Siamo ormai nell’aprile avanzato del 2012. Sia in lettere private che nei commenti di chi legge questo blog ritorna la solita (giustificata) domanda: “che fare?”. Domanda che è comprensibile visto lo Stato di confusione che regna nel Paese e nel Governo “tecnico” che lo sorregge.
Ma domandarsi cosa fare prima di capire cosa vuole fare Monti è sbagliato. Perché la difficoltà oggi è capire il vero punto di arrivo. Monti si copre (come si copriva Berlusconi) dietro alla famosa frase “ce lo chiede l’Europa”. Ma cosa ci ha chiesto veramente l’Europa? Non è un mistero, anzi: è tutto nero su bianco nella famosa lettera inviata ad agosto 2011 al Nonno Sporcaccione e che oggi il salvagente di pietra Monti sta cercando di seguire. Allora prima di domandarci “che fare” cerchiamo di capire “cosa vogliono fare” e vi propongo di farlo attraverso una lettura attenta della lettera in questione. Il testo della lettera, che ripubblico integralmente, sarà in corsivo, i miei commenti in carattere normale.
Prima di cominciare permettetemi una piccola nota polemica. Gli economisti neoliberisti non sono tutti uguali. O meglio: sono tutti parte di una ideologia economicista criminale per la vita delle persone ma tra loro differiscono per “intensità”. Ci sono quelli più e quelli meno moderati. Ci sono quelli travestiti da uomini di Sinistra (l’esempio di Ichino che faccio spesso è il più calzante) e quelli autenticamente assetati di sangue. In termini accademici potremo collocare i primi con la semplice etichetta di neoliberisti. I secondi sono noti come anarco-liberisti. In Italia i neoliberisti si raggruppano intorno al gruppo dell’Istituto Bruno Leoni. Si tratta di un pensatoio (è più bello dire think-thank, lo so) che dal 2003 promuove vari convegni e si è dato lo scopo di diffondere il verbo liberista e filoglobalizzante. Ha una sua casa editrice che meglio diffonde il verbo. L’attuale presidente è il senatore Nicola Rossi, un passato nel Partito Democratico, amico di Veltroni e oggi transitato nel gruppo misto. Il pensatoio liberista ha anche un blog che è curato da Oscar Giannino, giornalista dal glorioso curriculum vitae che oggi esterna dalle frequenze di Radio24, la radio di Confindustria. Giannini è per certi versi l’ala più popolare del “Bruno Leoni” tanto che tra le sue righe qualche calo di gusto (e di buonsenso, non solo economico) è abbastanza frequente. Il “Bruno Leoni” è più dotato di fondi (come faranno poi lo ignoro) rispetto all’ala anarco-liberista italiana che ha i suoi migliori esempi nel gruppo di NoiseFromAmerika. I miei lettori li conoscono perché li cito debitamente. Si tratta dell’ala più “purista”, un gruppo di emigree (sì per certi versi mi hanno sempre fatto pensare ai nobili francesi scampati alla ghigliottina nella Francia rivoluzionaria: stessa intelligenza viva con la stessa arroganza) che ha il vezzo di essersi autoproclamati come la crema degli economisti italiani costretti dalla patria ingrata a rifugiarsi oltremare. Molto anarco-liberisti e un bel po’ autoreferenziali ma virilmente onesti, non si nascondono dietro qualche paludamento nostrano e proclamano il mantra del neoliberismo più viscerale. Hanno conti da regolare con gli accademici italiani e fustigano i costumi della corrotta università italiana. Vanno a caccia di concorsi universitari più o meno truccati ma solo nei dipartimenti di economia. Non si interessano cioè del baronaggio universitario “in sé” ma solo quello praticato dalla loro tribù di appartenenza. Infatti sulla scandalosamente rapida carriera di Michael Martone e su quella della figlia del ministro piangente Fornero non hanno nulla da eccepire. Tra NoiseFromAmerika e il “Fatto Quotidiano” c’è una corrispondenza di amorosi sensi che non ho mai capito completamente. Alcuni emigree del gruppo di tanto in tanto scrivono da quelle colonne. La ragione di tale collaborazione me la spiego solo con la persistente sensazione che il Fatto Quotidiano sia il giornale di destra più acquistato da chi si sente di sinistra. Perciò non mi stupisce che il giornale di Marco Travaglio, figlio elettivo di Montanelli, trovi stimolanti i ragionamenti degli emigrati anarco-liberisti.
Vi ho fatto questa rapida carrellata sui due più attivi centri di evangelizzazione liberista per potervi mettere sull’avviso di un fatto che potreste trovare strano: sia questi due illustri pensatoi che l’umile estensore di questo blog di nicchia, hanno una pessima idea di Mario Monti. Ma – ed è questo l’avviso – per opposte ragioni che vi saranno chiare nella analisi della lettera della BCE. Giusto a titolo di anticipazione io credo che la lettera sia un attentato alla democrazia e alla libertà della nazione e del popolo cui appartengo. Sandro Brusco di NoiseFromAmerika invece ha definito la lettera “poco più di una serie di consigli tecnocratici minimali tesi a evitare il disastro”. Spero sia evidente la distanza di pensiero. Dopodiché verifichiamo insieme se le cose stanno come le mette Brusco. Insomma: vediamo se si tratta di consigli o di un diktat che fu inviato all’allora indecoroso governo Scilipoti-Berlusconi e che oggi è invece attuato dal più decoroso ma altrettanto pericoloso governo Monti-Sachs.

