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Ora che il governo greco ha piegato la testa e accettato il diktat europeo è tempo di fare il punto. Sia sulla Grecia che sull’Europa. La disgustosa distruzione di una nazione ha molto da insegnarci su come ragionano le teste malate dei burocrati liberisti europei. L’imposizione di altri sacrifici ai greci non ha alcuna giustificazione né politica né economica. Nessuno a Bruxelles prende seriamente il piano di austerità greco. Tutti sanno perfettamente che la cura ha ucciso il cavallo. Ma i tecnocrati devono far finta di credere che sia stato essenziale per salvare la Grecia e l’Europa. L’umiliazione dei greci serve a calmare gli animi dei contribuenti tedeschi innervositi dalla prospettiva di dover prestare denaro ad un popolo (in realtà alle banche) che, oramai, è stato bollato in modo razzistico come “sfaticato”. Adesso è ragionevole aspettarsi che i 130 miliardi di euro che verranno versati ai creditori della Grecia in cambio della miseria imposta al popolo avranno un solo effetto: calmare gli squali dei mercati per un po’ di tempo. Quanto tempo? Poco. Tra pochi mesi diventerà chiaro che i tagli dei salari e delle pensioni avranno peggiorato la situazione aumentando la depressione dell’economia ellenica. Tra pochi mesi ci si accorgerà che le privatizzazioni attuate in un ambiente economico devastato non servono a niente. Nel 2011 il PIL greco è sceso del 6% e le stime di questi due primi mesi del 2012 ci dicono che sta continuando a scendere. Tra sei mesi al massimo la Grecia avrà bisogno di nuovi tagli e pensando a sei mesi mi tengo largo. Ma potrebbe essere molto peggio. Ad Atene tutti sanno che l’Europa ha aggravato la situazione greca con ritardi e scelte liberistiche sbagliate. E le elezioni sono fissate ad aprile. Nessun politico vuole vincere le elezioni pensando di governare meno dei quattro anni previsti dalla legge greca. Ma nei quattro anni che partiranno dall’aprile 2012, chiunque sarà eletto, avrà due scelte: o governare il Paese con gli strumenti concettuali di Bruxelles e quindi amministrare un Paese in miseria, oppure staccare la spina e cercare di ricominciare dando la colpa del fallimento a Bruxelles. Lo stesso Antonis Samaras leader di “Nuova Democrazia” ha esplicitamente detto che non crede che il piano europeo funzionerà. Politicamente sarebbe una stupidaggine dedicarsi alla continuazione di una politica che ha gettato il Paese nella miseria. Gestire un Paese che non vede la fine del tunnel per quattro anni è una prospettiva che nessun politico intelligente accetterebbe. Perciò, credo, il default greco (che è già avvenuto di fatto) è solo rimandato come è solo rimandata l’uscita dall’Euro della Grecia.
Il piano della troika europea è una follia in termini di normale buon senso. L’obiettivo è portare il debito dal 160% del PIL attuale al 120% in sei-sette anni. Questa percentuale è una stupidaggine. Il 120% è il rapporto debito/PIL che abbiamo in Italia e che viene considerato l’anticamera del disastro. Un rapporto debito/PIL ottimale è intorno al 60%. La Grecia per sopravvivere avrebbe bisogno di un rapporto almeno all’80% per cominciare a uscire dalla crisi. E come può fare la Grecia a dimezzare il suo debito pubblico? Con una economia distrutta e una crisi strutturale come quella greca occorrerebbero non sette ma venti anni di sacrifici inimmaginabili. E questo sempre ammesso che gli speculatori comincino a comportarsi verso la Grecia come San Francesco con gli uccellini.

Quello che è successo in Grecia dovrebbe insegnarci qualcosa. Dovrebbe farci capire che sacrifici, tagli e politica depressiva non servono a nulla. Dovrebbero farci capire che questo è il momento di far ripartire l’economia razionalizzando e spendendo soldi, non tagliando e aumentando i prezzi. Le teste d’uovo liberiste raccontano la fiaba che una politica espansiva farebbe aumentare l’inflazione. Guardate nelle vostre tasche e ditemi seriamente se pensate che l’inflazione non ci sia. Fate il pieno di benzina, fate la spesa al supermarket, compratevi un paio di scarpe e poi ditemi se seriamente pensate che quel che avevate in tasca l’anno scorso è in grado di comprare gli stessi beni quest’anno. Il problema è che i dati sull’inflazione reale sono truccati sin dalla introduzione dell’Euro. Allora cari signori: inflazione per inflazione che almeno sia una inflazione controllata che rilanci il Paese. Ma questo il governo Monti non vuole sentirselo dire. Il motivo è solo uno e l’ho già scritto. L’idea di Monti è di cambiare questo Paese in senso liberistico privatizzando e deregolamentando. Cambiare tutte le regole del mercato del lavoro, distruggere quello che rimane del welfare state. L’idea di Monti non è combattere la crisi ma approfittare della crisi per stravolgere il Paese nel senso del più deteriore liberismo possibile. Monti è convinto che – una volta stravolta l’Italia – i meccanismi del liberismo saranno in grado di salvarci dalla crisi. Momti non è pazzo è – come tutti i liberisti – un dogmatico assoluto. Ed è il dogma del liberismo che sta portando avanti da tempo.
Monti non sta realmente facendo nulla per farci uscire dalla crisi. Sta soltanto promettendo ai mercati che renderà il nostro Paese un modello di economia liberista. Un posto dove fare buoni affari. Una nazione con poche tutele per i lavoratori e molto spazio per il business. Un Paese in vendita. Smantellare la scuola pubblica, la sanità pubblica, abbassare le residue tutele del mercato del lavoro, tagliare le pensioni questo è il programma. Un programma che apre spazi per il mercato privato nelle nostre vite in tutti i settori. Scuole private, università private, sanità privata. Una festa per gli assicuratori e i banchieri, una festa per le imprese di tutto il mondo. Il futuro che ci prepara Monti è di trasformarci dal punto di vista delle tutele in una specie di Romania. Con la differenza che la Romania non può fare altro che tenere bassi i salari. L’Italia ha infrastrutture, patrimonio privato e capacità tecnologiche immensamente superiori alla Romania. Quando garanzie e salari italiani saranno in proporzione pari a quelli romeni, allora sì, in quel momento diventeremo appetibili e vezzeggiati da tutti. Il piano è semplice, noi siamo la Romania del XXI secolo.

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