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Forse vi siete moderatamente irritati quando Monti vi ha detto che il posto fisso è monotono. Forse avete considerato la cosa come una battuta di cattivo gusto. Forse l’avete considerata una scemenza come la battuta dell’idiot savant Martone. Ricredetevi è una cosa molto seria. Si tratta della logica conseguenza dell’ideologia liberista che il governo irresponsabile davanti ai cittadini di Mario Monti. sta portando avanti. Nella mente di questa gente la normalità è cambiare lavoro venti volte nella vita, essere “precari” è una virtù esistenziale, negano che in una vita precaria sia impossibile progettare il futuro. Ci mmaginano tutti come pizzaioli in continuo movimento tra una pizzeria e l’altra, elettricisti sempre disposti a cambiare città, pensano che la felicità sia in un nomadismo professionale da cocainomani del lavoro. Ci vendono la favola che garantire tutti impoverirebbe tutti, perché garantire tutti costa. Ci dicono che se tutti fossimo garantiti saremmo meno produttivi. Ci dicono che è bello passare la vita salticchiando da un lavoro all’altro fino a sessantacinque anni. Quello che Monti ha appena accennato è spiegato con la disarmante sincerità degli ideologi più invasati oggi da Alberto Bisin sule pagine del regno del futuro liberista di noiseFromAmeriKa, un esempio? Eccolo: “Un mondo in cui di lavori precari ce ne fossero a iosa: finito uno se ne trovano altri, diversi, altrove. In questo mondo essere precario non è affatto male, specie per un giovane, magari con poca istruzione: il pizzaiolo per sei mesi, il barista per due (che lavorare la notte è bello ma stanca), il massaggiatore per un anno; un periodo a Milano, uno a Venezia, uno a Urbino e uno a Londra…”. Se avete voglia di apprezzare la sincerità di Alberto Bisin leggetevi tutto il suo gustoso articolo. E Bisin non ha fatto altro che riproporre qualcosa che ha gia scritto nell’aprile 2011. Io mi levo tanto di cappello di fronte a Bisin, a differenza di Monti, Bisin le cose le dice chiare e tonde. Ce lo dice: il mondo è di chi si muove, di chi balla sul filo del cambiamento. Tu lettore che sei nato in un posto e vorresti passarci la vita perché quel posto ti piace. Tu che magari in quel posto vorresti trovare lavoro, costruirti la casa, mettere al mondo figli. Tu che non hai nella mente il lavoro come realizzazione della tua felicità ma la felicità la vedi dopo che sei uscito fuori dalla fabbrica o dalla pizzeria. Tu non hai capito nulla. Tu sei vecchio nella testa. Tu sei monotono. Tu non sei il cocainomane del lavoro del futuro nuovo ordine mondiale neoliberista. Tu sei noioso. Pure io sono noioso. E vorrei tentare di spiegarti perché Monti ti può dare del monotono e Bisin può dimostrarti che il mondo dovrebbe essere un gioioso circo di pizzaioli precari in perenne viaggio tra i quattro angoli del mondo sino alla vecchiaia. Come è potuto succedere che qualcuno applauda Monti e prenda sul serio Bisin?

Il lavoratore che rifiuta la monotonia è felice, raccoglie pomodori in campi sempre diversi, non dorme mai nello stesso posto, si abbronza. Questo è il futuro che piace a Monti e Bisin

