Tag

, , , , ,

Sta passando nei media un teorema falso alimentato dalle dichiarazioni di Monti e sostenuto dalle esternazioni del Presidente Napolitano. La manovra andava fatta, ci dicono, perché eravamo sull’orlo del baratro. Vorrei essere chiaro: questo teorema è falso. Il problema è che i nostri pseudo guru economisti da operetta (i Giavazzi, gli Ichino, gli Alesina) non ne parlano. Occorreva rastrellare denaro subito. Per questo motivo la manovra è stata calibrata per trovare facilmente i soldi massacrando i soliti poveracci. Bisognava salvare Unicredit.

Il 1° dicembre Standard & Poor ha tagliato il rating di affidabilità di molte banche mondiali. Unicredit e Intesa hanno ricevuto A con outlook negativo. Significa che si prevedeva un ulteriore peggioramento. La cosa veramente strana è che l’autorità bancaria europea in quello stesso giorno valutava le banche italiane peggio di quanto faceva Standard & Poor. l’Eba, l’Authority di vigilanza europea, insomma ci dice che le banche italiane sono a rischio perché detentrici di troppi titoli di credito statali. Fate bene attenzione a questo passaggio: l’Eba di fatto ci sta dicendo che i titoli di stato sono come i titoli tossici. Questo è un primo problema di Unicredit. Ma ce n’è un altro.

Si tratta della cosiddetta operazione Brontos che, detta in termini semplici,è una presunta evasione fiscale commessa tra il 2007 e il 2008 da Unicredit con interessi travestiti da dividendi. Nella vicenda sono implicati anche anche manager di Barclays. Sulla testa di Unicredit pende un maxisequestro di 248 milioni di euro che sarebbero il frutto di questa operazione. Il sequestro viene annullato il 30 novembre ma il problema rimane come una spada di Damocle sulla testa di Unicredit.

Il problema pressante tra la fine di novembre e i primi giorni di dicembre per tutte le banche europee rimane quello dei titoli sovrani perché il report di Moody’s è chiaro: “The bond market is pushing UniCredit into a range where senior unsecured issuance becomes uneconomic”. Insomma Unicredit ha troppi titoli di Stato, più lo spread con i bond tedeschi cresce, più la banca va in sofferenza. Va in sofferenza perché quei titoli – giorno dopo giorno – diventano spazzatura e non possono essere convertiti in liquidità. Se non c’è liquidità il sistema collassa. Se collassa la liquidità di una delle due banche più importanti del Paese allora si arriva al disastro finanziario. Insomma il 4 dicembre sull’orlo del baratro stava Unicredit non l’Italia. Come scriveva ieri il Financial Times: “the solidity of banks is partly derived from the solidity of the governments that stand behind them in the event of a crisis”, la solidità delle banche deriva dalla solidità dei governi che stanno dietro alle banche nei momenti di crisi.

La manovra di Monti doveva essere una “manovra cash”, per dirvela brutalmente Monti doveva dimostrare di avere la liquidità necessaria a sostenere Unicredit piena zeppa di titoli di Stato italiani in caduta libera. Se volete che ve lo dica in termini più crudi: bisognava dimostrare di avere la liquidità necessaria in grado di tappare i buchi delle banche. Perché le banche basano la loro solidità sui titoli che hanno in portafoglio. Più aumenta lo spread più quei titoli erodono la solidità delle banche perché diventano spazzatura. I soldi sottratti ai pensionati servono a far capire ai mercati che lo Stato italiano è in grado di garantire i bond che stanno nella pancia di Unicredit. La manovra di Monti non è e non poteva essere una manovra di sviluppo per noi cittadini. Non poteva essere una manovra per il futuro, non ci potevano essere provvedimenti che non dessero subito soldi. Parlare di lotta all’evasione, lotta alle mafie, riduzione delle spese militari non avrebbe convinto i mercati perché i soldi con provvedimenti simili si sarebbero visti con troppo ritardo. Unicredit andava salvata ora e non tra tre mesi. Il nesso tra i titoli di Stato e la stabilità delle banche è cruciale.

Vi ricordate quando Tremonti diceva che l’Italia era al sicuro perché le banche italiane non avevano rischiato investimenti pericolosi? Intendeva dire che le nostre banche erano zeppe di titoli di Stato (italiani, francesi, tedeschi, inglesi, etc.) e quindi stavano al sicuro. Ma il Grande Commercialista Tremonti non prevedeva che la crisi investisse proprio quei titoli di Stato.

