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Non mi piacciono i sondaggi ma li leggo. E li leggo guardando al quadro complessivo, al risultato che basandosi su di essi potrebbe uscire fuori dalle urne il giorno dopo.
Il tormentone che si imporrà nei giorni prossimi è già stato adombrato – con obiettivi diversi – sia da Bersani che da Berlusconi. Lo “chiameremo scenario del voto utile”. Bersani chiede un voto robusto alla sua coalizione per raggiungere una massa critica di forza parlamentare che, con il premio di maggioranza arrivi al 51%. Ma ha già detto una cosa importante: “Non si governa con il 51%”. O meglio – come molti sanno – non l’ha detta lui ma Enrico Berlinguer. Questa frase apre scenari precisi e lancia messaggi altrettanto precisi. Va interpretata – a mio modo di vedere – in questo modo: vinte le elezioni si dovrà fare in modo di governare inaugurando una politica precisa – pensa Bersani – ossia un mix tra liberismo e politica sociale. Il liberismo dovrà essere garantito da Monti e la guardia alla politica sociale la dovrà montare il PD. Se volete che lo dica chiaramente sono convinto che l’idea di Bersani sia quella di scaricare Vendola e imbarcare Monti. Creando cinque anni di Bersamontismo, un micidiale incrocio tra politiche di welfare minimale e picconate liberiste.
L’operazione dal punto di vista della governabilità verrebbe premiata dai numeri. La somma in termini di peso elettorale di PD+Lista Monti sarà superiore a quella PD+SEL. Dal punto di vista della facilità di governo l’operazione poi eliminerebbe le troppe differenze tra gli uomini di SEL e i fedelissimi di Monti. E se volete aggiungerci un elemento sarebbe anche gradita in Vaticano e nei luoghi dell’economia italiana che conta.
Presto o tardi – ragiona Bersani – alcune scelte metteranno PD e SEL in rotta di collisione e non si può rischiare di vivere un secondo autoaffondamento del centro-sinistra come fu con Prodi. Perché ad un certo momento Vendola – per non perdere la faccia – si ritroverà nella condizione di contestare alcune scelte. Vendola non si può accontentare di avere lo zuccherino dei diritti civili e rimanere muto spettatore di scelte liberiste. Certo, magari per un po’, grazie ad una più attenta gestione delle riforme liberiste si potrà far finta di nulla ma, prima o poi, si dovranno attaccare ancora i lavoratori come già successo con l’articolo 18. E la ragione di questa mossa l’ho spiegata in alcuni post precedenti. A questo punto Vendola sarebbe costretto a staccarsi per mantenere la sua identità di sinistra. Porterebbe a casa quei deputati in Parlamento che il suo partito non ha e farebbe una opposizione che oggi può fare solo nelle piazze.
Il duo Bersani-Monti proseguirebbe in modo più morbido il cammino degli ultimi tredici mesi del cosiddetto “governo dei tecnici”. La numericamente miserabile pattuglia dei neo-liberisti di “Fare”, ossia i Giannino, il gruppetto dei radicali da poltrona universitaria estera di NoiseFromAmerika a caccia di poltrone italiane, l’hanno già capito il gioco e, esattamente speculari, a Vendola hanno deciso di non entrare nel pattuglione di Monti. Monti che, per loro, sarebbe un lento pachiderma incamminato verso lo stravolgimento della vita delle persone. Troppo lento per loro Monti ma utile, perché un governo Bersani-Monti che faccia lentamente buona parte del lavoro sporco che non saprebbero fare loro, apre buoni scenari. Perciò anche per Giannino, Zingales e sodali è importante appoggiare le terga ad una poltrona parlamentare e aspettare lì che è sempre meglio che starsene dentro ad un blog.
Il vero danneggiato dalla alleanza Bersani-Prodi sarebbe proprio Berlusconi e parzialmente la Lega. Berlusconi perché si vivrebbe cinque anni di opposizione senza collocazione. Infatti il PDL (o come si chiamerà, ma è lo stesso) è impegnato a non diventare irrilevante e a cogliere un buon successo nelle tre regioni che contano (Lombardia, Lazio e Sicilia). Tutto ciò che riuscirà ad acchiappare oltre il 20% sarà un successo. La Lega sa già che per sopravvivere deve rifugiarsi al Nord e contare sulle tre regioni che contano: Lombardia, Piemonte e Veneto. Da questa specie di Fort Alamo riuscirebbe a difendere meglio la sua esistenza tentando di gestire localmente l’urto che dovrà subire dalle riforme del duo Bersani-Monti. In questo senso la Lega si è già attrezzata. La Destra di Storace e quel che gli ex An sparsi produrranno è puro pulviscolo atmosferico: ininfluente. A sinistra del PD c’è il calderone dei partitini rissosi che a forza di scissioni saranno in grado di organizzare i loro congressi agevolmente dentro delle cabine telefoniche. Può essere che Ingroia porti a casa un risultato che potrebbe essere lusinghiero se intorno al 4%. A quel punto una SEL risospinta all’opposizione ma con un manipolo di deputati in Parlamento potrebbe provare a incollare i pezzi della “sinistra-sinistra” sperando di ripetere il lungo percorso decennale che la sinistra greca ci ha messo per formare Syriza. A patto però che assuma una posizione seria nelle giunte locali ossia non si venda al PD nei Comuni facendo una finta opposizione in Parlamento.
Bersani e Monti insieme compiranno un miracolo di resurrezione dell’anima centrista del Paese e cercheranno di far bere agli italiani il calice di una ricetta economica sballata (quella montiana) che verrà aggravata perché diventerà contraddittoria. C’è una cosa peggiore del neoliberismo ed è un neoliberismo somministrato ad un paziente semiaddormentato dalla retorica della coesione sociale.
Ma tutto questo è quel che vogliono non solo in Vaticano ma anche a Berlino, a Londra e a Parigi: cinque anni di lento uniformarsi all’ipocrisia delle politiche dell’Unione Europea e alla creazione di un capitalismo caritatevole in salsa italica. Abbiamo vissuto gli anni della follia berlusconiana, vivremo adesso anni di un grigiore simile alla melassa. Un rigore in dosi calibrate, un governo più attento a non provocare la sensibilità della gente ossia senza i deliri della Fornero. Ma sostanzialmente invariato nella sua formula.
Il neoliberismo arriverà ma piano, sommessamente, senza dosi massicce ma arriverà. O, meglio, è già qui.

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