Università, si astenga dal chiederlo: sarebbe un discorso troppo lungo ma vi prometto che lo affronterò. Purtroppo con i miei tempi che sono quelli di un bloggatore solitario.

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