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“Il sistema bancario italiano è solido”. Quante volte avete sentito questa frase? L’ha ripetuta Monti in televisione alla trasmissione “Che tempo che fa”. Con la solita faccia tosta da professore fintamente sulle nuvole ha detto precisamente: “Il sistema bancario italiano è tra quelli più stabili sulla comparazione internazionale”. Il che non significa niente. Di fatto è come dire che qualcuno, cieco da un occhio, ci vede benissimo perché insieme a lui ci sono dei ciechi. Su Unicredit in modo altrettanto ineffabile ha detto: “qualche banca sta sperimentando una spiacevole diminuzione … ma questo è molto connesso ad un aumento di capitale”. Questo è lo stile di informazione del professor Monti. Per farla breve in questo Paese migliaia di azionisti Unicredit stanno perdendo parte dei loro investimenti e il nostro amato presidente tecnico liquida la cosa come una “spiacevole diminuzione”. Unicredit dall’inizio dell’anno ha perso il 90% del suo valore in Borsa e non pagherà i dividendi. Nessuno sta spiegando ai risparmiatori che il patrimonio anche tangibile di una banca viene ad annullarsi se i crediti in sofferenza non sono più esigibili. Insomma il patrimonio sulla carta non conta nulla se i soldi prestati e contabilizzati non torneranno più indietro. E mentre Unicredit crolla anche Monte dei Paschi di Siena viene travolta. E ad essere travolte sono banche di importanza strategica che coinvolfono i soldi dei risparmiatori. Non sto parlando di capitalisti e speculatori: sto parlando di investitori che utilizzano i risparmi di una vita e sui quali viene scaricato l’onere delle follie dei dirigenti bancari.

Ma cosa è successo veramente? Se ci basiamo su quel che diceva la stampa ieri prima dell’aumento di capitale avremmo dovuto stare tranquilli. Andate a guardarvi il Giornale di Vicenza per esempio, che in un articolo ieri presentava la situazione senza spiegarla e per di più riportava una tranquillizzante dichiarazione dell’amministratore delegato Federico Ghizzoni che recitava “saremo ancora più solidi”. Certo, io sono prevenuto con i giornalisti economici che – quasi sempre – se sanno non scrivono e se non sanno pubblicano baggianate. Se fossi stato un possessore di azioni Unicredit il Giornale di Vicenza che tipo di informazione mi ha dato? Acqua fresca. Ma prendersela con il povero “Giornale di Vicenza”, lo so, è maramaldeggiare. Il più economicamente blasonato Sole24Ore il 5 gennaio scorso pubblicava una intervista a Ghizzoni che aveva i connotati di una pillola di sonnifero. Il giornalista – tal Alessandro Graziani – si guardava bene dal chiedere a Ghizzoni per quale motivo sta facendo l’aumento di capitale adesso e non un anno fa. Insomma nessuna domanda scomoda. Come è nello spirito del giornalismo italiano.

Perché la situazione di Unicredit è un disastro. Lo sanno tutti ma – mentre Monti fa finta di credere che si tratti solo di “spiacevoli diminuzioni – i correntisti stanno perdendo i loro soldi. Federico Ghizzoni dovrebbe essere cacciato a pedate dal suo posto di Amministratore delegato. Non lo dico io ve lo dice il Financial Times (noto covo di comunisti). Gli investitori internazionali si trovano davanti una banca italiana che. nonostante le sciocchezze sulla solidità strombazzate da Monti, non credono affatto che il nostro sistema bancario sia solido. E si trovano una banca come Unicredit che cerca di rastrellare denaro sui mercati proprio in questo momento, contemporaneamente ad altre decine di banche europee. Se foste un investitore con denaro da impegnare in questo momento comprereste azioni Unicredit o CommerzBank? Ovviamente la domanda è retorica.

Quando – eravamo all’inizio del 2011 – l’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, chiese che le banche (e particolarmente Unicredit) operasse un aumento di capitale Ghizzoni non lo fece. Rimane un mistero questa scelta: quando si poteva trovare il denaro sul mercato Ghizzoni disse no. Aveva un anno davanti e un buon manager se ha tempo non aspetta tempo. Intesa SanPaolo aumentò il capitale ma Unicredit restò ferma. Con flemma molto inglese Patrick Jenkins scrive oggi che “no bank chief executive in Europe can afford to take a halfhearted approach to strengthening their balance sheets.” Insomma il comportamento di Ghizzoni viene definito un “halfhearted approach”, un “comportamento esitante”. Se Ghizzoni fosse esitante la mattina se far colazione con il caffé o il capuccino poco male, il punto è che Ghizzoni è esistante con i soldi dei risparmiatori e la sua esitazione costa centinaia di milioni di euro.

Ma gli inglesi, si sa, sono assai gentili. La parola “esitante” infatti riferita al comportamento di Ghizzoni è una squisita cortesia. Io userei altri aggettivi per uno che l’estate scorsa sosteneva che non c’era alcun bisogno per Unicredit di aumentare il capitale. Il tutto mentre ad ottobre scoppiava il “caso Brontos”. Per chi non lo sapesse, secondo la Procura di Milano, Unicredit attraverso una società lussemburghese chiamata LuxSub (controllata dalla Barclays) avrebbe eluso il fisco italiano per 745 milioni di euro. attraverso titoli atipici in lire turche. Mi direte perché in lire turche? Perché rendono il 20%, semplice. Da questa operazione – secondo gli investigatori – Unicredit non dichiarava al fisco italiano di incassare dividendi ma interessi e, perciò, deduceva il 95% del valore.

Allora, perdonatemi, che cosa sta dichiarando Monti? La seconda banca del Paese – pesantemente sospettata di aver frodato il fisco – ha dei vertici che organizzano un aumento di capitale con un anno di ritardo. Il che provoca la perdita del denaro dei piccoli azionisti (il 20% del capitale è in mano dei risparmiatori). Questa la situazione. E su questo sistema bancario (perché Unicredit è la punta di un iceberg) dalle innumerevoli e sconosciute diramazioni, collusioni col potere politico, dalla trasparenza simile a quella di un vetro smerigliato, lo Stato convoglia i soldi dei cittadini. Perché – sino a questo momento – i sacrifici richiesti al Paese servono soltanto a salvare il sistema bancario. Qualche fiducioso che commenta questo blog ritiene – in fondo – che Monti stia agendo bene. Io continuo a credere che stiamo vivendo un momento di crisi gravissima e al timone abbiamo un uomo che nessuno ha eletto con un voto democratico. Un uomo che non risponderà a nessuno del suo operato e che smantellerà quel che rimaneva del welfare state dello Stato. Dopo un Nonno Sporcaccione che ci ha portato alla deriva ci siamo appesi al Salvagente di Piombo.

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