Questo è uno sfogo. Scusate: ogni tanto ci vuole. So bene quali sono i post che fanno salire l’audience e questo probabilmente non sarà tra i più letti. Però occorre scriverlo, giusto per darvi una idea di cosa c’è nel cervello del liberista. Tre giorni fa scorrendo i blog capito su un articolo pubblicato su NoiseFromAmerika. L’articolo riprendeva l’appello di alcuni giornali che protestavano contro i tagli ai contributi statali che li tengono in vita. Uno di questi è ad esempio il Manifesto, il cui direttore Valentino Parlato ha spiegato ai suoi lettori la situazione. L’articolista di NoiseFromAmerika (che si firma “palma” e che dall’indirizzo email corrispondente sembra vivere in Sud Africa e che spero ci rimanga a lungo) ammonisce questi giornali duramente: “Smettano di produrre un oggetto cartaceo che la (maggioranza del)la gente non vuol comprare. O almeno, se proprio vogliono farlo si attrezzino bene con una robusta presenza on line e si assicurino di poter stare in piedi da soli, coma fa Il Fatto.

Il ragionamento è questo: deve stare sul mercato solo quello che fa mercato. Se una cosa non vende chiuda. Il che è verissimo per una azienda di qualsiasi tipo. Meno vera per il mondo delle idee e della cultura. Se seguissimo il ragionamento del troglodita liberista di NoiseFromAmerika dovremmo chiudere tutti i teatri stabili del Paese, magari chiudere i conservatori musicali perché csa ce ne facciamo di orchestrali che – magari – suonano musica classica che non ascolta nessuno. Lady Gaga sta benissimo sul mercato, Beethoven molto meno. Personalmente sono d’accordo che vi sono dei finanziamenti scandalosi a giornali e giornalacci (vedete qui le cifre dei finanziamenti negli ultimi sette anni). Si dovrebbe risparmiare andando a verificare quali giornali meritano e quali no. Ma il ragionamento per cui se non stai sul mercato devi fallire a prescindere da quello che fai è una idiozia. In una nazione che si rispetti lo Stato deve assumersi il compito di favorire la diffusione delle idee e della cultura. So benissimo che parte di questi fondi in realtà sono dei finanziamenti ai partiti, ma so anche che non può passare il principio per cui ha diritto di parola solo chi vende più copie. Una vecchia battuta diceva che miliardi di mosche mangiano merda e – siccome le mosche sono una importante maggioranza degli esseri viventi – ciò dimostra che la merda è buona da mangiare. Nel segno di una biopolitica totale il liberista continua a potare. Il mercato per lui – come scriveva Foucault – è il produttore di “verità”. Il mercato decide cosa può vivere e cosa no. Nei commenti il nostro liberista poi si produce in ulteriori delucidazioni anche a fronte di qualche dubbio che emerge e alla fine ci da la sua ricetta per far sopravvivere l’orchestra della Scala di Milano: “Se l’orchestra della Scala non “ce la fa”, deve  a. diminuire i propri stipendi (oh pofferbacco come le pensionate che non acquistano  la calzatura MIUMIU?!) b. aumentare il numero dei propri abbonati c. convincere i vari Briatore a pagare un biglietto 150 volte superiore a quello che pagano per una serata al billionaire”. Per fortuna, a meno che questo signore riesca a tornare dal Sud Africa e riuscire a cambiarla, esiste ancora l’articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana che recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Possiamo parlare dei modi in cui si esercita questa tutela e promozione. Possiamo essere rigidi ma se facciamo passare l’idea che merita di rimanere vivo solo ciò che sta sul mercato, bene allora saremo sommersi dalla spazzatura di successo. Ma questo al nostro liberista “sudafricano” importa poco, A noi molto.

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