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Non ho messo la parola “Monti” nel titolo del post e, quindi, presumibilmente meno lettori vedranno questo post. Questo è un post noioso pieno di dati. Ma sono dati che non leggerete sui giornali né sentirete nei telegiornali. Semplicemente perché non fa comodo. Non fa comodo a nessuno sapere quali sono le conseguenze pratiche del capitalismo liberista. Ma sono dati che servono ogni volta che qualcuno vi dirà che, in fondo, è proprio il capitalismo che aumenta il benessere della gente. Vi servirà quando qualcuno vi dirà che l’unica soluzione è decrescere. Vi servirà quando il governo vi prenderà in giro, vi chiederà sacrifici, meritocrazia, efficenza, produttività, flessibilità, dall’alto del suo privilegio di casta. Vi servirà per capire che l’unica soluzione è redistribuire e ridurre le diseguaglianze.

Parliamo di Europa e, per Europa, intendo l’Unione Europea. Primo dato: il 23% della popolazione Europea è a rischio povertà. Significa che 1 su 5 di noi rischia di diventare sempre più povero. I Paesi sopra la media Sono ovviamente quelli dell’Est: Bulgaria (42%), Romania (41%), Lettonia (38%), Lituania (33%) e Ungheria (31%). Altri dati:  il 16% ha già visto ridursi i propri guadagni.  Un altro 8% è definitivamente diventato povero, ossia non può pagare le bollette, i debiti e per sopravvivere deve risparmiare sul riscaldamento e sull’elettricità. Il 10% dei cittadfini europei si trova in una situazione di “lavoro a bassa intensità”, ossia potrebbe lavorare di più ma non può farlo perché non trova lavoro. Il paese europeo più colpito è la Gran Bretagna con il 13%. Naturalmente sono i giovani ad essere i più colpiti.

Qualcuno potrebbe dirmi: la povertà è relativa, cosa intendi per povertà? La definizione è abbastanza precisa. Ci sono tre gruppi: le persone a rischio di povertà, le persone già “dentro” la povertà (“severely materially deprived persons”), le persone che vivono in nuclei familiari a “bassa intensità di lavoro”. Bene, qualcuno mi dirà, definisci in concreto i tre gruppi. Subito.

Persone a rischio di povertà – Tutte quelle persone che dispongono di un reddito pari al 60% del reddito medio pro capite del Paese in cui abitano. Il calcolo viene effettuato in questo modo, prendete il reddito che entra ogni anno in una famiglia e dividetelo per 1.0 per il primo adulto, dividetelo di un ulteriore 0,5% per ogni altro componente dai 14 anni in su, dividetelo di un ulteriore 0,3% per ogni altro componente al di sotto dei 14 anni.

Persone “dentro” la povertà e/o l’esclusione sociale (“severely materially deprived persons”) – Tutte quelle persone che si trovano in ristrettezze e vivono 4 delle 9 situazioni seguenti: 1) incapacità di pagare affitti o mutui o debiti entro la data stabilita; 2) incapacità a riscaldare adeguatamente la casa 3) incapacità a fronteggiare spese impreviste (ad esempio il dentista, una forte multa, la riparazione di mezzi meccanici) 4) incapacità a acquistare carne, pesce o cibi equivalenti come contenuto proteico ogni due giorni 5) non in grado di passare almeno una settimana di vacanza fuori casa (inclusi quelli che si appoggiano a parenti) 6) che non possiedono un’auto 7) che non possiedono una lavatrice 8) che non possiedono un televisore a colori 9) che non possiedono un telefono (compreso il telefono cellulare)

Persone che vivono in nuclei familiari a “bassa intensità di lavoro” – Tutti coloro che vivono in una famiglia nella quale uno o più membri in età lavorativa hanno lavorato il 20% meno di quanto avrebbero potuto fare. Sono esclusi gli studenti.

Ora guardatevi intorno e domandatevi se siete in qualcuna di queste condizioni o se conoscete qualcuno che è in queste condizioni. Volete un dato più concreto? Una famiglia italiana di quattro persone (due adulti e due bambini sotto i 14 anni d’età) con un reddito complessivo netto annuale di 18.969 euro è a rischio povertà. Potete partire da qui per fare un po’ di conti. Un altro dato è che in Italia le persone a rischio di povertà ed esclusione sociale sono in totale 11 milioni. Non dovrebbe essere difficile conoscerne qualcuna. Adesso pensate che l’AD di Fiat Marchionne all’anno guadagna quanto guadagnano annualmente 2000 operai (calcolato sullo stipendio medio dei lavoratori Fiat). Bene, questa si chiama diseguaglianza sociale. E se volete un dato globale (perché il paragone con Marchionne vi pare populista) riflettete sul fatto che nel 2008 (secondo i dati della Banca d’Italia) il 10 per cento delle famiglie possedeva il 45 per cento della ricchezza, mentre c’è un 50 per cento delle famiglie che in totale arriva a mettere insieme il 10 per cento della ricchezza totale. Scommetto che dopo quattro anni la situazione, ad essere ottimisti, non è migliorata.

Ora io penso che di fronte a questi dati una persona sensata con responsabilità di governo e senza responsabilità verso gli elettori, non dovrebbe dire che “il posto fisso è monotono”. Sì ovviamente sto parlando di Monti. Ma potrei parlare delle scandalose sciocchezze pronunciate dai ministri Fornero e Cancellieri. Perché Monti, Fornero e Cancellieri fanno parte di quel 10% di privilegiati che detiene il 50% della ricchezza totale. Ed il privilegio non è solo economico: è un privilegio sociale. Questi signori  vogliono (lo ha detto a Washington il presidente Monti) “dare il senso della meritocrazia e della competitività che crediamo siano necessarie”. Vogliono meritocrazia e competitività e la chiedono prima di dare uguaglianza e dignità alle persone. Vogliono “cambiare cultura e modo di vivere degli italiani” (sempre Monti) e per farlo impongono sacrifici (inutili e dannosi) a quel 50% che si spartisce le briciole della ricchezza. Questo si chiama liberismo, questa si chiama “new economy” liberista. Questi sono i risultati. Perché come diceva Daniele Silvestri in una canzone, “il mio nemico non ha divisa, ama le armi ma non le usa, nella fondina tiene le carte Visa”.

Dimenticavo: i dati sulla povertà non provengono da qualche scantinato oscuro, luogo di riunione di pericolosi comunisti. Sono dati Eurostat e potete scaricarvi il rapporto completo (più di 400 pagine) in inglese. Se la cosa vi intristisce, consolatevi: il ministro Fornero ogni tanto piange per noi e questo dovrebbe consolarvi.

PS. Naturalmente da NoiseFromAmeriKa ancora non giunge alcun commento alla correttezza dei concorsi pubblici universitari sostenuti dal vice ministro Martone. Noi continueremo a chiederlo. Non si capisce perché su questo caso NoiseFromAmeriKa non abbia niente da dire.

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