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Ieri un ex dirigente d’azienda di quarantadue anni, disoccupato da qualche mese, si è gettato sotto un treno in Toscana. L’altro ieri si era impiccato un imprenditore agricolo sommerso dai debiti in Veneto. In Grecia non passa giorno senza qualcuno che – o pubblicamente o nel privato della propria casa – si tolga la vita. Le borse continuano a sprofondare (soprattutto Milano). Neppure Wall Street – nonostante i segni di ripresa dell’economia statunitense – ha segnato buoni risultati. I dati sulla produzione industriale italiana usciti ieri sono drammatici: -0,7% a febbraio rispetto a gennaio 2012 e -6,8% su base annua. Le ultime aste dei titoli di Stato italiani sono state deludenti (io direi disastrose, ma non voglio sprecare aggettivi che, probabilmente serviranno in futuro). Lo spread con i Bund tedeschi si è inchiodato a 379 punti di differenziale. Fuori di casa nostra adesso è la Spagna che è sotto pressione, nonostante a governarla sia un governo incline a tassare – come sempre – i poveracci e non i ricchi. Il prezzo dei carburanti durante il 2011 è salito del 16,7% quello della benzina, del 26% quello del gasolio. Considerato che quasi l’80% delle merci in Italia viaggia su gomma, è evidente che il riflesso sui prezzi al consumo è parallelo. Aggiungiamo un altro dato: lo Stato è debitore verso le imprese di circa 90 miliardi di euro. Questi mancati pagamenti si traducono in crisi di liquidità drammatiche. Le banche – pur avendo ricevuto molti regali non accordano crediti e, l’ovvio risultato, è il fallimento di imprese che muoiono pur avendo crediti sufficienti per sopravvivere. Secondo Confesercenti il fatturato della criminalità organizzata è di 137 miliardi di euro con un margine di utili di 104 miliardi. Di questi 65 miliardi in denaro contante. Fatto pari a 100 il costo del lavoro nel 1980, nel 2010 in Italia era sceso a 88,16. Questo significa che in trent’anni il costo del lavoro è sceso dell’11% (tanto per capirci più che in Germania dove è sceso del 10%). I lavoratori italiani costano meno alle aziende, sono molto più facili da licenziare e (a causa dell’alta incidenza della tassazione e degli oneri sociali il loro reddito medio disponibile è al di sotto della media europea. In altri termini se nell’Europa a 27 un lavoratore ha un reddito disponibile medio di 21.800 euro, in Italia ci attestiamo a 20.400. Un lavoratore tedesco ha un reddito medio disponibile di 28.800 euro. Certo qualcuno mi dirà: “Con la Germania non si possono fare confronti. Va bene: il lavoratore spagnolo ha un reddito medio disponibile di 22.700, il lavoratore francese 26.600, lasciamo perdere un inglese che è ad una inarrivabile media di 31.800 euro.
Questi dati, buttati in modo disordinato, li conosco io che sono l’ultimo dei blogger. Sono certo che li conosce anche il professor, senator, presidente del consiglio dei ministri, Mario Monti. Al “question time” del 25 gennaio 2012 il ministro Passera ha annunciato il piano economico per ovviare ai ritardi dei pagamenti che lo Stato deve alle aziende: su 90 miliardi di debito ha trionfalmente annunciato che sono disponibili 5 miliardi. Se qualcuno ha un debito con Equitalia di 90.000 euro provi a presentarsi con 5.000 e mi scriva cosa gli hanno risposto. Ma un conto è il cittadino, un conto è lo Stato. Immagino che sappiate l’impegno straordinario del governo Monti nella lotta alle mafie: zero. Immagino che conosciate la portata dell’impegno per favorire l’aumento del reddito medio disponibile: zero. Immagino conosciate i provvedimenti assunti per tutelare i lavoratori peggio pagati d’Europa: nessuno.
Qualcuno – giustamente – mi scrive: “cosa bisognerebbe fare? Tu cosa proponi?”. Sarebbe facile dire: io non sono il presidente del consiglio. Ma sarebbe anche parecchio vile. Il diritto di critica, a mio parere, ha un dovere parallelo: il dovere di proposta.
La difficoltà nel proporre sta nel fatto che Mario Monti è un liberista “moderato” (ossia meno oltranzista dei giovanotti di NoiseFromAmerika) ma pur sempre un liberista. Quel che è angosciante per me è che ciò che propongo è ben conosciuto da Monti. Ma Monti non è più un economista da molto tempo: è un ideologo. Perché i neoliberisti che hanno preso il potere in Europa e negli Stati Uniti – anche se occupano delle cattedre universitarie di economia – non sono economisti: sono i portatori di una ideologia così profondamente radicata da essere diventata una sorta di religione. Una religione che nega le evidenze anche se queste evidenze sono la sofferenza delle persone. In questo senso (so che qualcuno potrà giudicarmi esagerato) il neo-liberismo è la più pericolosa e criminale ideologia dopo il nazismo e lo stalinismo. La disperazione e la miseria globale che ha seminato non hanno paragoni. Ma, poiché si tratta di una ideologia travestita da teoria economica, facciamo fatica a fotografarla correttamente per quello che è: una ideologia che, come tutte le ideologie del XX secolo, semina infelicità e miseria.
Cosa si dovrebbe fare, dunque? In una parola, lo ripeto, ancora una volta, una politica espansiva. Lo Stato dovrebbe riprendere in mano il proprio ruolo. Perché il ruolo, il “dover essere” dello stato democratico è lavorare al benessere dei cittadini. Alla riduzione delle più intollerabili diseguaglianze, alla mediazione tra interessi del mercato e interessi dei cittadini. Perché il mercato per definizione non ha etica. Il mercato è interessato a massimizzare il profitto senza alcun interesse verso le conseguenze sulle persone.
Politica espansiva significa una robusta iniezione di liquidità. Significa pagare quei 90 miliardi alle imprese per permettere loro di non fallire e di stare sul mercato. Significa smettere di mentire e di accusare dei nostri guai i lavoratori peggio pagati d’Europa. Questa crisi non è una crisi del mercato del lavoro: il lavoro non è mai stato così a buon mercato, non è mai stato così precario. Una battaglia sull’articolo 18 è una battaglia che non serve all’economia ma è solo il desiderio di rompere le ossa al sindacato. Liberalizzare le farmacie, distruggere le professioni, eliminare il valore legale dei titoli di studio, straparlare di privatizzazioni sono affermazioni ideologiche non politiche.
E proprio perché questo governo si vanta di non essere un governo politico dovrebbe fare quello che i politici non hanno mai saputo fare: sconfiggere le mafie. Recuperare quei 140 miliardi all’anno frutto della malavita. Eliminare le mafie significa riprendere possesso di cinque regioni italiane. Significa realmente aiutare l’iniziativa privata che oggi è paralizzata e asfissiata dalla concorrenza criminale di aziende mafiose che hanno tutti i vantaggi di un facile accesso alla liquidità. Non si può competere con una azienda a capitale mafioso. E questo Monti lo sa, ma non fa nulla.
Allora, proprio perché non voglio fare un discorso da economista, la mia risposta sarà più semplice (forse anche semplicistica):

