Tag

, , , , , , , , ,

Siamo in chiusura d’anno e così ho deciso di guadagnare due giorni con un post unico per risentirci il 2 gennaio. Post unico significa che avrei voluto scrivere tre post lunghi e vi annoierò con un post medio.

Primo argomento: i buoni del Tesoro italiano. Il 28 dicembre c’è stata l’asta a sei mesi. Il risultato è stato buono: i BTP a scadenza 1° marzo 2012 hanno spuntato un rendimento lordo del 2,54%. Bene anche i CCT attestai al 2,02%. Ma il banco di prova era il 29 dicembre con l’asta dei BTP decennali. Qui il rendimento è stato del 6,98%. I quotidiani che fanno il tifo per il regime tecnocratico di Mario Monti hanno suonato la trombetta. La parola d’ordine era sostenere che i rendimenti sono in calo. In un post precedente parlavo di probabile quotazione al 7,04% mi sono sbagliato di uno 0,06% in più. Qualche “acuto” osservatore ha detto che siamo di fronte ad un “trend di discesa del costo del debito pubblico”. Balle. Se andate a vedere il tasso variabile vi accorgerete che i CCT 15 aprile 2018 sono schizzati addirittura al 7,42% mentre ad agosto rendevano il 4,52%. Un minimo di onestà intellettuale dovrebbe indurre un senso di vergogna a propagandare trend positivi. La realtà (che giornalisti e economisti amici di Università di Monti) non dicono è che sull’Italia oltre i sei mesi non scommette nessuno. E chi ha il fegato di scommettere vuole tra il 7 e il 7,4% di remunerazione. Se qualcuno pensa, onestamente, che sia possibile gestire il debito pubblico pagando agli investitori queste percentuali è perché siamo nel campo dell’ottimismo della volontà. Ma la volontà spesso – o meglio quasi sempre – si allontana dalla realtà. Siamo maledettamente sotto pressione e i mercati aspettano di capire cosa vuol fare Monti. Perché, a parte Massimo Giannini su Repubblica, nessuno lo ha capito. Ho sofferto pene infernali nelle due ore e quaranta di conferenza stampa. Alla fine mi sono solo sentito preso in giro. Perché Monti non ha detto niente.

Mario Monti durante la conferenza stampa del nulla ieri

Monti è un vuoto pneumatico scandaloso. Nella conferenza stampa ha raccontato una prima bugia: la manovra assurda varata ci era stata imposta, i provvedimenti che verranno (che ha denominato addirittura “Cresci Italia”) sono invece “voluti” e non dovuti. Falso. Ogni Stato membro ad aprile deve presentare sll’Unione Europea il piano nazionale delle riforme che contiene il programma di stabilità e, appunto, conterrà anche il “Cresci Italia”. Perciò anche qui siamo nella sfera del “dovuto”. In altri termini anche “come” dovremmo crescere è il frutto delle istruzioni della Merkel. Monti ubbidisce ma non può venircelo a dire. Un esempio chiaro è la vicenda dei tassisti. Mi sembra un dato di fatto che i tassisti greci, italiani e spagnoli sono molto antipatici ai tedeschi e all’Unione Europea. Ma attenzione: non è una facile battuta. Quando andate in un altro Paese, in genere almeno un taxi lo prendete. E fate i confronti. In termini di prezzo e qualità del servizio. I funzionari tedeschi per lavoro o per vacanza devono aver subito ripetuti shock psicologici. Nei pacchetti di riforme che vengono imposti da Bruxelles e da Berlino un provvedimento sulla liberalizzazione dei taxi c’è sempre. Monti, che sa come si ubbidisce, ci ha provato. Non gli è andata bene. Ci riproverà perché fa parte del compitino che deve fare.
La straziante conferenza stampa di Monti, infarcita di parolette inglesi (in Bocconi è obbligatorio maltrattare la lingua italiana), non era per noi ma per i tedeschi. E mi costa dirlo perché è la stessa osservazione che fa Alessandro Sallusti su il Giornale di oggi. Lo confesso: essere d’accordo con Sallusti è per me qualcosa che sfiora la disperazione, però si vede che nella mia vita dovevo provare anche questa esperienza. Monti non ha citato neppure una delle riforme strutturali che intende fare. Ci ha detto che l’obiettivo è far crescere il PIL. Come? Con la concorrenza e le liberalizzazioni, con la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali che dovranno rispecchiare una maggiore “flessibilità economica”. Insomma ecco ritornare il mantra dei liberisti figli di von Hayek e dell’altro criminale Milton Friedman. Ritorna l’idea di pestare duro sui lavoratori e renderli più precari ma “ammortizzati”. Il sogno americano che non si sogna neppure più a New York di un mercato del lavoro dove ti possono licenziare dall’oggi al domani ma tu, il licenziato, non ti preoccupi perché tanto troverai un nuovo posto di lavoro in tempi brevi. Una bufala che ci hanno raccontato per anni e che tra poco ci racconterà di nuovo il notaio Monti.
pensavo, mentre sbadigliavo davanti al professor Monti, all’aumento delle sigarette che non c’è stato ed è stato sostituito dall’aumento del tabacco per farsi (rollarsi avrei detto 30 anni fa) le sigarette. Un segno evidente della voglia di liberalizzare. Tanti poveri fumatori per risparmiare si sono buttati all’autoconfezionamento delle sigarette. E naturalmente si va a colpire loro, non certo gli interessi che so della Philip & Morris.
Naturalmente il vuoto pneumatico di Monti non l’ho percepito solo io ma anche i mercati e lo spread – mentre Mister Notaio parlava – è risalito. Insomma, per concludere: Monti non ha detto nulla perché – evidentemente – deve prendere ordini. Ma la ricetta è sempre quella del liberismo. Quella che, dove è stata applicata, ha dato un ottimo risultato: aumentare le diseguaglianze rendendo i poveri più poveri e i ricchi più ricchi. Quanto di micidiale sta succedendo in Grecia è l’ultimo capitolo della saga criminale del liberismo.

