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Il Presidente della Repubblica Napolitano ha definito “una follia” il fatto che i figli degli immigrati che siano nati in Italia non siano, automaticamente, cittadini italiani. Un intervento per certi versi simile a quello fatto da Gianfranco Fini tempo fa. Possiamo certamente condividere e, personalmente, condivido che sarebbe cosa opportuna concedere la cittadinanza agli immigrati di seconda generazione. Però, mi perdoni Presidente, definire lo jus sanguinis una follia mi pare – questa sì – una stupidaggine. Lo sappiamo tutti che per concedere la cittadinanza gli Stati si basano o sullo jus soli (chi nasce all’interno dei confini del Paese è ipso facto cittadino) o sullo jus sanguinis (colui che nasce da un genitore del Paese acquista automaticamente la cittadinanza del genitore). Sono due sistemi diversi, esistenti da tempo immemorabile. Ci può piacere uno piuttosto che un altro ma definire uno o l’altro una follia è, appunto, una stupidaggine.

A meno che …. a meno che la questione c’entri poco con gli immigrati e molto con il clima politico. Perché a ragionarci di follie da sottolineare con forza ce ne sarebbero ne altre. Si poteva parlare di follia in riferimento al fatto che l’Italia è uno dei pochi Paesi dove ci vogliono tre anni di separazione per arrivare al divorzio, si potevano affrontare vere follie del nostro ordinamento. Ma, la questione affrontata dal Presidente Napolitano, ha un vantaggio rispetto ad altre: crea un effetto politico, ossia va a sollecitare reazioni in una buona metà del PDL e nella Lega. Non è certamente vietato ma lo scenario a mio avviso è inquietante.

Se questo è un governo tecnico nominato per salvare il Paese dalla crisi economica ne deriva che l’unica figura politica rimasta è proprio il Presidente della Repubblica (e, forse il Presidente del Senato e quello della Camera). Non vorrei che questa situazione spingesse Napolitano a uscire dai binari nei quali è rimasto sino ad ora. Perché sia chiaro, a me sta bene concedere la cittadinanza agli immigrati di seconda generazione. Quel che non mi sta bene è che in questo vuoto politico, determinato dalla presunta capacità dei tecnici di risolvere problemi irrisolvibili per i politici, si facciano altre cose non tecniche ma politiche. Per fare profonde modificazioni politiche (e passare dallo jus soli allo jus sanguinis è una profonda modificazione) occorre un governo uscito fuori dalle elezioni e legittimato dal voto popolare. In una parola mi verrebbe il desiderio di pregare il Presidente della Repubblica affinché esterni il meno possibile su questioni politiche in presenza di un governo tecnico che, di fatto, sospende la sovranità popolare.

Qualcuno potrebbe dirmi che faccio un ragionamento simile a quello del Nonno Sporcaccione. Ossia che siamo in un periodo di sospensione della democrazia. Metto le mani avanti: la democrazia non è sospesa affatto. Quel che è sospeso (direi quasi vietato) ad un governo tecnico è operare per fini diversi rispetto alla crisi che deve affrontare. Combattere l’evasione, le mafie, la corruzione, imporre tasse straordinarie, modificare il mercato del lavoro, introdurre nuove leggi economiche, etc. sono i compiti del governo Monti. Per fare altro occorre un governo politico che sia incaricato non solo di risolvere crisi economiche ma, anche, di modificare snodi essenziali della vita civile. E questo Monti non lo può e non lo deve fare. E neppure Napolitano.

Altrimenti siamo qui a prenderci in giro. A me già inquieta un Parlamento con una maggioranza che va dal PD al PDL. L’assenza di una opposizione (non considero la Lega all’opposizione ma solo schierata tatticamente nell’unico posto possibile per non implodere) mi preoccupa. La presenza di un pensiero unico in  tema economico mi spaventa. Se ci aggiungiamo anche una attività che va a mutare le condizioni sociali del Paese in modo profondo, beh a questo punto la parola “golpe” si rafforza.

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