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Oggi Monti si farà dettare la ricetta per non salvare l'Italia

Il fatto che ieri, all’asta dei Bund tedeschi, sia rimasto invenduto il 35% dello stock offerto ci dice molte cose. La prima è che l’obiettivo degli speculatori (chiamiamoli così per semplicità) non è far fallire questo o quel Paese. Piuttosto le ondate che hanno travolto i Paesi più deboli dell’eurozona sono servite (oltre a realizzare lauti guadagni) a mettere sotto pressione l’euro. Gli investitori hanno avuto dieci anni per valutare la bontà o meno di questa moneta. Oggi stanno dando il loro giudizio definitivo e si tratta di un giudizio negativo. Devo dire che mi sarei aspettato un attacco molto prima perché le debolezze dell’Euro sono palesi da molti anni. L’idea di creare unità monetaria e di lasciar passare dieci anni senza ipotizzare una reale unità politica è stata demenziale. Oggi paghiamo questa cecità. Ma non è solo questo.

L’Euro, per come è nato, ha rappresentato una valuta rigida che, sin dalla sua creazione, non ha considerato le differenze e le peculiarità delle economie che univa. Non ha neppure considerato la necessità del consenso. L’Unione Europea negli ultimi vent’anni ha preteso di cambiare la vita degli europei consultandoli sempre meno e creando istituzioni strategiche completamente svincolate dal naturale processo democratico.

Abbiamo dunque una valuta rigida, una unione monetaria senza unione politica, un evidente deficit di democrazia. Abbiamo poi una economia che negli ultimi dieci anni ha letteralmente divorato tutte le altre: l’economia tedesca. La Germania, infatti, è l’unico Paese al quale senza alcun dubbio l’Euro ha fatto molto bene. In dieci anni la Germania ha registrato avanzi medi di bilancio tra il 5 e il 6% favorita dalla stabilità dei prezzi e dalla assoluta intrasigenza della BCE contro ogni forma di svalutazione. In questi dieci anni – paradossalmente – i Paesi oggi in difficoltà hanno fatto crescere la Germania. Si noti che l’80% di ciò che la Germania vende è assorbito nell’Eurozona. In dieci anni la Germania ha assorbito una impressionante quantità di ricchezza da tutti gli altri Paesi europei. La spiegazione non sta soltanto nella efficienza tedesca e nel “buon governo”. La spiegazione sta nel fatto che le economie meno forti di quella tedesca con l’Euro si sono trovate ad avere più vincoli che vantaggi. L’Italia ad esempio è sempre riuscita a mantenere a galla la Lira attraverso svalutazioni pilotate. Un classico di tutti i governi della cosiddetta Prima Repubblica consisteva nello svalutare la moneta per ridare competitività ai prodotti Made in Italy. Una volta bloccata questa possibilità i prezzi italiani nei primi anni dell’Euro sono schizzati in alto togliendoci qualsiasi competitività. Avere a Bologna gli stessi (se non più alti) prezzi che si ritrovano a Dortmund è un disastro. Non lo sostengo solo io, sono in buona compagnia. Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman parla di una integrazione monetaria non riuscita perché non ha tenuto in alcun conto le differenze.

Su questa situazione si innesta la ricetta della BCE per uscire dalla crisi, ossia la ricetta liberista. Monti oggi non avrà molto da dire a Sarkozy e alla Merkel se non relazionare su ciò che ha scoperto entrando nei Ministeri. Il fatto che Monti non abbia preso alcun reale provvedimento economico fa capire come è la situazione lasciata dalla coppia Tremonti-Sacconi. Le decisioni sul che fare Monti le prenderà dopo averle concordate con francesi e tedeschi e alla luce della reale situazione ereditata dal governo del Nonno Sporcaccione. Saranno i provvedimenti che ci aspettiamo: rastrellare denaro. Saranno i provvedimenti che non potranno tenere conto dello sviluppo perché delle due l’una: o si raschia il barile o si favorisce la crescita. Tuttavia, il problema di questa ricetta è che rastrellando quattrini si deprime ancora di più il mercato interno e le prospettive di crescita diminuiscono. Con quali mezzi Monti può pensare di rilanciare l’economia del Paese se le risorse saranno concentrate sulla riduzione del debito? La ricetta della BCE ci porta direttamente verso la situazione greca, ma l’esperienza greca non ha insegnato nulla. Qualsiasi sacrificio è assolutamente inutile se non si prevede un rilancio dell’economia. Ma rilanciare e stimolare l’economia è un processo quasi impossibile da realizzarsi, perché parte delle cose che potremmo fare sarebbero catalogate come sostegno indebito alle nostre imprese dall’Europa.

