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Avrete certamente notato che uno dei concetti che Monti pronuncia con maggiore frequenza è quello secondo cui la sua missione è quella di “cambiare la mentalità degli italiani”. Questa. al di là della perplessità e del fastidio che può suscitare l’idea di essere “cambiati” secondo la volontà di una persona come Monti o come la Fornero, non è una semplice battuta. “Cambiare la mentalità delle persone” è una idea fissa e ben precisa dei neoliberisti. Quando si esprimono nei loro testi sono più precisi: l’obiettivo è far diventare le persone delle imprese. Come scriveva Foucault questo significa fare in modo che “il tessuto sociale possa scomporsi, suddividersi, frazionarsi, non secondo la grana degli individui, bensì secondo quella dell’impresa”. La vita deve essere vissuta come una impresa. Il rapporto di un essere umano con la proprietà privata , con la conduzione della famiglia, con il sistema assicurativo, con i trasporti devono spingerlo a “pensare come una impresa”. La società deve prendere a modello l’impresa, perché è l’impresa che diviene il modello sociale universalmente generalizzato. Rüstow, nel corso del Colloquio Lippmann del 1939, disse: “l’economia del corpo sociale organizzato secondo le regole dell’economia di mercato: è questo che bisogna fare”. I neoliberisti continuano a ripetere che occorre “creare un quadro politico e morale” che fondi una comunità non disgregata, che garantisca cooperazione tra le persone “radicate e socialmente integrate”.
Ma i neoliberisti tedeschi su questo argomento cedono il testimone ad altri. Saranno i neoliberisti americani, i più pericolosi, a tentare di attuare le teorie dei tedeschi. Il primo obiettivo dei neoliberisti americani è dimostrare come sia possibile applicare i principi dell’impresa e della concorrenza a campi che normalmente pensiamo non c’entrino nulla con l’economia. L’esempio più classico è la teoria della famiglia come unità economica. Un figlio è un investimento. Dedicate del tempo ai vostri figli? Sì? Bene, i neoliberisti americani vi diranno che questo tempo è destinato a produrre  il capitale umano del vostro bambino. Il quale, una volta diventato grande, se il vostro investimento sarà stato corretto, produrrà un reddito ossia il salario che percepirà lavorando. Ma il genitore cosa ci guadagna? Ci guadagna – dicono i neoliberisti – un reddito psichico: la soddisfazione che ha nel prendersi cura di suo figlio. Perciò il rapporto genitore-figli è perfettamente inquadrabile in una logica economica. Ecco perché, ci dicono, più una famiglia è benestante meno figli fa. Perché l’investimento fatto su un figlio di una persona ricca richiede molto sforzo: si sta creando un bambino con un elevato capitale umano che diventerà un alto reddito.
Se credete che io vi riferisca delle follie, vi sbagliate: tutto questo è scritto nero su bianco. E non basta: i neoliberisti americani si sono interessati anche al matrimonio. Uno specialista in questo settore è Jean-Luc Migué un neoliberista canadese famoso per il suo interesse verso l’applicazione dell’economia alle persone. Migué scrive  a proposito delle analisi dei neoliberisti: “Uno dei grandi contributi recenti dell’analisi economica è stato quello di applicare integralmente al settore domestico il quadro analitico tradizionalmente riservato all’azienda e al consumatore […] si tratta di fare del nucleo familiare una unità  di produzione allo stesso titolo dell’azienda classica […] cosa è infatti un nucleo familiare, se non l’impegno  contrattuale di due parti a fornire degli input  specifici e condividere, secondo determinate proporzioni, i benefici dell’output della vita domestica?”. Il matrimonio è un quadro economico, la crescita dei figli è creazione di capitale. Ovviamente vi sto dando solo degli assaggi, delle pillole del pensiero neoliberista. Ma il dato centrale è questo: cambiare mentalità alle persone significa renderle parte di una gigantesca macchina economica formata da altre macchine più piccole sino alla macchina economica di base che è la famiglia.
C’è un film canadese, un documentario molto bello che è stato realizzato nel 2008 in Canada. Si intitola “L’encerclement” ossia l’accerchiamento. In questo documentario si dice esattamente – e meglio – quanto sto descrivendovi. E poiché è un documentario che si basa sulle parole degli stessi neoliberisti vi trovate anche Migué. Alcuni spezzoni sono presenti anche nel sito. Vi suggerirei di procurarvelo. Naturalmente non sarà mai tradotto in italiano. Allora, quando ho deciso di intitolare questi post “Storia breve della criminalità neoliberista” qualcuno magari ha pensato ad una esagerazione di cattivo gusto. Ma credo che sia sempre più chiaro come ciò di cui stiamo parlando è un progetto preciso, pervasivo e mortale per la società così come la conosciamo oggi. Siamo di fronte ad una ideologia che ha più armi del nazismo e dello stalinismo per piegare le coscienze. Una ideologia che opera senza violenza manifesta e che ci lascia tutti nella convinzione di vivere dentro delle democrazie. Dalle dittature classiche era possibile difendersi perché erano evidenti, l’ideologia neoliberista agisce sotto traccia, inavvertita e silenziosa. L’unico antidoto è prenderne coscienza.
Alla prossima puntata.

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