Infine proprio i liberisti. Seguo sempre – l’ho già detto ma mi fa piacere ripeterlo – i giovani leoni espatriati di noiseFromAmerika. Leggo segni di di nervosismo in un articolo postato da Alberto Bisin. Bisin fornisce gratuitamente consigli ai giornalisti economici. A parte la dichiarazione preliminare (non vogliamo rubare il lavoro a nessuno) Bisin fornisce i deci punti del bravo giornalista economico (non ti rubo il mestiere però ti dico come farlo). Potremmo dire che fornisce il decalogo del “bravo giornalista economico liberista”. Ma non mi aspettavo niente di diverso di qualcuno allevato alla Bocconi e a Chicago. Il decimo punto rivela però il nervosismo (è il decimo ma per una non comprensibile inversione dei numeri risulta il 1°) e si intitola “Mai credere ai Krugman”. Krugman non va creduto perché sistematicamente scopre la demenzialità che sta a cavallo tra liberismo e fascismo economico della destra repubblicana americana. E siccome lo fa allora per Bisin è uno che sostiene posizioni politiche “pre-definite”. Queste affermazioni mi hanno messo di buon umore stamattina. Se un giovane leone liberista di noiseFromAmerika sente la necessità di cominciare a scrivere il suo personale indice dei libri proibiti qualcosa di buono è rimasto. Ed il nervosismo sta tutto lì: Krugman è fazioso perché non sostiene mai una idea che proviene dai repubblicani. Mentre Biasin, quando invita a non credere mai a Krugman, è invece un puro senza posizioni politiche pre-definite. Da anni lo stregone della Gelmini, Abravanel, è una sfilza di maitre à penser liberisti ci massacrano con il loro personalissimo concetto di meritocrazia brandito come il verbo. E non è l’unica arma di distrazione di massa dell’arsenale. Le riconoscete tutte perché nella loro formulazione iniziale sembrano anche condivisibili. Quando andate a vedere dove vanno a parare vi ritrovate sempre un futuro di una élite che amministra con paternalismo le menti indatte del popolo. In questo caso il popolo di turno che Biasin ammaestra sono i giornalisti. Ma c’è qualcuno che disturba: addirittura il premio Nobel Paul Robin Krugman. Che colpa ha Krugman? Ma ovviamente quella di essere un neo-keynesiano (che per Biasin, evidentemente, è peggio che essere un pericoloso bolscevico). E proprio in quanto non liberista fa vedere che un’altra economia è possibile. Insomma la dittatura del pensiero unico liberista ha poca simpatia per Krugman e – per cascate di sedicesimi in trentaduesimi – anche Biasin non ama Krugman.
Perciò chiudo questo post con un consiglio: leggete Biasin su noiseFromAmerika e leggete, soprattutto e bene, quel che scrive Paul Robin Krugman. Potete scegliere un libro a caso da questa lista su IBS. E per essere chiari preferisco IBS ad Amazon visto lo scandalo dello sfruttamento dei suoi lavoratori.

Buon 2012 a tutte/i

Annunci