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Siete convinti che il debito pubblico sia il vero problema di questa nazione? Vi hanno drogato dal punto di vista informativo in modo definitivo o avete voglia di ragionare?
Se il problema fosse il debito pubblico le nazioni che l’avevano basso all’inizio della crisi, a rigore, avrebbero dovuto soffrire meno. Ad esempio la Spagna. La nazione iberica, infatti, negli anni precedenti alla crisi, presentava un rapporto fra debito/PIL assolutamente basso: 36,2% nel 2007, 39,8% nel 2008. La balla del debito pubblico messa in giro da Monti, dalla banda dei neoliberisti ora concentrati insieme a Giannino nel loro partitino da cabina telefonica è dura a morire. In più ci si mettono tutte le agenzie di informazione. Perciò dentro ogni bar basta dire “il debito pubblico in Italia è troppo alto” e tutti annuiscono. Un riflesso condizionato che oramai è penetrato nel cervello degli italiani.
Perché il vero problema è la perdita di competitività, non certo il debito pubblico.
E per parlarvi di competitività devo spiegarvi qualcosa di un po’ complesso: il CLUP. Il CLUP è il costo del lavoro per unità di prodotto.  In altre parole è il rapporto fra redditi unitari da lavoro dipendente (ossia il costo del lavoro per addetto), e la produttività media del lavoro (ossia il prodotto per addetto).
La perdita di competitività si verifica quando i prezzi interni aumentano rispetto ai prezzi medi internazionali. Quando succede questo solitamente le banche centrali svalutano la moneta per riacquistare competitività. L’Italia, prima dell’euro, ma non solo l’Italia, l’ha fatto molte volte. Ora non può più farlo perché con l’introduzione dell’euro non ha più il governo della moneta. Tenetevi a mente questa cosa perché adesso andiamo in Germania.
Un dato certo è che dal 2003 al 2009 i salari dei lavoratori tedeschi sono cresciuti dell’ 1% annuo. Contemporaneamente – sempre in Germania – i prezzi sono saliti in media del 2%. Questo significa che il lavoratore tedesco in media ha perso ogni l’1% di salario reale perché non c’è stato adeguamento totale alla crescita dei prezzi.
Ma vi ripetono che il problema è il debito pubblico. Va bene: guardiamo i dati prima della crisi. Periodo 2000-2005. La Francia aumenta in cinque anni il suo debito pubblico del 9,3%, la Germania l’aumenta del 8,3%, il Portogallo l’aumenta del 14,3%. Se andiamo a vedere i Paesi che stanno nei guai avrete una sorpresa: la Grecia tra 2000 e 2005 l’abbassò del 3,2%, l’Irlanda del 10,4% l’Italia abbassò il suo debito pubblico del 3,2%. La Spagna – pensate un po’ – riuscì ad abbassarlo del 16,2%.
Allora qualcuno potrebbe chiedere: come mai il debito pubblico tedesco tra 2003 e 2009 è aumentato? La risposta è che i tedeschi hanno avuto maggiori spese passando da 923 a 1043 miliardi di euro, minori spese non compensate dalle entrate che sono cresciute ma di poco. Il governo tedesco in 6 anni spese 120 miliardi in più. Magari potreste domandarmi: come hanno speso questi soldi? Hanno speso 90 miliardi per sostenere le imprese e il mercato del lavoro, poi hanno aumentato le spese per il settore scolastico e universitario di 8 miliardi e hanno speso 3 miliardi in più per l’edilizia popolare.
Allora adesso mette insieme i dati e farete una scoperta: da un lato il governo tedesco tagliava i salari dell’1% annuo e dall’altro lato compensava i lavoratori dandogli sostegno, più istruzione, più case. In questo modo i lavoratori tedeschi non si sono ribellati, non hanno sentito come in Italia tutto il peso della “austerità” e dei tagli lineari.
Perciò i Tedeschi hanno giocato sporco: hanno sostenuto le loro aziende (mentre chiedevano a gran voce che gli altri Paesi europei non lo facessero) e contemporaneamente – grazie alla perdita di valore di acquisto dei salari – hanno fatto crescere la loro competitività.
Allora qual’è la morale? E’ che i tedeschi quando serve – senza porsi troppi problemi – il debito pubblico l’aumentano eccome. E l’aumentano in modo intelligente, per aumentare la competitività senza spezzare le reni della gente con una austerità priva di senso.