«Caro Primo Ministro, 
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori. 
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali. 
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.
Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1.Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed é cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro.
a) E’ necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
Ecco qui il primo suggerimento delle due teste fine Trichet e Draghi: liberalizzare i servizi pubblici e i servizi professionali. Tradotto significa che la BCE vuole che i servizi pubblici locali siano finalmente nelle mani dei privati. Il pacchetto di servizi pubblici da dare in pasto al mercato sono quelli che alcuni hanno cominciato a definire “beni comuni”: in primo luogo l’acqua. Notate la coincidenza. La lettera è di agosto e nel giugno avevamo votato contro la privatizzazione della gestione dell’acqua. La BCE – che notoriamente tiene in nessun conto la volontà popolare perché non viene eletta da nessun cittadino europeo – nonostante (e forse proprio per questo motivo) il referendum abbia respinto le privatizzazioni di un bene essenziale, ripropone la stessa ricetta. Privatizzare. Cosa ha fatto Monti che ha ereditato su questo versante la lettera inviata a Berlusconi? Ha attaccato quello che considerava la parte più facile della richiesta: quelli che la BCE chiama “servizi professionali”. Ossia se l’è presa con i tassisti, i farmacisti, gli avvocati e (molto) parzialmente con i notai. Con i tassisti la manovra gli è riuscita poco e male sino ad un nulla di fatto. Con i farmacisti ha ottenuto qualche risultato spacciando a noi cittadini l’idea che con qualche migliaio di farmacie in più la nostra vita sarebbe notevolmente cambiata in meglio. Con gli avvocati l’affondo ha sfiorato il ridicolo. Si è tentato e si tenta di scardinare la professione forense (già pauperizzata da sé) abolendo le tariffe professionali. Una orribile somarata che, anziché aiutare le persone, ha creato caos nei tribunali (che ad esempio non avevano più riferimenti per liquidare i gratuiti patrocini) e che – se perseguita ancora – permetterà di aggiungere caos a caos. Monti ha difeso la sua attività in questo settore alimentando con la magica parola “casta” quel tanto di “forcolandia” che c’è nel Paese. Mentre da un lato Monti invoca la coesione sociale, dall’altro infatti, utilizza a piene mani il sistema di criminalizzare gli obiettivi delle sue riforme. Oramai dopo il giornalismo che strizza l’occhio al populismo di Stella, basta inquadrare l’obiettivo nella infame classificazione di “casta” ed il gioco è fatto.

