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Non credo che questo Paese dia abbastanza spazio ai giovani. Sono convinto che occorrerebbe svecchiare il corpo politico. Tuttavia, di fronte al fenomeno Renzi dei mesi scorsi sono rimasto piuttosto sconcertato e anche divertito. Sconcertato perché l’equazionismo ideologico che identifica con l’assenza di rughe il bello, il buono e il desiderabile mi sembrava tramontato per sempre dopo la metà degli anni Novanta. Divertito perché ho letto una enciclopedia di stupidate in giro per il web d far accapponare la pelle. Ad esempio l’autore del blog Flaneurotic – che consiglio sempre per la sua inedita mistura di foglio dedicato ai necrologi illustri dell’anno e ai ragionamenti spesso lunari – tempo fa si diceva entusiasta sostenitore di Matteo Renzi. Un gustosissimo pezzo intitolato “Matteo Renzi e il babau neoliberista” forniva uno spaccato del “nuovismo de noantri” che ha scosso l’Italia con la disfida di cartone inaugurata dal “rottamatore” toscano.
Flaneurotic la prende alla lontana. Lui non trova da nessuna parte il “neoliberismo” e addirittura con una capriola logica ci dice che siccome le politiche dell’Unione Europea non sono quelle di Reagan allora non ci si trova di fronte a politiche neo-liberiste. Insomma per Flaneurotic il neo-liberismo ha da essere di un bel colore netto, senza sfumature diverse, altrimenti no, non è neo-liberismo. E per farci capire cita – piuttosto a vanvera – il pensiero di von Hayek qualificandolo come antitecnocratico. Il che è la cosa più buffa che abbia mai letto a proposito di von Hayek e per capirlo basta pensare alla sua proposta di sostituire la democrazia con una demarchia ossia, nelle parole di Hayek: “un sistema di governo in cui, pur non essendoci alcun potere al di sopra di quello della maggioranza, anche questo sarebbe limitato dal principio secondo il quale esso possiede il potere coercitivo solo nella misura in cui sia stato predisposto in modo tale da essere legato a norme generali” (L’utopia liberale, p. 61). Hayek insomma – e lo esplicita più avanti – predicava una democrazia “corretta” con una buona dose di “competenti” non soggetti all’arbitrio del voto democratico. Ora non è difficile capire che i “competenti” alla fine sono i “tecnici”. Ora se è abbastanza evidente che Flaneurotic di Hayek ha una conoscenza diciamo “per sentito dire”, non ha miglior fortuna nell’acutezza percettiva di quel che accade intorno a lui. Flaneurotic si domanda: dove sta il neoliberismo in Europa? Scarta la Germania dicendo “parlare di modello neoliberista riferendosi alla Germania sarebbe un’evidente sciocchezza”. Flaneurotic è – probabilmente – troppo giovane per avere conoscenza dell’antichità del dibattito sulle diverse forme di capitalismo. Purtroppo nel 1991 Flaneurotic doveva portare i calzoni molto corti per ricordarsi un libro intitolato “Capitalismo contro capitalismo” di Albert, edito dal Mulino. L’autore all’epoca distingueva tra il modello anglo-sassone liberista e quello tedesco-francese keynesiano. E ripeto: correva l’anno 1991. Dal 1991 al 2013 sono passati ventidue anni. Gli anni necessari a permettere alla Germania di cambiare profondamente il proprio modello e a Flaneurotic di passare dai banchi delle scuole medie al tavolo con il suo computer per distillare saggezza nel suo blog. Il che significa che la Germania del 1991 non è la Germania del 2013. Il che significa che il modello renano è abbondantemente andato in pezzi. Neppure in Gran Bretagna Flaneurotic trova tracce di neoliberismo e dice “Soltanto l’UK thatcheriana degli anni ’80 risponde a certi criteri classificatori, ma quindici anni di New Labour meriterebbero una analisi più approfondita”. Certamente, la meriterebbero soprattutto da parte di Flaneurotic che della politica di Tony Blair in senso neoliberista non ha capito nulla. Perché – ipnotizzato dalla parolina Labour – forse ci vuol vendere Blair come qualcuno che ha fatto politiche diverse dal neoliberismo. Forse a Flaneurotic sfugge l’attività dell’attuale governo britannico come ad esempio il piano di tagli al welfare state da 30 miliardi di euro in discussione a Londra. Oppure gli sfugge la discussione sull’introduzione della Tobin Tax e l’incidenza delle attività finanziarie sul PIL britannico. Ma eravamo partiti da Renzi. Come ci arriva Flaneurotic? Con questo fulgido passaggio: “Tutti costoro chiamano regolarmente – in buona o cattiva fede – “neoliberismo” quello che dovrebbe essere una novità quasi assoluta per l’Italia: un libero mercato dotato di regole”. I costoro per Flaneurotic sono ovviamente “gente che teme di perdere il poco che ha (più in termini di diritti formali che non di opportunità reali), dai velleitari e dagli estremisti, dai furbetti beneficiari di piccole e grandi clientele di Stato, e infine da quella parte di ceto dirigente “riformista” che non ama il cambiamento in assoluto”. E, quindi, l’eroe di Flaneurotic era Matteo Renzi. Con quali ragioni rimane un mistero. O meglio probabilmente le uniche ragioni sono anagrafiche e queste ragioni hanno spinto il nostro Flaneurotic a palpitare per Renzi.
Ma Matteo Renzi ha affascinato qualcuno perché aveva un programma serio? Diceva qualcosa di veramente nuovo e sensato? Oppure dalla Leopolda in poi mischiava un po’ di giovanilismo da “big bang” e rimasticature di pensiero liberista? C’è qualcuno che può fare l’elenco delle “idee forti” di Renzi, rottamazione a parte? Renzi è piaciuto a un certo elettorato di sinistra che – come Flaneurotic – in realtà si professa vagamente di Sinistra senza esserlo mai stato realmente. Era abbastanza semplice prevederne la sconfitta misurando il residuo di Sinistra rimasto all’anemico PD. I delusi dovrebbero fare un esame di coscienza e cogliere uno strano parallelismo. Monti si dice oggi progressista e non conservatore. Nel far ciò fa mima Hayek che. molti anni or sono, scrisse il volumetto “Why I Am Not a Conservative”. Monti come Hayek dava del conservatore a chi voleva mantenere uno straccio di welfare state, un equilibrio nelle diseguaglianze e tante altre cose ancora che si definirebbero di Sinistra. Ma sono in dubbio che questo parallelismo dica qualcosa a Flaneurotic.
Ma il rimane il punto: in Europa si stanno adottando politiche neoliberiste? E queste politiche neoliberiste puntano a creare, come sosterrebbe Flaneurotic, “un libero mercato dotato di regole”? Al momento le politiche neoliberiste stanno semplicemente preparando il terreno. In altri termini: finire lo smantellamento dei principi del welfare state. Un percorso lento che – approfittando della crisi – sta procedendo piuttosto bene. Più velocemente in Grecia e in Spagna, più lentamente altrove. Più la crisi colpisce più si verificano le condizioni per cambiare politiche. Naomi Klein nel 2007 aveva scritto un interessante saggio dal titolo “Shock Economy” studiando gli effetti dell’applicazione delle teorie neoliberiste in sessanta paesi. Un saggio che anche Flaneurotic farebbe bene a leggere, giusto per scrivere cose meno folkloristiche.

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