Ma sento già qualcuno che mi dice: “ci stai dando dati vecchi, poi è arrivata la crisi e ha cambiato tutto”. Eh no. La crisi è arrivata per noi e molto meno per la Germania. Certo i Tedeschi hanno avuto i loro problemi e una fetta del surplus accumulato l’hanno speso per salvare le loro banche. Ma quando è arrivata la crisi – grazie a quello che avevano fatto prima – l’hanno scaricata su di noi “cicale”. Perché la Germania ha funzionato come una pompa che ha succhiato risorse agli altri. Siccome la Germania è nell’Euro per guadagnare competitività non ha svalutato la moneta, ha ridotto i salari e aumentato il debito pubblico per mantenere la coesione sociale. I Tedeschi – nonostante quello che si dice – non hanno il tabù del debito pubblico perché aumentandolo sapevano benissimo che – proprio grazie all’aumento di competitività – si sarebbero ripresi molto più dei 120 miliardi. L’operazione che i Tedeschi hanno fatto si chiama deflazione competitiva che ha reso moltissimi soldi. Ne volete la dimostrazione? Bene guardate la variazione del saldo commerciale tedesco. Nel 1999 la bilancia commerciale tedesca era in attivo per 91 miliardi di euro, nel 2007 era in attivo per 239 miliardi! E di questi 239 miliardi ben 157 sono arrivati dagli altri Paesi europei. Nell’Europa del sud (Grecia, Spagna, Italia, Portogallo) le vendite dei Tedeschi sono andate a gonfie, gonfissime vele. Nel 1999 compravamo, noi sudisti d’Europa, merci tedesche per 21 miliardi di euro, nel 2007 per 97 miliardi di euro. La Germania si è arricchita con la domanda di beni degli altri Paesi europei e ha mantenuto bassa la domanda interna. Oggi con la crisi continua a tenere bassa la sua domanda interna. Se aumentasse staremmo un po’ meglio tutti.
L’unico modo per uscire dalla crisi per noi italiani, per i greci, per gli spagnoli sarebbe a nostra volta aumentare la produttività. Ma la ricetta europea, la ricetta di Berlusconi, poi quella di Monti è sempre la stessa: tagli, aumento delle tasse, attacco ai diritti dei lavoratori. La cosa più immorale è che in Italia da anni si sta cercando di rilanciare la competitività attraverso la disoccupazione. Quando c’è disoccupazione – e quindi quando c’è molta domanda di lavoro – la disponibilità alla moderazione salariale di quelli che un posto ancora ce l’hanno è massima. Nessuno è disponibile a perdere il posto di lavoro in tempi di crisi. Più disoccupazione c’è più i salari reali diminuiscono e le persone sono disponibili a lavorare di più per quattro soldi, a non chiedere aumenti. Ma ottenere un aumento di produttività lasciando che la disoccupazione aumenti è un suicidio economico se, contemporaneamente non si fa qualcosa per sostenere le persone, ossia spendendo dei soldi e aumentando il debito pubblico. I tagli, l’austerità in più non ci farebbero ottenere nulla come non ci hanno fatto ottenere nulla sino ad ora. I tagli oggi come oggi hanno come unico scopo quello di farci arrivare alla stessa inflazione della Germania. E sarebbe già un buon risultato. Ma pensate che la Germania starebbe a guardare? Avendo molte più risorse annullerebbe il vantaggio conseguito da noi che arranchiamo con una altra manovra con ulteriori ribassi competitivi dell’inflazione.
Ecco che sento l’ultima domanda: “allora che si fa?”. Si fa quello che Monti non vuol fare, che Berlusconi non ha mai fatto. Quello che i raffinati neoliberisti alla Giavazzi e alla Ichino vogliono scongiurare. Si tengono bassi i salari non spingendo alla disperazione le persone attraverso la disoccupazione ma attraverso una politica di sostegno al reddito esattamente come quella fatta dai Tedeschi tra 2003 e 2007. Non ti aumento lo stipendio ma lancio una politica di edilizia popolare o trovo altri strumenti per farti pagare meno l’affitto. Non ti aumento lo stipendio ma sostengo con una politica espansiva il mercato del lavoro. Insomma prendo in mano Keynes e a calci nel sedere i rappresentati di quel neoliberismo suicida che sta uccidendo questa nazione.

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