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Il cuore ideologico del governo tecnocratico di Mario Monti si può riassumere facilmente in queste sue parole: “l’economia italiana è stata rallentata per decenni da tre fattori: insufficiente competizione, infrastrutture inadeguate, procedure amministrative complicate”. Pochi in questi giorni hanno notato come le scelte politiche di Monti siano simili a quelle di Ronald Reagan negli anni Ottanta. I pilastri della cosiddetta “Reaganomics” erano sostanzialmente quattro:

  1. Riduzione della spesa pubblca
  2. Riduzione delle tasse
  3. Riduzione dell’azione di regolamentazione della politica sull’economia
  4. Stretto controllo monetario per tenere a bada l’inflazione

Monti non può lavorare sulla riduzione delle tasse perché la presenza di un così alto tasso di evasione fiscale rende impraticabile ogni abbassamento delle aliquote. Tuttavia può, e lo sta facendo, ridurre la spesa pubblica e picconare l’intervento dello Stato nell’economia. Non può lavorare sul quarto punto perché non ha i mezzi per

La nave Italia alla prova dei sacrifici liberisti

farlo. Vorrei ricordare una analogia terminologica interessante: tutta l’azione di governo è presentata come una azione all’insegna della “equità”. Anche Reagan usava il termine “equity” nella stessa maniera. Ciò che sta facendo in questi giorni Monti è una politica di deregulation identica a quella di Reagan (anche se la deregulation era cominciata prima di Reagan negli USA). Mi pare abbastanza evidente che avere più notai, più farmacisti e più tassisti non risolve alcun problema reale. Tuttavia – poiché Monti agisce come un ideologo – è convinto del facile assioma secondo cui più offerta c’è in un settore più aumenta il livello di concorrenza. L’aumento della concorrenza porterebbe automaticamente ad un abbassamento dei prezzi a favore dei consumatori. Che questo automatismo si inneschi con la precisione ipotizzata da Monti ci sarebbe da discutere. Liberalizzare il prezzo della benzina ha spinto le compagnie a fare cartello e a proporre differenze di prezzo di facciata. Chi abbia cambiato compagnia telefonica in questi anni ha constatato che, al di là di un iniziale risparmio, i prezzi sono sostanzialmente allineati. Ma c’è un altro fattore importante e più preoccupante: Monti – come tutti i liberisti – non da alcun rilievo pratico alla qualità dei servizi. In altri termini, l’aumento della concorrenza abbasserebbe i prezzi e spingerebbe i produttori di beni e servizi ad aumentarne la qualità per vincere nel mercato della competizione. Questa meravigliosa convergenza di diminuzione dei prezzi e di aumento della qualità di beni e servizi non si è mai verificata. Semmai si è verificato il contrario. All’aumento dell’offerta ha corrisposto sempre un abbassamento della qualità. Il che è abbastanza logico, in un momento nel quale i prezzi sono bassi per vendere devo praticare il prezzo più basso. Per avere margini di guadagno devo abbassare il costo di produzione del bene/servizio. Per abbassare i margini posso cercare di utilizzare materiali di qualità più bassa, posso abbassare gli stipendi di chi lavora per me, posso standardizzare la produzione verso il basso. In ogni caso il prodotto/servizio in un clima di alta competitività è sempre mediocre. Il consumatore apparentemente paga meno, in realtà paga di più per prodotti/servizi scadenti. Può rivolgersi ad altri produttori ma, alla lunga, la competizione verso il basso abbassa la qualità di tutti i produttori. L’assenza di regolamentazione fa sì poi che alcuni controlli non vengano più esercitati. Se devo levare “lacci e lacciuoli” devo anche chiudere qualche occhio. Su cosa? Sulla sicurezza ad esempio, sulla salubrità. Il consumatore così risparmia avendo in mano prodotti/servizi meno sicuri e con meno qualità.

Avere più farmacie, più tassisti e più notai è un dato quantitativo non un dato qualitativo. Nessuno garantisce che al crescere degli operatori vi sia crescita di qualità, solo un apparente abbassamento dei prezzi.

