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Qualcuno rimane notevolmente stupito dal fatto che, nonostante la manovra “lacrime e sangue” (lacrime di ministre, sangue di pensionati) i mercati non sembrano mollare il polpaccio dell’euro e rimangono lì – come cani affamati – ad azzannare.

Il problema è che ci sono due versanti della crisi, uno nazionale ed uno europeo. Del versante nazionale sappiamo tutto o quasi. Del versante europeo un po’ meno. Stamattina, alle 5.30, Barroso ha annunciato un accordo tra 17 paesi dell’eurozona più sei paesi “volontari”. Cosa prevede l’accordo?

1) Unione fiscale che dovrebbe aumentare i controlli europei sul debito. A dirlo in altre parole l’idea (della Merkel) è quella di impedire che ciascuna nazione possa liberamente usare lo strumento del deficit di bilancio. Questo significa perdita di sovranità e perciò la Gran Bretagna ha rifiutato l’accordo.

2) Regole più severe per garantire il rispetto del pareggio di bilancio con una possibilità di sforamento strutturale massimo pari allo 0,5% del Pil.

3) Anticipo della riforma del fondo salva-Stati, che sarà gestito dalla Bce.

4) Concessione di prestiti su base bilaterale al Fmi per un totale di 200 miliardi di euro, allo scopo di rafforzare la possibilità del FMI di fronteggiare la crisi dei debiti sovrani Ue.

Bene, queste decisioni vengono considerate dai mercati acqua fresca. Perché l’attenzione è rivolta altrove. Contemporaneamente al summit europeo si è svolto un altro “stress test” sulle anche europeo. Dietro la locuzione “stress test” in realtà sta un fatto più semplice: la revisione della situazione delle singole banche europee. Questa revisione non ha dato dei buoni risultati. Come ammette il Financial Times di stamattina lo stress test ha dimostrato che esiste un buco di 115 miliardi di euro nelle banche europee. Per capirci: la Commerzbank, la seconda banca tedesca, in sei settimane è passata da un buco di 2,9 miliardi di euro a un buco di 5,3 miliardi. Addirittura, l’EBA (l’agenzia bancaria europea) che ha condotto lo stress test ha dichiarato che il sistema bancario tedesco ha “perso credibilità”. Vorrei che chi mi legge riflettesse su questa dichiarazione. l’EBA non parla dell’Italia, parla della Germania. E non parliamo dei risultati delle banche francesi e belghe che sono altrettanto disastrosi. Questo significa che le banche devono ricapitalizzare entro 6 mesi se vogliono ricevere i soldi dei contribuenti per restare a galla. Probabilmente non lo faranno (perché in questa situazione farlo è piuttosto complicato) e lo spettro è che i singoli stati siano costretti a nazionalizzare le banche. In una parola la Germania dovrebbe salvare la Commerzbank, il Belgio la Dexa, l’Italia Unicredit. Con i soldi di chi? Dei cittadini ovviamente.

I mercati hanno capito benissimo questa debolezza delle banche che oltre a riempirsi di titoli tossici dal 2008 hanno perso capitalizzazione con la crisi dei debiti sovrani. In altre parole: una banca che oggi ha “nella pancia” titoli di Stato greci, portoghesi, spagnoli, italiani, belgi vede abbassarsi progressivamente la sua capitalizzazione. Il che è abbastanza ovvio: un titolo di Stato greco oggi è carta straccia, nessuno se lo compra e quando andrà a scadenza nessuno s’illude che la Grecia avrà la possibilità di rimborsarlo.

Perché i mercati non hanno neppure lontanamente considerato le decisioni del summit europeo? Perché sono decisioni che perdono solo tempo. Ragioniamoci sopra un attimo. La Germania vuole ottenere più stringenti controlli sulla politica economica dei singoli Stati. Per ottenere questo risultato però bisogna cambiare i trattati. Per cambiare i trattati è necessario tempo ed è necessario imbarcarsi in negoziazioni lunghe e complicate. Poi occorre che ciascun governo ratifichi i nuovi trattati e non è affatto automatico che tutti i Paesi ratifichino e ratifichino in fretta. Perciò questo summit non è servito a niente se non a perdere tempo. Se poi aggiungete che la Gran Bretagna che ha – a Londra – la principale piazza finanziaria europea si è tirata fuori dalla partita la conclusione è quasi automatica.

Aggiungiamo un altro dato: 10 giorni fa le sei più importanti banche centrali del mondo, compresa la Federal Reserve americana, hanno versato milioni di dollari alle  banche europee senza liquidità. Visto lo stress test i risultati non sono stati positivi.

Aggiungiamo un altro dato ancora: la Germania si è sempre opposta ad un coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale che, intervenendo in prima persona, finanzi l’Europa. Adesso sembra essere più possibilista e, al summit di stanotte, in cambio dell’unione fiscale ha accettato di rifinanziare l’FMI stesso per 150 miliardi. Il meccanismo sarebbe questo: l’Europa versa al fondo 150 miliardi e il Fondo interviene con 500 miliardi. Insomma il Fondo presterebbe alla BCE i 150 miliardi ricevuti dall’Europa più altri 350. Però per far questo occorre il sì di Barack Obama.
E Barack Obama dovrebbe andare a dire ai contribuenti americani che l’Europa dovrebbe essere salvata con i loro soldi a 11 mesi dalle elezioni americane. Ossia Barack Obama dovrebbe suicidarsi politicamente. Potrebbe farlo in cambio di qualcosa di concreto che né la Germania, né la Francia (che della Germania è la sua ruota di scorta) offrono. Così i mercati non ci credono e non mollano il polpaccio.

Se volete la mia sensazione, per quella che vale, ripeto quel che ho detto alcuni post fa: la Merkel sta guadagnando tempo nella prospettiva di spaccare l’Euro in due e liberarsi della zavorra degli stati deboli. Quando avrà capito le ripercussioni sulla propria economia, quando sarà riuscita a ripulire le sue banche passerà all’azione.

PS. Nel post della settimana scorsa scrivevo che scommetevo su un taglio dei tassi dall’1,25% al 1%. Bene ieri Draghi lo ha fatto. Tutto sembra andare verso le logiche conclusioni che questa situazione promette.

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