Tutto è cominciato con l’Euro. Pochi, tra quelli che ogni mattina pagano il caffè al bar sanno come è nato realmente l’euro e perché. L’idea dell’Euro, ma soprattutto, la forte spinta ad accelerarne la nascita fu di François Mitterand. In Francia, all’indomani della riunificazione tedesca, c’era molta preoccupazione per la forza del Marco. Di fronte alle insistenze francesi, i tedeschi si mostrarono inizialmente scettici. Per convincerli i francesi proposero la liberalizzazione dei movimenti di capitali contemporaneamente alla creazione dell’Euro. Ma questa liberalizzazione – garantivano i francesi – non sarebbe stata preceduta da alcuna armonizzazione tra le varie monete. Questo significava che sarebbe stata la Bundesbank a dettare le regole. E le regole che avevano in mente i tedeschi erano semplici: si sarebbe dovuto creare una Banca Europea con l’unico scopo di vigilare sulla stabilità dei prezzi. Cosa più importante la Banca Europea doveva essere svincolata dal potere politico. Nessun politico europeo avrebbe potuto influenzare le scelte della BCE. Questo punto è molto importante, è il primo passo fondamentale dell’assalto dei poteri economici alla politica e alla democrazia in Europa. I tecnocrati economici tedeschi, tutti liberisti, volevano uno strumento indipendente da qualsiasi voto dei cittadini europei. Nessuno, né a Parigi, né a Berlino, poteva ignorare che unificare le diverse economie europee sotto una moneta unica senza una armonizzazione tra le varie monete era un suicidio. Il problema era che ad essere destinate al suicidio non erano né la Francia, né la Germania, ma tutte le economie deboli del continente. La bomba ad orologeria che si stava innescando – pensavano evidentemente i francesi e i tedeschi – sarebbe stata disinnescata in futuro prima che scoppiasse. Sappiamo oggi che le cose sono andate diversamente. I politici europei hanno un problema: a differenza della BCE sono eletti. E questo fa una grande differenza. Questo significa che un politico, se vuole governare, deve mantenere un minimo di coesione sociale. Deve cioè cercare di evitare la macelleria sociale e l’impoverimento eccessivo dei cittadini. Dall’introduzione dell’Euro ad oggi la potenza economica tedesca (l’abbiamo scritto in altri post) è cresciuta costantemente a spese dei Paesi più fragili. L’Euro è stato un affare soprattutto per i tedeschi. Se ci fosse stata l’intenzione di fare le cose secondo logica si sarebbe stabilita una road-map per sistemare le finanze di ogni Stato e poi dopo introdurre la moneta unica. Ci sarebbero voluti certamente un paio di decenni e molto rigore. Ma gli economisti liberisti non si sono mai fidati dei politici ed hanno pensato che le politiche di rigore vengono fatte solo quando si ha l’acqua alla gola. Questa crisi è il momento dell’acqua alla gola per il sistema politico. Gli inglesi capirono molto bene cosa sarebbe successo e – intelligentemente – non entrarono nell’Euro. La storia gli ha dato ragione. L’economia inglese è tutt’altro che un esempio di virtù, il suo debito pubblico è tutt’altro che virtuoso. Eppure oggi le agenzie di rating classificano la Gran Bretagna con la tripla A. Una AAA che la Francia ha perso. La sterlina oscilla sul mercato in base alla congiuntura economica interna, in base a ciò che decide la Banca d’Inghilterra. Insomma a Londra decidono del loro futuro. Noi non abbiamo più alcuna possibilità di decidere le nostre politiche economiche. Ed era esattamente quello che volevano i tecnocrati liberisti. L’errore è stato pensare di avere tutto il tempo necessario. Il tempo per smantellare il welfare state, per privatizzare, deregolamentare, stravolgere il mercato del lavoro inserendo sempre maggiore flessibilità ed incertezza. Insomma i tecnocrati pensavano che sarebbe stato facile e rapido renderci tutti precari e felici di esserlo. Siccome siamo una massa di stupidi ignoranti e pensiamo che sarebbe meglio non fare cinquanta lavori diversi nell’arco di una vita. E magari pensiamo che – se vuole – cambi lavoro Monti e Bisin vada a sfornare pizze in Brasile. Abbiamo resistito rallentando la corsa del liberismo trionfante.

