Tra certe persone si è diffusa l’idea che il governo tecnocratico, mezzo bocconiano e mezzo vaticano, che si è insediato ieri con l’ottenimento della fiducia sia un bene. Si sta diffondendo di nuovo la teoria settecentesca di Leibniz: questo è il migliore dei mondi possibili. Dopo il terremoto di Lisbona del 1755 il “realismo” di Leibniz andò in pezzi sotto la penna di Voltaire. Il governo Monti sarebbe insomma “il migliore dei mondi possibili” e sostenerlo sarebbe un esercizio di sano e illuminato realismo. Ma questa professione di realismo è solo il realismo degli imbecilli.

Occorre avere un minimo di sensibilità democratica e costituzionale per avvedersi degli strappi e delle forzature introdotte dall’avvento di questo governo. Tralascio le evidenti “innovazioni” costituzionali disinvoltamente introdotte da un altro intoccabile, ossia il Presidente Napolitano. La nomina di Monti a senatore a vita e la sua successiva designazione non sono un buon segnale. Il Presidente della Repubblica ha giocato la partita portando la palla fuori del suo campo di competenza. Ma i realisti imbecilli su questo non hanno fiatato. La taumaturgica parola “emergenza” sotterra anche quelli che, solitamente, strepitano quando si tocca la Costituzione.

Nessuno dei realisti ha fiatato vedendo un generale (pardon, un ammiraglio) diventare Ministro della Difesa, un prefetto agli Interni. Il fatto che un manager bancario abbia un conflitto di interessi grosso come una casa non perturba nessuno. Neppure il concentramento di poteri in quelle mani bancarie fa alzare il sopracciglio. Orsù! Occorre essere realisti. In nome dell’emergenza!

Ma parliamoci chiaro: i colpi di Stato si fanno in nome dell’emergenza e, questo è un incruento colpo di Stato, accettato dai partiti (Lega compresa che spera di sopravvivere sfilandosene) perché nessun partito vuole la paternità dell’olio di ricino che il professor Monti è destinato a propinarci. Un golpe che salva Bersani dal doversi assumere responsabilità di governo e salva Berlusconi da una umiliante sconfitta alla quale era destinato in caso di elezioni. I sedici lunghi mesi che ci attendono vedranno i partiti negare la diretta paternità di una sequenza di sacrifici in salsa liberista che Monti progetta.

Sarà il caso di dire ai realisti che il primo passo sarà salvare Unicredit che ha un buco impressionante. Ma, ci diranno i realisti imbecilli, che salvare la più grande banca italiana è dettato dalla emergenza. Ce lo diranno anche quelli che criticavano Berluscono quando si incaponiva nel mantenimento della “italianità” di Alitalia. Si salveranno le banche, si stravolgerà il sistema pensionistico (poco importa che l’INPS sia in attivo e la spesa pensionistica italiana sia più bassa del resto d’Europa). Sul versante del lavoro la presa in giro sarà ancora più profonda. L’idea è quella di moltiplicare i contratti a tempo indeterminato e consentire la possibilità di licenziare facilmente. Un’idea che accontenta i fessi che volevano la fine del macellamento sociale dei contratti precari perché agita sotto gli occhi il panno rosso del “contratto a tempo indeterminato” e nasconde la spada del torero del licenziamento facile. Così precarizzando il contratto a tempo indeterminato si suona il piffero e si ammalia il realista imbecille e lo si licenzia più facilmente.

Un governo quello di Monti che accoglie le spinte cattoliche da terzo settore. Si conclude anche in Italia la parabola tatcheriana del “capitalismo compassionevole”. Ossia di un liberismo a colpi di privatizzazioni e dismissioni temperato da forme di assistenzialismo riservato a chi oramai è scivolato nel gorgo delle mense della Caritas e di Betania. Ma ovviamente è l’emergenza ci dice il realista imbecille, che, soddisfatto d’aver fuori dai piedi l’indecenza berlusconiana, si tiene stretto il professor Monti. Anche perché – ragionano – non ci deve essere timore di un liberismo troppo aguzzo, poiché in Italia il liberismo non è mai stato applicato. Ecco l’apoteosi dell’imbecille. Siccome non hanno compreso come si muove realmente la macchina liberista (Foucault l’ha spiegato puntualmente, ma loro sono troppo colti e fighetti per leggere Foucault) ripetono il mantra del “liberismo irrealizzato”. Non è importante constatare che l’Italia ha adottato il liberismo nella sua forma più selvaggia e più disorganizzata. Non è importante vedere il tipo di sfruttamento dei lvoratori autoctoni e migranti, non è importante osservare la precarizzazione di tutti i lavori e la proletarizzazione della classe media. No, questi accattoni del libero pensiero, sono sicuri che lo spirito nazionale è tale da non poterci rendere in tutto simili all’Argentina colonizzata da Friedman.

Il governo Monti ha potuto compiere questo golpe che durerà sedici mesi grazie ai partiti (dal PD al PDL senza eccezioni) salvi dalle loro responsabilità, alle anziane signore che respirano il bon ton ritrovato e agli imbecilli leibniziani. Perché non basta opporre l’argomento che – finalmente e alleluia – Berlusconi se ne è andato (ma io direi che è riuscito a scamparla quasi all’ultimo momento). Volevate tenervi Berlusconi ci domandano con tono furbetto, in fondo finalmente abbiamo riacquistato il senso dello Stato e un po’ di scarifici servono al bene del Paese. Anche questo è un altro mantra “de noantri”, tipico di quelli che non capendo nulla di economia accusano gli avversari di capirne ancora meno. Nessuna persona sensata avrebbe desiderato Berlusconi fino al 2013. Ma non desiderare questa eventualità non significa accettare qualsiasi cosa, anche un governo attento a tutto meno che alle regole della democrazia.

Una delle regole della democrazia è che i governanti rispondano agli elettori. Mario Monti non risponde a nessuno. Si è posto sullo scranno di salvatore della Patria. Esercita le funzioni di “dictator” inteso in senso latino. Con l’avallo del Presidente della Repubblica e di tutti i partiti che hanno fatto bancarotta in Parlamento, Monti sospende importanti meccanismi del gioco democratico, prende ordini da Berlino e Parigi (cosa che Berlusconi nel suo cesarismo senile non faceva bene), applica la ricetta liberista e rastrella i necessari 40 miliardi richiesti per salvare chi ha prodotto il disastro facendo pagare la crisi alle classi medio-basse.

Ma tanto Monti è solo il conducente del tram. Prima o poi scenderà e ci restituirà le chiavi ci vengono a dire. E qui si sprofonda nell’abisso dell’insondabile idiozia neo-leibniziana. Quando i cretini comparano lo Stato al tram e si dicono disposti a leggere il giornale per la durata del viaggio, portano il oro risibile cervello all’ammasso. Riavranno il tram alla fine del viaggio. La fermata alla quale scenderanno l’avrà decisa qualcun altro ma a loro cosa importa? Sono abituati a farsi portare in giro dal manovratore, hanno bisogno di un manovratore. Per continuare a imbrattare carte di quotidiani e virtuali pagine di blog con l’intenso succo del loro snobismo di periferia.

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