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Fa uno strano effetto ascoltare gli interventi alla Camera dei Deputati dei nostri politici. Lega a parte tutti i partiti stanno rischiando di santificare in vita Mario Monti e il suo governo. Non mi interessa discutere della Lega che ha scelto l’opposizione per evitare la bancarotta politica e di perdere la faccia di fronte al suo elettorato. La Lega con questo esito è – finalmente – entrata in una agonia politica che la ricondurrà ad essere quel che è: il partito localista che, psicologicamente, è sempre stato. Non mi interessa commentare i funambolismi dialettici di Cicchitto e dei suoi amici del PDL. Né è ormai importante seguire gli sproloqui del Nonno Sporcaccione. Quel che mi interessa di più è sottolineare il comportamento di quell’ectoplasma politico che è oramai il Partito Democratico.

Nel suo discorso Monti ha sottolineato la necessità di accelerare la crescita. Già soltanto questa dichiarazione ha fatto urlare di gioia Bersani e compagnia. Si sottolinea che Tremonti non aveva mai parlato di crescita e che, finalmente, si rimette al centro delle questioni questo tema. In realtà la priorità alla crescita è una balla. Monti sa benissimo che se durerà sino alla fine della legislatura, ha a disposizione sedici mesi. In sedici mesi non si prende un Paese che cresce dello 0,1% annuo e lo si fa decollare, se va bene si scaldano soltanto i motori. La missione di Monti non è quella di far ripartire il Paese, la missione è mantenerlo a galla secondo la ricetta europea. Far ripartire il Paese significherebbe fare delle riforme sostanziali e profonde. Far quadrare i conti significa fare la riforma delle pensioni, agire sulla sanità, rastrellare i soldi dove si può. Insomma, per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 come promesso all’Europa occorre salassare il malato senza farlo morire. Quindi leviamoci dalla testa che Monti sia lì per rilanciare il Paese, Monti è lì per pareggiare il bilancio. Ha tempo solo per questo, non per altro.

Si tratta di una realtà ben conosciuta da tutti, Bersani compreso. Tuttavia il PD fa finta che Monti sia il taumaturgo che pareggerà il bilancio e ci consentirà di sbarcare su Marte in sedici mesi. Il PD non si è scomposto di fronte alla parola magica “equità” pronunciata da Monti nel suo discorso. I costi del risanamento saranno calati sulle nostre spalle con equità dice Monti. Ma equità non significa lotta alle disuguaglianze. E Monti si è guardato bene dall’accennare alle diseguaglianze presenti nel nostro Paese. Un risanamento “equo” significa semplicemente che si cercherà di non far cadere l’Italia in una spirale di povertà greca. Non significa che si cercherà di ottenere il risanamento attraverso un miglior sistema di redistribuzione delle ricchezze.

Neppure quando il dito del Professore si è appuntato sulle pensioni c’è stato un sussulto dalle parti del PD. Le pensioni, in Monti come peraltro anche in Berlusconi, sono presentate come qualcosa che va assolutamente riformato. A farlo sarà la neo-ministra Fornero, una accanita sostenitrice teorica della previdenza contributiva. Nessuno ha eccepito che la spesa pensionistica in Italia assorbe le risorse che, negli altri Paesi, sono dedicate agli ammortizzatori sociali. In Italia essere disoccupati significa soprattutto essere senza alcun paracadute. Il paracadute spesso – al Sud come al Nord – è la pensione del padre, l’aiuto che la famiglia di provenienza può dare. I trentenni – che non abbiano o che abbiano cercato inutilmente lavoro – in difficoltà ricorrono a quella solidarietà economica che riescono a trovare in seno alla famiglia. Una sforbiciata alle pensioni non solo significa far fare sacrifici ai pensionati (ormai incarnazione del male) ma mettre in crisi quel welfare casareccio che in Italia ha sopperito all’inesistenza di supporto per i giovani. Se la disoccupazione giovanile è arrivata al 30% come crede il professor Monti sopravvivano i giovani tra un lavoretto recario e l’altro? Questa domanda avrebbe dovuto porla Bersani. Ma Bersani non può porla perché è troppo impegnato ad applaudire.