b) C’é anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
Qui il duo Monti-Fornero ha lavorato con più costanza. La BCE ordinava di subordinare il lavoro alle esigenze dell’imprenditoria italiana. Dopo vent’anni di precarizzazione del lavoro occorreva dare il colpo decisivo ai contratti collettivi di lavoro. Ossia togliere quell’ultimo straccio di copertura di diritti che deriva dai contratti nazionali. Grazie alla complicità di UIL e CISL su questo versante il Governo ha ubbidito con qualche risultato in più. D’altro canto nelle fabbriche è la CGIL ad avere il maggior peso rispetto alle due altre centrali sindacali. In cambio dell’immobilità verso una seria riforma della Pubblica Amministrazione (nella quale UIL e CISL fanno il pieno) Monti ha potuto andare a caccia dello scalpo degli operai peggio pagati d’Europa da mostrare alla BCE. La battaglia sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non è una battaglia economica: non serve a nulla per uscire dalla crisi. Serve soltanto a espellere dal mercato del lavoro chi ha una costosa anzianità di servizio. Un regalo all’imprenditoria stracciona di questo Paese. Purtroppo Monti non ha avuto il convinto endorsement di Confindustria, troppo spaccata per dire qualcosa di utile. Solo la Marcegaglia, dimenticandosi i guai giudiziari della sua azienda, ha accusato la CGIL di “difendere i ladri”. Obbedire alla BCE non è facile, Monti lo sa. Anziché andare dritto per la sua strada (come vorrebbero quelli di NoiseFromAmerika) ha adottato la tecnica tatcheriana: spaccare la schiena al sindacato più rappresentativo. Per sua sfortuna alla CGIL si sono dimostrati meno ciechi dei sindacati dei minatori inglesi negli anni Ottanta e la manovra non è riuscita completamente. D’altro canto Monti non aveva altri margini di manovra. Con buona pace dei giovani leoni di NoiseFromAmerika ancora qualche brandello di democrazia esiste. E per quanto tecnico voglia essere è in Parlamento che Monti deve far passare i suoi provvedimenti. Non tutti di quel che rimane del carrozzone distrutto della Sinistra italiana hanno il pelo sui denti di Ichino e Veltroni. Così Monti ha dovuto smussare e limare un po’ qui e un po lì. Attirandosi ovviamente le ire del Wall Street Journal che ci vorrebbe tutti in piedi a cantare “God bless America” e che ha tirato le orecchie al super Mario nazionale.
Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.
La BCE – traducendo – ordina: assunzioni liberalizzate (e possiamo dire grazie ai disastri della legge Biagi: già fatto) e “libertà in uscita”. Monti ha ubbidito con l’attacco all’articolo 18 ma ha fatto orecchie da mercante al “sistema di assicurazione dalla disoccupazione” postponendolo e proponendo delle ridicolaggini in bilico tra l’operetta e il romanzaccio di fantascienza. Insomma per Monti era facile scardinare le tutele al licenziamento selvaggio tanto desiderato dai “padroni” che amano farsi chiamare imprenditori in questo Paese senza cultura d’impresa. Perciò senza minimamente porre attenzione a qualche forma di paracadute sociale ha cominciato ad ubbidire con zelo anche troppo eccessivo. Quali siano le “aziende e i settori più competitivi” non lo sa nessuno. A parziale scusante di Monti si deve onestamente ammettere che nessuno, neppure la BCE e in particolare neppure la coppia Trichet-Draghi sanno dire dove siano. Sì perché parliamoci chiaro: soltanto una coppia più simile a quella tanto cara agli anni Cinquanta di Gianni e Pinotto, può scrivere una affermazione così esilarante. Verrebbe appunto da chiedere: quali sono i settori dell’industria italiana non di nicchia ad essere competitivi? Il settore automobilistico in regime di monopolio Fiat con la sua Panda? Il fashion? La vera pizza napoletana? Siccome in realtà né SupeMario né Gianni e Pinotto hanno la più pallida idea di quali sino i settori italiani competitivi sui quali “riallocare le risorse” questa parte degli ordini ha subito un interessato oblio.