  1. Ridurre le diseguaglianze attraverso due leve: un serio recupero della evasione fiscale e una tassa patrimoniale che colpisca quel 40% dei cittadini che possiede il 90% della ricchezza nazionale.
  2. Iniettare capacità al sistema produttivo restituendo quei 90 miliardi di euro che lo Stato deve alle piccole e medie imprese
  3. Spendere denaro in opere pubbliche che servono: le ferrovie ad esempio (non la TAV che non serve a nulla) che usano i cittadini, investire somme ingenti nel sistema scolastico ed universitario riformandolo senza tagli ma al contrario dedicando più risorse.
  4. Istituire un patto per il lavoro smettendola di appoggiare i falchi di Confindustria e lasciando da parte le battaglie ideologiche sull’articolo 18. Riportare i salari alla media europea. Incentivare le aziende che funzionano e smettere di dare soldi a fondo perduto ad un sistema bancario che non sta facendo il suo mestiere.
  5. Promuovere una seria lotta contro la criminalità organizzata per recuperare risorse
  6. Fare un accordo con la Svizzera come è stato fatto da altri Paesi europei per rendere realmente difficile la vita degli evasori.
  7. Ridimensionare l’impegno di spesa militare riducendo il personale (e quindi le spese per gli stipendi) e producendo un piano nazionale di difesa realistico e adatto al Paese che, ad oggi, non si può permettere di svolgere un ruolo su teatri di tensione che non ci riguardano (in una parola Afghanistan).
  8. Ridiscutere l’intera politica del turismo e della valorizzazione dei beni culturali non contrapponendosi ai ministeri competenti ma facendo sedere intorno ad un tavolo unico operatori del settore e autorità preposte alla conservazione.
  9. Lanciare in modo definitivamente serio la banda larga e le infrastrutture informatiche per essere competitivi con il resto d’Europa.
  10.  Stabilire un reddito minimo e costituire seri ammortizzatori sociali per le famiglie in difficoltà e i giovani.
  11.  Promuovere una politica energetica alternativa che consenta alle famiglie di ridurre la bolletta energetiche non attraverso incentivi a pioggia ma attraverso incentivi che premino l’industria italiana (per intenderci fare in modo che gli incentivi per l’acquisto di pannelli solari sostengano il prodotto made in Italy e non il prodotto made in China)
  12.  Stanziare fondi per la ricerca scientifica applicata riordinando tutti gli enti di ricerca nazionali (Enea, Cnr, ecc.) e dando specifiche missioni e ambiti di innovazione. Con l’obiettivo finale di aumentare in modo significativo il numero dei brevetti nazionali.
  13.  Riordinare la spesa sanitaria istituendo un unico centro di spesa nazionale per evitare che il prezzo di ciò che occorre non abbia scandalose differenze tra una regione e l’altra.
  14.  Abolire in ogni caso possibile l’accesso ad incarichi di responsabilità in qualsiasi settore attraverso nomine che non tengano conto del merito e della professionalità dei candidati.
  15.  Aumentare la spesa per la giustizia completando gli organici dei magistrati, delle forze dell’ordine e dotando dei mezzi appropriati in grado di accelerare la macchina della giustizia nel suo complesso.

So benissimo che Monti non farà nessuna di queste cose. Perché queste cose non le ha chieste la lobby neoliberista europea alla quale appartiene. Ma qualcuno mi ha chiesto la mia ricetta, Non è una ricetta: sono, a mio avviso, le uniche cose sensate che nel giro di un anno bisognerebbe cominciare a fare.

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