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Sono otto ore che la notizia rimbalza: il nuovo “caro leader” della Corea del Nord è morto a Pechino. I media americani sono impazziti. Nessuno ha verificato ed è stata corsa allo scoop. Un twitter dalla Cina riporta che un post (o forse due)  sul social network cinese Wibo ha dato notizia dell’assassinio di Kim Jong Un. Il blogger cinese che fa rimbalzare la notizia si chiama Joe Xu (bello eh? “Joe”). Il blog Gwaker rilancia la notizia e di botto fa 300.000 visitatori. Poi è la volta di un twitter farlocco che sembra provenire dalla BBC e che conferma l’assassinio. Nessuno va a vedere il twitter e rimbalza che la BBC conferma. Una marea di giornali online fanno moltiplicare la notizia. Nessuno la verifica. Intanto i navigatori cliccano a centinaia di migliaia. Alla fine della giornata basta mettere la parolina “Kim Jong” e si decuplicano i passaggi. Più passaggi, più pubblicità. Cerco di immaginare quanti contatti si possono avere lanciando la notizia che Monti ha dato le dimissioni o è stato scoperto con una escort in un hotel di Washington. E mentre tutto questo succede continuo a vedere le notizie che mi manda un amico di Atene. La notizia vera è che Atene è in fiamme. Ed è solo l’inizio.

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