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Il 9 settembre scorso Ludovico Pizzati ha scritto un post intitolato “Il dilemma della massaia” su NoiseFromAmerika. Io lo ribattezzerei “La non analisi di Pizzati”. Potete leggervi integralmente l’articolo cliccando qui. Per chi, comprensibilmente, non ne avesse voglia lo riassumo. Pizzati ci dimostra che negli Stati Uniti una massaia che acquista una lavastoviglie “guadagna” quello che lui chiama otto dollari. Pizzati lo chiama “costo opportunità”, ossia la massaia nella mezz’ora nella quale evita di fare i piatti grazie alla lavastoviglie avrebbe l’opportunità di guadagnare invece da qualche altra parte e con qualche altra attività i famosi otto dollari lordi. Lordi perché va dedotto il costo dell’energia e il costo di ammortamento della lavastoviglie. La massaia italiana, invece, ritrovandosi a dover fare i conti con un costo dell’energia doppio rispetto agli Stati Uniti. Doppio perché lo Stato (cattivo e keynesiano) ci mette sopra più tasse. Il costo dell’energia rende ancora conveniente comprare una lavastoviglie in Italia rispetto agli USA ma meno, molto meno, ci dice Pizzati. Perché “l’energia costa il doppio, gli stipendi sono la metà e un elettrodomestico costa il doppio”.
Con un doppio salto mortale carpiato a destra (e dove se no?) Pizzati esporta il paradigma della lavastoviglie (lui lo chiama dishwater index, ma io sono vecchio e se posso evito l’inglese in presenza di alternative indigene) all’economia dei paesi. Concludendo che gli USA sono più competitivi della Germania e, ovviamente, dell’Italia. E la competitività, ci vorrebbe dire Pizzati, da dove deriva? Ma ovviamente dal fatto che negli USA non c’è uno Stato rapace come in Italia. Perciò meno Stato uguale più competitività. Insomma riecco la solita minestra liberista. Per favore evitate lo sbadiglio.
Facciamo un giochino e continuiamo a stare alle spalle della massaia americana di Pizzati. Ammettiamo che la massaia in oggetto ruzzoli dalle scale mentre la lavastoviglie sta lavando i piatti. Ruzzolare è un caso della vita e incorre spesso quando la fretta ci spinge. Tenete conto che la nostra massaia sta correndo per guadagnare gli otto dollari che può guadagnare nella mezz’ora resa libera dalla lavastoviglie. Perciò sbadatamente inciampa e si rompe una gamba. Lasciamo perdere il fatto che a questo punto ha perso l’opportunità non solo degli otto dollari, andiamo oltre. La massaia deve essere portata in ospedale. Ammettiamo che la poveretta – pur con l’intenso dolore che prova – sia abbastanza lucida per ricordarsi che non ha pagato gli ultimi tre mesi della assicurazione sulle spese mediche. La signora ha meno di 5 anni perciò non gode della copertura Medicaire, non è a basso reddito e non beneficia del programma Medicaid. La nostra massaia americana si trova in uno dei pochi  Paesi al mondo (insieme alla Cina e al Sud Africa) dove manca una copertura sanitaria universale. E la nostra massaia appartiene a quel 16,3% di popolazione statunitense che nel 2010 non aveva alcuna copertura assicurativa. Il che tanto per chiarirvi le idee equivale a 49,9 milioni di persone. La massaia americana per questo motivo si ritrova in un Paese dove il tasso di mortalità infantile è tra i più alti del mondo industrializzato. La nostra massaia non è neppure una veterana dell’Irak o dell’Afghanistan perciò il locale ospedale gestito dal Veterans Health Adminsitration chiederà l’assicurazione. La nostra massaia non è una nativa americana perciò il vicino ospedale gestito dall’Indian Health Service la costringerà a pagare. Se le andrà bene dovrà lasciare almeno cento dollari per l’ingessatura e altrettanti se qualche parente o vicino non sarà così gentile da accompagnarla in un ospedale e dovrà chiamarsi una ambulanza.
Se la stessa cosa accadesse alla massaia italiana le cose andrebbero diversamente. Perché è vero che la massaia italiana paga l’energia di più di quella americana ma quel di più, una parte di quel di più, serve a far sì che non debba pagarsi una assicurazione privata e possa essere assistita come si deve pressoché gratuitamente. Già perché il vecchio spirito fondativo delle tasse serve a istituire un principio di distribuzione universalistica dei servizi. Che è proprio quello che Pizzati e i suoi amici liberisti vedono come il fumo negli occhi.
Ma veniamo alla tanto sbandierata competitività. Gli stati Uniti spendono una cifra spropositata in assistenza sanitaria in un Paese dove non c’è assistenza sanitaria. Gli Stati Uniti hanno il più basso numero di medici e infermiere in rapporto alla popolazione. Insomma se volete i numeri nel 2010 gli Stati Uniti hanno speso nientemeno che l’8% del loro PIL in più rispetto a quello medio speso nel resto del mondo. E Pizzati ci sta parlando di competitività? Di quale competitività parla quando il sistema liberistico in campo sanitario diventa una palla al piede della competitività USA? Insomma Pizzati, lasci stare le massaie che quelle italiane stanno molto meglio della media di quelle americane. E se pensa che si possano lavare bene i piatti di una famiglia di quattro persone in un quarto d’ora …  si compri senz’altro una lavastoviglie, almeno i piatti li avrà puliti.

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