Premesso che non mi intendo di scuola – che non frequento dai tempi della maturità sostenuta in un’altra era geologica – non voglio qui discutere sul merito della polemica che si è scatenata intorno al nuovo concorso a cattedre nella scuola italiana. Voglio prendere spunto invece da un articolo apparso sul Corriere della Sera del 9 settembre scorso. Firmato Roger Abravanel, sì proprio lo stregone della meritocrazia ipocrita di cui ho parlato qualche tempo fa. Madonna pellegrina delle Università italiane dove dispensa il suo verbo “meritocratico”, Abravanel è diventata anche una delle penne del Corrierone. Sono passati i tempi nei quali a via Solferino si aveva gente del calibro di Buzzati in redazione, adesso ci si accontenta di Abravanel. Verrebbe da dire “contenti loro …” se non fosse che questo pseudo-intellettuale tuttologo, i cui unici meriti sono evidentemente, quelli di aver lavorato per più di 30 anni nella multinazionale dei cacciatori e tagliatori di teste della McKinsey & Company, e di gestire un fondo di private equity israeliano, discetta con la sua arroganza ben conosciuta sulla scuola italiana. Un giorno scriverò qualcosa di approfondito sulla truffa della meritocrazia di cui Abravanel straparla da tempo. Oggi mi limito a farvi notare il tono da arrogante padrone del vapore che dalle colonne del Corriere diffonde. Poiché ci sono insegnanti che hanno fatto il concorso dieci anni fa e ancora vivono in condizioni di precarietà, il nostro Abravanel pone la sua domanda fatidica: “quale insegnante preferireste per vostro figlio, una signora 45 enne oggi al numero 152 della graduatoria di merito di un concorso di 10 anni fa, o una giovane trentenne che è risultata tra i primi a un concorso fatto in questi giorni?”. E l’astuto Abravanel si sente d’aver assestato il colpo finale meritocratico alla questione della scuola con questa frase da slogan amerikano. Mi viene da pensare che ci si potrebbe anche chiedere “quale editorialista preferireste al Corriere della Sera, Abravanel ingegnere di 66 anni con nessuna esperienza diretta di ciò di cui parla o un giovane giornalista trentenne appena entrato nell’Ordine con grande merito?”. Perché un vecchio adagio diceva che è facile fare gli eroi con il culo degli altri ed è questo che Abravanel fa oramai da gran tempo. Che ne facciamo signor Abravanel della professoressa 45 enne? La rottamiamo come vorrebbe Renzi con D’Alema? La uccidiamo a colpi di lavagna? Per sostituirla con chi? Perché poche righe più avanti l’eroe della meritocrazia scrive che “la media dei nostri giovani che escono dalle scuole e dalle università è molto meno preparata, con gravi conseguenze per la crescita complessiva dell’economia”. Ed allora mi sfugge la logica. Il primo in graduatoria, il trentenne che dovrebbe sostituire la quarantacinquenne, sarà il primo relativamente al livello medio dei concorrenti. Cioé a seguire la logica accattona di Abravanel potrebbe succedere (visto che il trentenne è uscito da poco dall’Università) che la quarantacinquenne sia molto più preparata. Ma lasciando ad Abravanel i suoi deliri logici, si potrebbe anche dire che la “meritocrazia” è il frutto di diversi elementi. Un elemento è possedere la padronanza della materia che si insegna e questo lo si appura con un concorso. Altro elemento è la capacità – tra le altre – di generare empatia, saper condurre e capire gli studenti verso un percorso formativo. E questo è il frutto dell’esperienza. Ma Abravanel considera che al primo posto ha da stare il primo in graduatoria ad un concorso a prescindere da ogni altra considerazione. Basterebbe questo per sperare che, prima o poi, Abravanel diventi talmente ricco (e probabilmente già lo è) per ritirarsi a vita privata. Reso orfano del suo incarico con la caduta della Gelmini, lo stregone ha il dente avvelenato con il governo Monti e la sua politica scolastica. E cosa fa? Strombetta la necessità di mandare ispettori e di comunicare i risultati delle prove Invalsi. Ammetto che ho dovuto documentarmi su cosa mai siano le prove Invalsi. Santa Wikipedia mi ha aiutato e ho letto qui della pagliacciata che hanno rappresentato. E soprattutto ho letto il vecchio articolo che in proposito aveva scritto Luca Ricolfi nel 2009. Direi che ce n’è abbastanza per pensare che lo stregone stia difendendo un sistema di misurazione della “meritocrazia” simile per efficacia ad una cannuccia usata per l’estrazione del petrolio.
Ma come vi dicevo non voglio entrare nel merito. Quel che voglio notare si riferisce alla credibilità di Abravanel come guru della “meritocrazia”. Non mi colpisce tanto che fosse il consigliere di una ministra che ha avuto con la scuola un rapporto stranamente tortuoso. Risulta infatti che la ex ministra sia transitata dal liceo statale a quello confessionale per ottenere la agognata maturità. Certamente lo avrà fatto per passare da una scuola facile dove c’era poca meritocrazia ad una durissima dove la meritocrazia era una religione. Non ne dubito. Il nomadismo intellettuale della Gelmini ha poi avuto un ulteriore episodio quando, per diventare avvocato, ha deciso di sostenere la prova in Calabria. Anche qui certamente per trovare la possibilità di essere valutata nel modo più inflessibile possibile. Ora Abravanel ha servito questo ministro con questo curriculum parlando di meritocrazia. Lascio a voi i cattivi pensieri. Ma queste sono cattiverie, la questione è: quali sono i titoli meritocratici che Abravanel vantava rispetto ad altri possibili “esperti” del mondo della scuola? Nessuno che mi sia evidente, se non la vicinanza di amorosi sensi politici con il partito allora al governo.

Conclusione: la meritocrazia di Abravanel vale per tutti tranne che per i suoi padroni e per sé stesso. E, dunque, questa meritocrazia ha il valore di una impostura. In nome di questa dovremmo licenziare la professoressa stagionata? O non sarebbe meglio licenziare dal mondo della sensatezza intellettuale Abravanel?

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