Dove sta l’iniquità della manovra? Perché le lacrime della nostra ministra sono ipocrite e intollerabili? L’iniquità sta nel fatto che si massacrano i pensionati, si deprime lo sviluppo, non si fa nulla per i giovani, non c’è un piano serio contro l’evasione fiscale e i ricchi (quel 10% di noi che detiene il 60% della ricchezza nazionale) non vengono toccati per salvare il sistema bancario che ha provocato la crisi e attirato gli squali della speculazione. Monti dice che la situazione è questa perché i politici non hanno guardato al di là delle loro scadenze elettorali. Ma Monti sta facendo la stessa cosa: non ha inserito una vera patrimoniale perché gli servono i soldi ora e subito. Ma questo sacrificio che ci chiedono è solo un enorme cerotto su una ferita che avrebbe bisogno di punti e di tempo per rimarginarsi.

In giro leggo persone che sono ancora convinte che – in fondo – abbiamo tecnici che fanno il loro mestiere e lo fanno con consapevoleza e competenza e che ci stanno dando una “amara medicina” necessaria. Oppure leggo altri che pensano che sì, in fondo una patrimoniale ci voleva, ma che la ministra piagnona è l’esempio delle virtù femminili di trasparenza e onestà. Leggo insomma un clima quasi di ringraziamento per un governo che sta facendo tecnicamente quello che qualsiasi altro governo politicamente avrebbe fatto. Stiamo ringraziando Monti perché si è sostituito a Berlusconi e a Bersani e li ha salvati dalla “responsabilità” di manovre inique e infami. Monti ha massacrato i ceti medio-bassi che potranno tornare a votare la stessa cricca nel 2012. Ha raschiato il barile, aumentato le diseguaglianze e ci ha ammannito il piatto preparato da una Unione Europea fatta di liberisti irresponsabili. Ci voleva un governo di tecnici per fare una manovra classica, piena zeppa di tasse prelevate ai soliti noti? Cosa hanno di diverso questi tecnici dai politici? Per quanto tempo troveremo gente disponibile a ringraziare Monti perché i suoi ministri di sesso femminile non sono più le invereconde ex veline del Nonno Sporcaccione? Che soddisfazione è subire una manovra profondamente ingiusta che ci porterà alla recessione, da parte di signore ben educate e da tecnocrati anziani abituati allo stipendio da professore ordinario? Vi accontentate di questo? Complimenti.

Intanto il pensionato, l’operaio, il popolo dei precari e dei 1.000 euro da oggi vive peggio. Ma Unicredit, per ora, solo per ora, è salva. Intanto abbiamo confermato la spesa di 30 miliardi per 113 cacciabombardieri. Intanto l’assegno per l’accompagnatoria ai disabili è svanito. Intanto non ci somo stanziamenti per la scuola, per l’Università, per i giovani, per chi è stato espulso dal mercato del lavoro a 45 anni. Intanto ci beviamo la favola del nostro sistema pensionistico di tre punti più alto della media europea. Un’altra balla gigantesca. Perché se anche ci costa di più il sistema pensionistico nessuno ci dice che è grazie a quel sistema pensionistico che i padri o i nonni finora hanno mantenuto i figli disoccupati. Disoccupati per colpa di una classe industriale inadeguata e rapace che ha ottenuto negli ultimi anni un mercato del lavoro sempre più barbaro e, ciononostante, ha fatto di tutto per aumentare i profitti. La logica dei nostri industriali è nota: socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Monti li accontenta.

Ma ci fidiamo di Monti che continua a sfruttare cinicamente lo scontro generazionale sostenendo la favola che in questo Paese sono le laute pensioni che tolgono lavoro ai giovani. Un’altra falsità che torna buona per i gonzi. Ma certo ce la rifilano austeri tecnici, un poco furbescamente piagnoni. Non ce la rifilano ex presentatrici televisive dal passato stampato su copertine di riviste per soli uomini. Volete mettere la soddisfazione?

PS. Per tutte le anime belle che guardano a questo governo come fosse la squadra formata da Santa Maria Goretti vorrei far notare che risulta che la figlia del ministro Fornero é stata assunta dalla stessa Università dove insegnano madre e padre. Naturalmente una coincidenza.

Annunci