Gli investitori sono ottimi osservatori e hanno capito che la trasformazione delle nostre vite e la distruzione della sicurezza sociale incontravano troppe resistenze. I politici europei per essere rieletti non potevano velocemente massacrare i propri cittadini. Il momento giusto per guadagnare era venuto. Dall’inizio della crisi i mercati finanziari impongono tassi di interesse che variano di molto da uno Stato all’altro. Questo significa assaltare le economie dei singoli Paesi in modo differenziato. Questi assalti obbligano i politici ad imporre tagli di bilancio mai visti prima. Quando un Paese adotta pesanti tagli il mercato si sposta e comincia a massacrare un altro Paese. Quando vediamo le oscillazioni dello spread e non ci spieghiamo bene perché vada sù e giù non capiamo che quella variazione è un giudizio dei mercati sulla capacità dei governi di imporre sacrifici. In due casi è stato necessario imporre dei governi totalmente servili verso i mercati: in Grecia e in Italia. Questi governi servili sono diretti da tecnici “di fiducia” della BCE svincolati dal giudizio degli elettori. Papademos in Grecia e Monti in Italia hanno il compito di smantellare lo Stato sociale al riparo del giudizio elettorale. In Grecia la BCE ha preteso che i provvedimenti più pesanti fossero firmati dai partiti. In Italia una maggioranza mai vista prima appoggia i provvedimenti che Monti assume sotto dettatura tedesca. In questo modo sia la Grecia che l’Italia vengono governate attraverso i “robot filoguidati” Papademos e Monti. I politici – che si sono dimostrati incapaci nel creare politiche alternative – oggi non contano più nulla e, anzi, sono considerati dai cittadini un problema. Se i sondaggi dicono che il 56% degli italiani appoggia Monti è perché nessuno ha ben capito che i diritti democratici delle persone sono stati confiscati. Perché alla gente viene detto che questa è l’unica soluzione per salvarsi. Perché viene fatto credere che la crisi c’è perché ci siamo concessi dei lussi che non potevamo pagare. Il che non è vero. E non è vero perché non sono stati i cittadini che hanno voluto una moneta unica che ha provocato danni economici incalcolabili, non sono stati i cittadini che hanno lavorato meno o chiesto troppo. La crisi è l’accelerazione di un disegno che sta nella mente dei tecnocrati liberisti da vent’anni. La crisi serve a modellare l’Europa secondo una ideologia liberista. Quando la crisi finirà saremo in un altro mondo. Un mondo che nasconderà le disuguaglianze sociali sotto la parola “meritocrazia”, che avrà ridotto i diritti al minimo essenziale e avrà come unico obiettivo virtuoso l’accumulazione delle ricchezze senza distribuzione. Quello che i miei amici decrescisti sognano, ossia la “decrescita felice” si realizzerà ma non nel modo che pensano. Una parte degli europei sarà più povera, consumerà meno, tornerà indietro. Una piccola parte invece crescerà di più, consumerà di più, sarà più ricca.
Monti ci dice che occorre salvare il Paese. Sarebbe logico pensare allora all’introduzione di una patrimoniale vera, sarebbe logico pensare che le aliquote per i più ricchi venissero alzate di diversi punti. Invece ciò non accade. E non accade non perché quel che rimane del centro-destra si oppone, non accade perché imporre più tasse ai ricchi non è un obiettivo di Monti. I ricchi nell’ideologia liberista sono coloro che, con i loro consumi, con l’investimento dei loro soldi, generano crescita del PIL. Costoro devono essere lasciati liberi di investire. Secondo i liberisti il denaro che i ricchi fanno crea un circuito che prima o poi (nella realtà molto più poi che prima) arricchisce anche i meno ricchi. Allora il PIL ricomincia a crescere ma la distribuzione della ricchezza si blocca. Per cui nel prossimo futuro avremo una maggioranza che vive la sua “decrescita infelice” ed una maggioranza che vive la sua “crescita entusiasmante”.
Per decenni, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la preoccupazione del capitalismo era quella di equilibrare l’accumulazione e quella che oggi chiamiamo “coesione sociale”. Per molti anni si è pensato che si dovesse crescere mantenendo basse le tensioni sociali. Il capitalismo che abbiamo vissuto sino ad ora si poneva il problema di armonizzare la “integrazione sociale” con la “integrazione del sistema”. Si voleva cioè far sì che l’accumulazione capitalista non creasse tensioni eccessive tra le persone. Oggi questa preoccupazione non c’è più. I cittadini non sono più visti come soggetti politici ma solo come soggetti economici. Soggetti economici ai quali garantire un livello minimo di consumo in una società altamente concorrenziale. Il compito dello Stato liberista sarà quello di garantire che tutti siano in grado di partecipare alla corsa per arricchirsi e aiutare soltanto quelli ridotti in condizioni talmente gravi da non poter più competere. Un aiuto, ovviamente, in grado di garantire il minimo vitale. L’ho detto e lo ripeto: queste cose le diceva Foucault trent’anni fa. Nessuno ha ascoltato con attenzione. La distrazione di massa è stata così diffusa che oggi nessuno trova nulla da ridire se viene imposta nella Costituzione un articolo che definisce compito dello Stato mantenere il pareggio di bilancio. Nessuno ha pensato che questo sia il segnale più scoperto di una nuova dittatura dei tecnocrati liberisti: lo Stato non serve per cercare di conseguire la felicità e la dignità dei cittadini, lo Stato serve solo a garantire il buon funzionamento della accumulazione capitalista. E il 56% degli italiani pensa che Monti stia lavorando per loro. Quando ci sveglieremo sarà troppo tardi. Quando ci sveglieremo avremo perso definitivamente il diritto alla felicità e riceveremo in cambio solo un biglietto per partecipare alla grande lotteria dell’arricchimento. Ma, come in ogni lotteria che si rispetti i vincitori sono pochi e ai perdenti rimane solo l’illusione di poter vincere. Quando ci sveglieremo saremo tutti precari alla ricerca di un appartamento oggi a Milano, domani a Londra. Pronti a sfornare pizze a Toronto e se necessario a Mosca l’anno dopo. Saremo una maggioranza di sfigati in movimento perenne e una minoranza che invece facendo girare noi come trottole avrà trovato il suo posto fisso, stabile e ben pagato e verrà a mangiarsi la pizza da noi. Benvenuti nell’incubo liberista.

PS. Naturalmente noiseFromAmeriKa continua a non eccepire sulla folgorante carriera di Martone. Il silenzio liberista è selettivo?

PS. La rete fa rimbalzare notizie utili. Ad esempio qualcuno fa notare che Mario Monti si deve essere annoiato molto nella sua vita. Dal 1969 è professore ordinario …. quarantatré anni di noia. Altri notano che la figlia del Ministro Fornero, Silvia Deaglio trentaduenne, è ricercatrice in genetica medica, professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino,  responsabile unità di ricerca, ruolo assegnatole dalla HuGeF. Per caso Silvia insegna nella stessa università dove insegna la madre e il padre. Per caso la HuGeF è un’istituzione creata e finanziata dalla Compagnia di San Paolo, ente del quale la Fornero è stata vicepresidente dal 2008 al 2010.  Silvia si annoia a morte, Mario si è annoiato a morte. Andiamo tutti a fare i pizzaioli nomadi

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