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Obama – formulo una previsione e non un augurio – vincerà le elezioni. Per due motivi: il primo è che il suo avversario, Mitt Romney, è così scopertamente impresentabile che soltanto un idiota potrebbe volerlo votare. Giusto per chiarirci Romney  è proprietario di uno di quei fondi di private equity, la Bain Capital, che ha fatto soldi a palate con la crisi. In più – fatto squisitamente americano – è mormone e i mormoni non godono illimitate simpatie. Gli altri mormoni che hanno provato a candidarsi in passato non hanno avuto molta fortuna.
Obama vincerà le elezioni perché ha un programma sensato. Lo diceva l’11 settembre Paul Krugman sul New York Times: “Ciò che Obama propone è, per la maggior parte, la continuazione della attuale politica fiscale e di spesa”. Krugman dice chiaramente quello che pensano in molti a Washington: “non c’è un grosso mistero” su ciò che vuol fare Obama. Romney sbandiera un taglio delle tasse da 5 miliardi di dollari ma non dice nulla su come vuol farlo. Nebbia pura.
Perché Romney non specifica il suo programma assomigliando al Berlusconi del “milione di posti di lavoro”? Perché non può farlo. Se scende nei dettagli la proposta si sfarinerebbe.
Mitt Romney è un ideologo. La sua ideologia si chiama liberismo. La sua proposta è l’arrogante atto di fede della teoria liberistica: abbassare le tasse significa permettere ai ricchi di spendere e le briciole che cadranno dal tavolo della mensa dei ricchi miglioreranno l’economia. Questo è il verbo liberista e Romney è il suo profeta. Ma quando ai liberisti chiedete di specificare, di indicare quali tagli occorre fare, come questi tagli vanno fatti, come verranno gestiti i servizi essenziali li vedrete svaporare all’istante. Magari vi forniranno tabelle matematiche o citeranno le teorie di quel pazzo demente di Nash con tanto di grafici e di numeri. Ma svaporeranno. Perché il liberismo non è una teoria economica: è soltanto una ideologia criminale al pari del nazismo e dello stalinismo. Una ideologia focalizzata sugli interessi di una classe (abbiente) contro il resto delle classi medie (che distrugge).

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