Siamo insomma in un vicolo cieco provocato dal dogma liberista. La ricetta è destinata a diffondere un impoverimento generalizzato e  provocare poi quel default tanto temuto. Come scrive giustamente Emiliano Brancaccio: “la sopravvivenza o meno della zona euro dipenderà soltanto dai calcoli delle autorità tedesche sui costi e sui benefici di una eventuale deflagrazione della moneta unica, sui quali in Germania si sta ragionando da diversi mesi”. I tedeschi stanno alla finestra e aspettano di capire cosa convenga fare. Le opzioni per Berlino sono due: salvare l’Eurozona o espellere la fascia dei Paesi problematici lasciando che se la cavino da soli. Quando il Presidente Napolitano ci dice che sarebbe una follia uscire dall’Euro non tiene conto che non siamo noi quelli che possono decidere di abbandonare la moneta unica o restarci: decide la Germania. Il problema per i tedeschi – lo sottolinea bene Brancaccio – è che i Paesi estromessi dall’Euro per salvarsi potrebbero chiudere i mercati ai prodotti tedeschi ed iniziare politiche protezionistiche oggi vietate. Il che, ovviamente, sarebbe un disastro per la Germania. Se i tedeschi fossero in grado di trovare mercati differenti per le loro merci e dipendessero meno da Italia, Spagna, Portogallo, etc per piazzare le loro automobili ci avrebbero già lasciati al nostro destino. Quel che è certo è che la Germania sta realmente provando a ridurre la percentuale dei suoi affari nell’Eurozona. Per i tedeschi oggi sarebbe meglio vendere le Mercedes ai cinesi e non agli italiani o agli spagnoli. Ma per aprire nuovi mercati c’è bisogno di tempo. Ed è per questo, per guadagnare tempo, che la Germania se la sta prendendo molto comoda con i problemi della Spagna e dell’Italia. Ed è per questo che ha lasciato morire economicamente la Grecia. Siamo mercati pericolosi che non interessano più la Germania. Siamo la gamba in cancrena che va tagliata al più presto possibile. Per questo l’idea di creare un eurobond non piace ai tedeschi: li legherebbe ad economie che sono solo un peso.

Mi spiace fare nere previsioni che poi si avverano come ho fatto in passato e come testimoniano le date dei post di questo blog. Lo scenario purtroppo è questo. La Germania sta solo prendendo tempo per salvare un Euro destinato all’Europa del Nord, liberarsi velocemente dei titoli di stato italiani con meno perdite possibili, sganciare il proprio mercato dall’eurozona e trovare nuovi mercati fuori dall’Europa per le sue merci. Ecco perché a nessuno in Germania conviene la morte dell’Italia ma una sua lunga agonia esattamente come è successo per la Grecia. Una lunga agonia che dia a Berlino tutto il tempo di riorganizzarsi. Una volta riorganizzata la Germania potrà lasciarci uscire dall’Euro perché non saremo più un mercato utile o pericoloso. La nostra unica carta da giocare sarebbe quella di usare un’altra ricetta per uscire dalla crisi. Puntare tutte le nostre risorse sull’espansione, abbassare le tasse, combattere con mezzi straordinari l’evasione fiscale e le mafie, colpire i patrimoni più rilevanti, investire subito in scuola, università, ricerca; ristabilire la coesione sociale distribuendo la ricchezza e stimolando il mercato interno.

Ma dubito che il liberista Monti riceverà ordini diversi da Parigi e Berlino e abbia l’acume e l’intenzione di sfidare i burocrati di Bruxelles e la Merkel in un colpo solo.

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