Monti in sedici mesi deve trovare sedici miliardi. Questa è la sua missione. Altro non deve, non può, non sa fare. Monti non ha parlato di tagli alle spese militari, non ha parlato di riduzione delle diseguaglianze. Monti ha genericamente parlato di tutto, ha scritto un compitino digeribile e pieno di buone e vaghissime intenzioni. Tutte le fanfare delle liberalizzazioni si sono risolte in un accenno veloce alle professioni. Per i gonzi si farà il riordino delle professioni, magari si leverà valore legale al titolo di laurea e si modificheranno gli ordini. Insomma si faranno le liberalizzazioni che non servono. Si troverà una “casta” vera o presunta e la si userà come esempio educativo per le vere caste che dormiranno sonni tranquilli.

Ma dal PD applaudono. Applaudono ad un governo pieno di buoni cattolici. Applaudono ad un governo che avendo una prospettiva di sedici mesi penserà solo a rastrellare quattrini, ovviamente con equità.

Qualcuno potrebbe dirmi: quale alternativa c’era? Se partiamo dal principio che la prospettiva teorica è quella del liberismo nessuna. La ricetta è quella e Monti è il suo profeta. Il dogma liberista non può generare politica di riduzione delle diseguaglianze soltanto politiche “eque”. Il liberismo non ha come scopo il rilancio dell’economia, ha come scopo mettere l’economia nelle condizioni di rilanciarsi da se. Perciò nessuno si illuda che Monti lotterà contro il precariato o per una riforma in senso garantista del mercato del lavoro. Ha una sua logica mettere al governo un banchiere in un momento in cui bisogna salvare le banche: questa è la priorità. Non ci sarà più una legge sul conflitto di interessi, non ci saranno riforme che incidano sul benessere sociale dei cittadini, sulla affermazione dei diritti. Queste cose non sono di competenza del governo Monti. Se avremo bisogno di qualcosa avremo il modello Sant’Egidio per superare i nostri problemi. Non è un caso che nel PD il più felice tra i felici sia Pietro Ichino, l’economista liberista che a Sinistra ha soltanto l’orologio e la fede.

In nome dell’emergenza verremo sommersi da una melassa appiccicosa di retorica patriottica. Continueremo a dirci soddisfatti di aver ritrovato sobrietà ed eleganza nel governo. Magari Sarkozy e la Merkel saranno più gentili e più rispettosi. Non abbiamo più il Nonno Sporcaccione, le puttane di stato, i faccendieri cafoni, le nipoti di Mubarak. Il che è – oggettivamente – un fatto positivo. Ma tutto quello che abbiamo passato era una patologia. Monti rappresenta in termini di decoro la normalità di un governo. Un comportamento serio è la norma, non è la norma che rende santi. Tutti i comportamenti del Nonno Sporcaccione nella vita pubblica e in quella privata erano la violazione della normalità. Avevamo qualcuno che entrato nella nostra casa prendeva a calci il cane e insultava i nostri figli. Oggi è arrivato il signor Monti che si è presentato con i pasticcini, si è pulito le scarpe prima di entrare e non dice parolacce. Una bella boccata di normalità. L’eccezzione era il Nonno Sporcaccione non il rigido professore di economia. Il sollievo per aver cacciato il teppista dal salotto, non può spingerci a considerare Mario Monti il salvatore della Patria. Monti applicherà una ricetta liberista nell’ambito del possibile, rastrellerà denaro dove lo troverà (ossia nelle solite già semivuote tasche) e non riuscirà a pareggiare il bilancio nel 2013. Ma farà un buon lavoro e tanto basterà a Parigi e Berlino.

Non ci sarà nulla che – anche vagamente – possa essere ricondotto ad una idea di Sinistra nel governo Monti. Però tutto quel che farà sarà ampiamente appoggiato dal Partito Democratico. Il che dimostrerà – se ve ne fosse stato bisogno – che il Partito Democratico non è, se non nei sogni di qualche militante emiliano o romagnolo, un partito di Sinistra.

PS. Il titolo di questo post è ripreso da un articolo di Giorgio Oddifreddi che potete leggere qui.

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