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Yi-Fu Tuan

Se lo cercate su Wikipedia in italiano non lo troverete. Anche la pagina in inglese è davvero striminzita e dice poco o nulla. Yi-Fu Tuan è un professore di geografia umana che compirà 84 anni nel dicembre di quest’anno. Nato in Cina, giovanissimo, è emigrato ed è arrivato negli Stati Uniti che sono la sua seconda patria. Ha insegnato molti anni all’Università del Minnesota. Per vedere la sua faccia (che a me fa pensare un poco allo Yoda di “Guerre Stellari”) potete consultare il suo sito web personale. Di lui in italiano è stato edito un solo libro dieci anni fa dal titolo “Il cosmo e il focolare”. Originariamente il titolo era “Il cosmo e il cuore” ma, per un vezzo tutto italiano, i nostri traduttori lo hanno reso parecchio male. Perché lo propongo come lettura in un blog che non si occupa di geografia? Perché dietro alla geografia Yi-Fu Tuan sta parlando di un argomento ancora più vasto: noi e la globalizzazione. Il punto di partenza di queste 160 paginette è il concetto di cultura e di come le culture si incontrano e si integrano. E in questo incontro il concetto di spazio diventa strategico. Ma non “spazio” inteso come dimensione fisica ma come dimensione ideologica. La globalizzazione produce uno “spazio ideologico comune”. Una enorme piazza nella quale condividiamo moltissimo con persone fisicamente distanti da noi. Il quadro di riferimento che ciascuno ha di sé, ossia la triade cultura-territorio-identità tende ad andare in pezzi e le persone percepiscono un disagio crescente. Percepire di essere dentro ad una cultura precaria, formata da elementi sconosciuti o poco conosciuti diventa problematico. La reazione che la maggior parte delle persone è stata quella di rifugiarsi nel piccolo, nel privato, nell’intimo, oppure nella creazione di “piccole patrie”, di identità polemicamente ristrette di fronte alla globalizzazione. La ricerca di aggregazioni su base locale è diventata una strategia consueta. Nel nostro Paese il localismo è dilagato con esiti in campi anche distanti. Ad esempio politicamente con il fenomeno della Lega o, nel Meridione, con movimenti “neo-borbonici”. Oppure la nascita di ideologie di consumo “a chilometro zero”, o di pensieri economici che cercano di porre in primo piano non più economie di scala ma economie simili a quelle di sussistenza. Globale e locale in lotta sono l’espressione di un periodo storico di transizione e di molta sofferenza personale. Stiamo vivendo dentro una epoca caratterizzata da profondi terremoti socio-economici accompagnati da un continuo sciame sismico emozionale. Yi-Fu Tuan è prezioso perché affronta questo cozzare tra globale e locale. Il “cuore” o il “focolare” è la famiglia, la cerchia di amicizie, la città nella quale viviamo e di cui conosciamo la topografia spaziale ed umana. Il cosmo è tutto ciò che sta al di là del focolare. E come riuscire a conciliare l’uno e l’altro è la lezione di Yi-Fu Tuan che guida chi ne legge i ragionamenti verso il concetto di “focolare cosmopolita”. Realizzarlo significa non sentirsi estranei ovunque si sia. Perciò si tratta di una lettura preziosa. Se riuscite a scovarlo in qualche rimasuglio di libreria o online vi consiglio vivamente di acquistarlo e di leggerlo con la calma che contraddistingue gli intenditori di sigari e cognac, seduti in poltrona e assaporando lentamente i concetti.

PS. A chi conosce l’inglese consiglierei quello che tecnicamente è il capolavoro di Yi-Fu Tuan: “Topophilia: a study of environmental perception”.

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