In più c’è un altro problema. Alcuni provvedimenti di apparente vantaggio per i consumatori sono dellle pericolose sciocchezze. L’esempio più evidente è quello di imporre un preventivo per i professionisti. Un preventivo è auspicabile per alcune professioni ma assurdo per altre. Immaginatevi di dover avere bisogno di un avvocato. Fate il giro di cinque o sei avvocati e chiedete un preventivo. L’avvocato non può sapere con certezza quante udienze avrà il vostro processo. E se anche ci fosse una legge pazzesca che obbligasse a terminare un processo in un numero prefissato di udienze non potrebbe sapere altri elementi che costituiscono il servizio. Quante telefonate intercorranno tra voi e l’avvocato? Quante volte vi riceverà? Quanto tempo dovrà occupare per la vostra causa? A questo punto l’avvocato farà un preventivo basato su una ipotesi di prestazioni. Ci dirà nel suo preventivo che ipotizzando che so, tre udienze, quattro colloqui di un’ora con noi, sei lettere, tre atti, la causa ci costerà (continuo ad ipotizzare) 5.000 euro. Ma – per essere sicuro di non perderci – ci dovrà indicare quanto costerà tutto quello che c’è in più rispetto al preventivo. Dovesse accadere che ci riceve una volta in più o c’è un atto in più da fare dovrà dirci quanto costerà. Accadrà allora che avremo quelle situazioni da “menù a prezzo fisso”: paghi 10 euro per primo, secondo, dolce, acqua e caffé. Però se prendi anche il vino e vuoi l’antipasto ti ritrovi a pagare venti euro. L’avvocato furbo si terrà basso nel pacchetto “base” per attirarci e poi ci stangherà non appena sforati i limiti del preventivo. Risultato? Risparmio azzerato e vittoria dei meno onesti. Meno onesti facilitati dal fatto che non essendoci tariffe dell’Ordine sarà la giungla.

L’ideologia spinge a brutte cose. Spinge anche alle sciocchezze. L’ultima sciocchezza di Monti è la società a responsabilità limitata con capitale di un euro. Monti ha presentato questa cosa come il modo per far crescere i giovani imprenditori. Come in America! Giovanotti speranzosi usciranno dai loro garage e potranno fondare grandi società perché facilitati nella loro nascita. Purtroppo – di fronte ad un capitale sociale di un euro – il sistema bancario per offrire anticipi fatture, linee di credito e quant’altro chiederà al solito una marea di fideiussioni. Se le banche chiedono fideiussioni e garanzie per società con il capitale minimo versato di dieci o ventimila euro, credete che non le chiederebbero alla società giovanile con 1 euro di capitale? Questa pensata di Monti è pura spazzatura ideologica. Buona per la propaganda.

Qualcos’altro scriverò nei prossimi giorni. Per ora una cosa è sufficientemente chiara: questo governo non è un governo tecnico ma un governo fortemente ideologizzato. Alle spalle ha l’ideologia del liberismo. Grazie alla crisi (e occorrerà domandarsi quanto è “vera” questa crisi) si sta imponendo in Italia e in Europa una ideologia pericolosa. Una ideologia che non produce stragi, lager o gulag ma povertà, disuguaglianze sociali, incertezza e distruzione della solidarietà e dello Stato. Grazie al predecessore Berlusconi, Monti gode di una popolarità fatta di gradimento estetico. Monti è l’uomo che ci ha liberato dal circo delle porcherie morali (e non sono sicuro che sia così ma così viene percepito) donandoci un senso di sobrietà. Insomma Monti è un po’ come il comandante De Falco che diventa un eroe perché dice “vada a bordo, cazzo!” all’incapace comandante Schettino. Che poi Schettino non vada a bordo e la nave affondi lo stesso poco importa. A noi piace la sobrietà di De Falco e la sua virile capacità di dare ordini. A noi piace ed incanta l’apparenza di un governo che senbra sapere quello che vuole. Ci piace così tanto che gioiamo per 2000 farmacie in più e 500 notai. Farmacisti e notai che non salvano la nave e non salvano noi. Servono solo per affermare una ideologia liberista che ci renderà tutti più poveri e certamente, meno felici.

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