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Va di moda una nuova teoria, la cosiddetta Teoria Monetaria Moderna (da adesso in poi TMM). Si dice che sia qualcosa che affonda le sue radici negli insegnamenti di Keynes. Si dice che potrebbe essere la soluzione di parte dei nostri problemi. Io, che sono diffidente per natura, esploro prudentemente. Soprattutto quando le teorie valicano l’Oceano e cominciano ad essere diffuse anche qui nel Belpaese. Perché dopo la scomparsa dei grandi nomi italiani dell’economia l’Italia, da tempo, non ha prodotto granché. Gli economisti italiani sono molto modaioli. Negli ultimi anni hanno balbettato di privatizzazioni e deregulation. Permettetemi di pensare che né gli Ichino né i Giavazzi – a parte il fatto di essere ospitati sui grandi quotidiani – abbiano le capacità di analisi che servirebbero in questi tempi di crisi. Questo è più il Paese dei giuslavoristi che degli economisti. Gli economisti in Italia son quello che sono, quelli fuori d’Italia lasciamo perdere. Ma questo è un altro discorso.
Vediamola un po’ allora questa Teoria Monetaria Moderna. A voler proprio semplificare si può dire che i sostenitori di questa teoria ritengono che un governo che abbia il controllo gestionale della sua moneta possa operare senza vincoli di reddito. In altri termini: chi controlla la moneta non rimane mai a corto di soldi perché li stampa. Il che è vero per quei paesi che (saggiamente aggiungo) hanno mantenuto il controllo delle proprie banche nazionali. Sto parlando di Stati Uniti, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Australia.
Questo non significa che i governi siano in grado di spendere senza alcun limite. Significa che i governi “prendono il controllo” della moneta perché scoprono che la tassazione non è in grado di coprire le spese. Attenzione però questa “scoperta” deve essere fatta in un sistema virtuoso nel quale le tasse vengono pagate e gli evasori vengono inseguiti come le volpi in una battuta di caccia nello Yorkshire. Dunque, in una situazione nella quale la gente paga le tasse, e non è pensabile di aumentare le aliquote senza provocare recessione, il governo, dicono i teorici della TMM, possono sfuggire al vincolo delle entrate stampando moneta. In questo modo si potrebbero mettere in atto quelle politiche espansive che i lestofanti (non mi viene termine migliore) di Bruxelles e Berlino non hanno voluto giocando sulla vita dei greci e sulla nostra (sì perché siamo solo all’inizio).
La prima obiezione è che – così facendo – l’inflazione è destinata a diventare galoppante. Da quello che leggo i sostenitori della TMM non si preoccupano molto di questo aspetto ma non chiariscono bene perché. Ossia sottovalutano l’influenza che sulla politica monetaria possono avere altri attori oltre ai governi. Io rimango dubbioso ma sospendo il giudizio e ascolto.
L’idea di stampare moneta nasce dall’analisi che i fautori della TMM fanno sul sistema finanziario. Non servono grandi cervelli per constatare la crisi. I talebani liberisti (mi limito per buon gusto a chiamarli solo talebani) abituati sin dagli anni Trenta a mentire ci raccontano in proposito una favoletta: il sistema finanziario è andato in crisi perché ha troppi vincoli. Ci raccontano che le cose vanno male perché ci sono ancora troppe banche centrali, perché il sistema bancario è ancora sottoposto a vincoli intollerabili e altre sciocchezze di questo tipo. In realtà – e su questo concordo pienamente con i teorici della TMM –  la crisi è dovuta ad una espansione demenziale del credito che per anni ha provocato una politica di prestiti irresponsabili tenendo alta una domanda priva di ogni logica.

I teorici della TMM dicono anche un’altra cosa: le economie capitaliste non sono in grado di autoregolarsi. I soliti liberisti ribattono che se è vero che non c’è autoregolamentazione il problema non è che perché c’è troppo capitalismo ma che ce n’è troppo poco. Ossia sostengono che ancora il capitalismo non è completamente libero dalle interferenze politiche. Se fosse veramente libero allora sì che sarebbe capace di autoregolarsi. Questa panzana liberista ce la propinano da decenni e, a questo punto, credo si vergognino anche loro quando la pronunciano. Bene: sono d’accordo (direi quasi ontologicamente) che se c’è qualcosa che non può autoregolarsi è proprio il capitalismo. Ma io lo dico da sempre in quanto neo-marxista, i teorici della TMM ci sono arrivati ora. Benvenuti.
Su una questione sia la TMM che i liberisti sono d’accordo: la politica fiscale deve essere giudicata dai suoi effetti economici. E nel quadro di un sistema che stampa denaro per rilanciare l’economia quale sarebbe il buon uso della politica fiscale? I teorici della TMM ci dicono che le tasse dovrebbero essere utilizzate soprattutto per “spegnere l’inflazione” insieme ad una riduzione del costo della macchina burocratica dello Stato. Sempre ragionando in termini brutalmente semplicistici il filo di pensiero della TMM è questo: visto che i mercati finanziari sono impazziti e il capitalismo non si autoregola, dobbiamo promuovere una politica espansiva. Per promuovere una politica espansiva occorrono soldi. Questi soldi non possiamo tirarli fuori dalle tasche dei cittadini per due buone ragioni: pagano già troppe tasse e aumentarle significa andare incontro ad una recessione (ossia la gente troppo tassata riduce i consumi). Dove troviamo i soldi? Li stampiamo. Siccome i soldi che arrivano dalla tassazione sono insufficienti per rilanciare l’economia li usiamo per tenere sotto controllo l’inflazione.
I teorici della TMM vengono solitamente inquadrati nell’alveo dei keynesiani e neo-keynesiani. Io penso che siano più legati ad un altro teorico, George Knapp. E un convegno della scorsa settimana tenutosi a Rimini sul quale vi consiglio di vedere alcuni video registrati durante i lavori a partire da qui.
A me pare allora che la TMM sia una teoria eterodossa che, “a pelle,” suscita in me notevole simpatia. Simpatia ma non convinzione. Credo che ci sia una sottovalutazione della complessità del sistema finanziario attuale. Ossia la mia critica è che c’è una certa ingenuità. D’altra parte mi lascia perplesso la sottovalutazione della possibile inflazione generata dalla stampa del denaro.
Io credo che le azioni compiute per un fine virtuoso (in questo caso stampare denaro per uscire dalla crisi) spesso dopo aver ottenuto il fine continuano ad essere ripetute per fini meno nobili. Temo cioè che – una volta trovata la soluzione di stampare denaro – si continui a farlo al di là del lecito. Però sto ascoltando con molto interesse i ragionamenti della TMM. Credo ne valga la pena. Se l’argomento vi interessa possiamo approfondirlo insieme. Non ho pregiudizi e sto studiando la teoria perciò, se vogliamo parlarne ancora fatemelo sapere nei vostri interventi di commento.

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