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No, non sto per dire che il mondo dell’economia è ridotto ad un bordello. Sarebbe per certi versi una dichiarazione ovvia. Sto parlando del gettito fiscale della prostituzione. In Germania, pare, esercitare la prostituzione è legale. Le quattrocentomila prostitute locali pagano regolarmente le tasse e grantiscono alle casse del fisco tedesco poco meno di quattro miliardi di euro all’anno.

In Italia? Si può fare: lo prevede una sentenza della Cassazione che ha equiparato la professione più antica del mondo — e i relativi incassi — a qualsiasi altra attività lavorativa autonoma. E lo hanno stabilito anche moltissime sentenze delle commissioni tributarie provinciali e regionali contro i ricorsi delle prostitute. L’Agenzia delle Entrate però non spinge su questo versante perché la prostituta da strada è nel 99% nullatenente e non vi è nulla in suo possesso che sia “fiscalmente aggredibile”. Le prostitute “aggredibili” sono quelle ad uno scalino più alto. Il sistema italiano è una specie di redditometro: confronto tra reddito dichiarato e tenore di vita. Se l’Agenzia ritiene di trovarsi di fronte ad una prostituta professionista  si attribuisce una partita Iva d’ufficio e si calcola il 21% a titolo Iva oltre all’Irap e alle imposte sui redditi. Se la prostituta è occasionale il reddito viene determinato in base al possesso dei beni e l’Agenzia chiede l’importo calcolato.

Tutto bene dunque? Per niente. Lo Stato italiano fa il biscazziere con lotterie e gratta e vinci, mantiene il monopolio sui tabacchi, il tutto senza troppi problemi etico-morali. Di fronte alla prostituzione la strada maestra invece non viene seguita. E la strada maestra è ovviamente quella di legalizzare la prostituzione, organizzarla e, perché no, farci anche uno studio di settore. Contemporaneamente prevedere pene severe e applicate contro la prostituzione non registrata. Si fa in Germania con ottimi risultati: basta imitare il modello. Ma siamo in Italia e una soluzione del genere farebbe venire il mal di pancia al Vaticano, che ha già i suoi problemi a pagare le tasse sul suo patrimonio immobiliare. Molti econimisti liberisti di casa nostra (gli Ichino, i Giavazzi e compagnia cantante) non si occupano di questioni del genere: materia troppo sporca per le loro eccelse menti economiche troppo intente a togliere i soldi da pensionati ed operai. Così i liberisti e i baciapile si trovano d’accordo nell’ignorare il problema.

Il governo Monti – supposto tecnico – nominalmente svincolato dai partiti potrebbe farlo? Certamente, ma, con tutta evidenza, meglio tassare gli operai che le prostitute. Meglio il signor Rossi pensionato che la signorina Ruby Rubacuori. In fondo essere nipote di Mubarak dovrà pur dare qualche privilegio.

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