2.Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche. 
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. E’ possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
La prima considerazione è che il mondo si divide in due: quelli che guardano la realtà attraverso la finestra degli uffici direttivi dai quali pontificano e quelli che dentro la realtà ci nuotano. La BCE ordina di arrivare al pareggio di bilancio entro il 2013 per lo più attraverso tagli (i neoliberisti si sa odiano le tasse specie sui ricchi). Anche uno studente del primo anno di economia avrebbe potuto eccepire che arrivare al pareggio di bilancio italiano nel periodo agosto 2011-dicembre 2013, in presenza dell’attuale situazione economica e in presenza dei problemi strutturali del Paese è una cretinata. Quando il governo Berlusconi ricevette la lettera scattò sull’attenti e disse “sarà fatto”. Dire di obbedire non costa nulla specie di fronte ad ordini idioti. Momti, che bisogna ammetterlo, di economia vera ne mastica più del creativo Tremonti sta oggi criticando quell’impegno. Alla BCE sapevano di dire una bestialità e forse saranno rimasti sorpresi nel vedere che il governo italiano si impegnava in una “mission impossible”. Monti mette le mani avanti ed è costretto ad ammettere che si tratta di un obiettivo che ha “ereditato”. Il che, tradotto per noi comuni mortali, significa: levatevi dalla testa che possa essere conseguito. Naturalmente Monti ha voluto dimostrare buon impegno massacrando i pensionati che sono – oggettivamente – l’ultimo baluardo di assistenza sociale per i figli disoccupati quando possono e quando non possono ridotti a indegne pensioni. E’ stato facile per Monti far male ai pensionati e ridurre magre pensioni al di sotto dell’umano decoro. Come è stato facile picchiare duro sui portatori di handicap e su tutte le classi sociali più indifese. Ma, dice Super Mario, ce lo chiedeva l’Europa. Sul pubblico impiego cosa si è fatto? Poco o, meglio, nulla. L’unica cosa che il tecnocrate sa fare è minacciare roboanti azioni che pian piano assomigliano nella volgarità sempre più ai proclami di Brunetta. Appena ha smesso di piangere il ministro Fornero ha saputo tirare fuori il suo dizionario delle volgarità arrivando a parlare di “paccate” di soldi neppure fosse un camallo del porto di Genova. Naturalemnte la BCE – che non brilla per fantasia – quando pensa al riordino del pubblico impiego pensa solo ai licenziamenti. E Monti anche. Perché vedete (e lo vedremo meglio quando parleremo del “che fare”) i neoliberisti sono degli artisti nel risolvere i problemi economici tagliando gli stipendi della povera gente, premiando i ricchi (che per loro sono il motore dell’economia) con tasse basse, e licenziando. Ma se chiedete ad un neoliberista qualcosa di più, che so un piano per rilanciare una economia che non siano solo tagli e licenziamenti, vi guarderà come un marziano e balbetterà stupidaggini ottocentesche sulla libertà di impresa e sul mercato senza lacci e lacciuoli in grado di autoregolarsi (manco a dirlo a favore dei più ricchi).

Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
Questo passaggio della lettera di ordini della BCE è il più esilarante di tutti. Evidentemente il duo Trichet-Draghi lo ha scritto per riempire il foglio A4 o subito dopo un Margarita. Infatti bisogna voler dire parole al vento o essere poco sobri per pensare ad un “meccanismo automatico”  di compensazione. Cosa è? Come si fa? Dove l’hanno sperimentato cin successo? Mistero. Monti ha capito che questo ordine non era una cosa seria e, di fatto, l’ha ignorato. Probabilmente, quando alla BCE i fumi alcolici hanno schiarito le menti, si sono accorti della somarata tecnica e non hanno più insistito.

Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.

Quando il prode Sandro Brusco – già debitamente citato – dice che questa lettera della BCE era solo una lettera di “consigli” fa un torto alla sua (ma questo è affar suo, se vuol farlo si accomodi) intelligenza e soprattutto alla nostra (e qui dovrebbe andarci più cauto). La BCE ci dice come dobbiamo legiferare in Italia e con quali tempi. Non si è mai visto negli ultimi cinquecento anni un consiglio tecnico che ci ordini di procedere in un certo modo e con tempi decisi da altri. è un provvedimento provvisorio avente forza di legge adottato in casi straordinari di necessità e urgenza dal Governo ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione. Qualcuno dovrebbe spiegarmi per quale motivo non dovrei considerare questo passaggio una “violenta intrusione nella dialettica politica di uno stato sovrano”. Che altro è se non il diktat di due personaggi mai eletti da nessuno al vertice di una istituzione non eletta da nessuno verso uno stato democratico? Il governo Scilipoti-Berlusconi in proposito non fiatò e non operò. Ma non perché volesse difendere la dignità nazionale. Soltanto perché la maggioranza guidata dal Nonno Sporcaccione e dal Barbaro Sognante (meglio dormiente e forse connivente rispetto al suo tesoriere e al suo figliolo Trota) non era più in grado di articolare nulla che non ricadesse nel porno-soft da reparto geriatria. Dimissionato il governo Scilipoti-Berlusconi, l’arrivo del salvatore della patria Monti ha fatto poco per seguire questo diktat. Forse perché l’uso dei decreti legge era stato ampiamente stigmatizzato dal presidente Napolitano, forse perché un barlume di orgoglio voglio sperare penetri nel cervello del bocconiano più internazionalista. Fatto sta che per sparare una raffica di decreti legge con i contenuti neoliberisti della BCE occorre che si instauri una dittatura o che si sia ridotto come i poveri greci. Probabilmente per ricondurci alla ragione il mercato tenterà questa seconda via e la riapertura della Borsa nel dopo Pasqua manda segnali inquietanti.

Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’é l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.

Riformare l’amministrazione pubblica è una cosa seria. Monti e soci hanno colto al volo il suggerimento sulle Provincie. Ossia hanno trovato la soluzione populista e di maggior effetto mediatico. Ma a tutt’oggi nessuno sa bene come finirà la storia delle Provincie. Neppure si sa bene come dovranno essere ridistribuite tra Regioni e Comuni le competenze delle Provincie condannate a morte (lenta). Però la macchina di propaganda era già partita e il governo Monti ha fatto una bellissima figura di solida determinazione. Che poi il tutto si sia rivelato l’ululato di un coniglio poco importa. Ancora trattengo le risate quando leggo le parole “indicazioni di performance”. Alla BCE (ma d’altronde tutti i neoliberisti) sono affezzionati a delle parole e a dei concetti feticcio. Dicono due magiche parole ed ecco che la realtà sembra cambiare. Quali “indicazioni di performance” dovrebbe adottare l’insegnante di una classe di 30 alunni voluta dalla riforma Gelmini? Forse gli indicatori PISA ideati da qualche ubriaco? O qualche nuovo sistema? E le performance di uffici pubblici che non hanno neppure la carta per usare il fotocopiatore si misurano come? Mentre il governo Monti taglia i fondi per la banda larga e nelle scuole i genitori si tassano per comprare la carta igienica per i gabinetti dobbiamo adottare indicatori di performance? Solo la mente malata di un neoliberista può partorire una sciocchezza del genere. Ma tanto sono parole.

Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,
Mario Draghi, Jean-Claude Trichet

Sono alla fine. So che sono stato lunghissimo ma ci voleva. E non ho voluto tagliare il post in due puntate. Odio questi mezzucci per scrivere un post in più. Se siete arrivati fin qui vi anticipo le considerazioni che seguiranno sul che fare. Si dovrebbe fare tutto ciò che la BCE non ci ha ordinato di fare. Una sola cosa per esempio: lottare seriamente, in modo determinato, anche con leggi ad hoc contro Mafia, N’drangheta, Camorra e riappropriarsi di cinque regioni italiane dove lo Stato da anni non c’è più. Il fatturato della malavita  organizzata assomma a 140 miliardi di euro. Il suo strapotere fa lievitare i prezzi dei settori dove ha messo le mani come l’ortofrutticolo. La sua presenza blocca lo sviluppo, la creazione di impresa e di occupazione. Neppure il governo tecnico ha messo all’ordine del giorno questo obiettivo e l’Europa non ce l’ha chiesto. Ma questa è una delle cose da fare, ora, subito. Al prossimo post il resto del “che fare”.

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