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Qualche volta pubblico articoli non miei, l’ho già fatto per un pezzo di Serge Haimi, lo faccio adesso per questo pezzo di Jacques Attali comparso su L’Express, in Francia e tradotto sull’ultimo numero di Internazionale. Spero che gli amici di Internazionale non me ne vogliano e per “rimediare” vi invito ad abbonarvi alla loro rivista settimanale preziosisissima di spunti. Riproporvi questo articolo, frutto della penna di un uomo che potete definire in qualsiasi modo ma non certo un politico “antagonista, significa dimostrare a me stesso che non sono solo in quel che vado dicendo. Secondariamente, visto che il non troppo acuto Flaunerotic mesi fa mi aveva accusato di derive da “centri sociali” – mi pare smentisca ampiamente l’assunto secondo il quale chi si oppone a queste politiche stia vivendo una involuzione radicalista.

L’accordo di Bruxelles è stato approvato da tutti. Per il presidente della repubblica francese e la cancelliera tedesca è un successo straordinario, considerando che sono riusciti (dopo aver preso coscienza dei rischi imminenti per l’euro) a mettere d’accordo 26 paesi su 27 e che hanno cominciato a parlare concretamente delle misure necessarie per salvare la moneta unica. Alcune frasi contenute nell’accordo, inoltre, dimostrano che i governi hanno finalmente capito che non è possibile superare la crisi del debito senza mettere in moto gli investimenti e in generale senza dare un impulso alla crescita economica in tutto il continente. D’altro canto la mossa della Banca
centrale europea (che, pur affermando il contrario, ha deciso di inondare di
capitali le banche commerciali) potrebbe contribuire a rilanciare l’economia
continentale, che rischiava l’asfissia nell’immediato futuro. Sull’accordo,
tuttavia, ci sono delle perplessità rilevanti. Se i leader europei non le risolveranno
al più presto, gli sviluppi futuri potrebbero costringerci a rivedere le misure decise il 9 dicembre.
Leggendo attentamente il testo, mi sembra che le decisioni siano queste:

  1. Da oggi gli stati più solidi dell’eurozona garantiscono i prestiti delle banche agli stati in diicoltà, fatta eccezione per la Grecia.
  2. Le banche ricevono denaro a tassi molto bassi dalla Bce e prestano a tassi elevati agli stati dell’eurozona. Questo gli permette di realizzare profitti enormi.
  3. Le banche non sono sottoposte a nessun obbligo di aumentare il capitale, di sopprimere o ridurre i bonus per i dirigenti e i dividendi per gli azionisti o di mettere un freno alle operazioni speculative, che restano più redditizie dei prestiti.
  4. Gli stati dovranno versare e garantire immediatamente somme rilevanti per l’European stability mechanism (Esm). Per la Francia si tratta di cento miliardi di euro in garanzie e tre miliardi in contanti.
  5. Gli stati dovranno ridurre le spese e aumentare le tasse per rispettare una regola d’oro, quella sull’equilibrio dei conti pubblici, che sarà determinata dalla Commissione europea e sarà più severa rispetto a quella già in vigore in Francia.
  6. Il prossimo trattato – concordato nel 2011, sarà firmato nella primavera del 2012 dal presidente Sarkozy e verrà ratiicato dal parlamento che uscirà dalle elezioni del giugno prossimo – in Francia non entrerà in vigore prima del 2013. Quindi non sarà applicato al bilancio pubblico del prossimo anno, che ha un’importanza notevole.
  7. Non è stato sancito nessun finanziamento europeo per i programmi di
  8. crescita (in particolare per il fondo europeo dei brevetti), annunciati in pompa
  9. magna in occasione degli ultimi vertici dell’eurozona.

In sostanza bisogna aspettare. Bisogna aspettare le elezioni in Francia del 2012 e quelle in Germania del 2013. Nel frattempo chi si sta arricchendo continuerà a farlo e chi sta pagando continuerà a pagare. Ma naturalmente spero di sbagliarmi. Come spero di ricevere smentite precise e inequivocabili su questi sette punti

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