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Non mi piacciono le teorie del complotto. Non mi piace neppure che oggi, i pasdaran del defunto governo Berlusconi-Scilipoti (Santaché, Gasparri, Cicchitto giusto per fare tre nomi), scoprano i poteri forti e il terribile complotto internazionale plutocratico da loro guidato.

Il logo della Goldman Sachs

Quando sottolineo che Mario Monti risolverà i problemi della Goldman Sachs non penso ad un complotto. Penso semplicemente che siamo giunti al momento più vittorioso di una teoria dell’economia vecchia di ottanta anni. La “crisi economica” (metto le virgolette perché sono convinto che questa non è una crisi) che stiamo attraversando è un momento di passaggio da un capitalismo di un tipo ad un capitalismo di un altro tipo. Oggi si stanno definitivamente realizzando le teorie dell’Ordocapitalismo di von Hayek e dell’ultraliberismo di Friedman e della Scuola di Chicago. Siamo all’ultima fermata di un lungo viaggio cominciato prima della Seconda Guerra Mondiale. Quando l’Europa era un cumulo di macerie le teorie liberiste erano parecchio screditate. Ciò che si pensava fosse la via per governare l’economia era la ricetta keynesiana, ossia, per essere molto semplicisti, l’idea che fosse necessario un ruolo dello Stato come riequilibratore delle perturbazioni sociali che un mercato totalmente libero poteva provocare. L’esperienza della ceisi del 1929 era troppo vicina per pensare a soluzioni diverse. Ed è propriola teoria keynesiana che ha generato quella grande crescita economica del dopoguerra. Una crescita che ha visto l’Europa e gli Stati Uniti risollevarsi e percorrere per oltre trent’anni. Dagli anni Ottanta dello scorso secolo le teorie neoliberiste hanno guadagnato sempre più terreno. I liberisti non erano scomparsi: sin dal 1947 von Hayek aveva fondato la Mont Pelerin Society, ossia un gruppo di economisti liberisti che si riunisce e discute i temi dell’economia mondiale. A Chicago, nella sua università di economia erano attivi i cosiddetti “ultraliberisti”.

La “crisi” che stiamo vivendo è il risultato finale del prevalere delle idee liberiste, l’assenza di una alternativa giudicata valida, la debolezza della politica nel mondo occidentale, il crollo di una visione ideale (non ideologica) del mondo. Non si tratta di un complotto ma di un nuovo dogmatismo economico che non può essere messo in discussione. In primo luogo perché storicamente l’alternativa al capitalismo non esiste più dopo il 1989, in secondo luogo perché l’avanzare delle tecnologie ha reso possibile la mondializzzione (o globalizzazione se preferite) dei mercati. L’informatizzazione ha reso possibile a partire dagli anni Novanta un aumento della rapidità e dell’efficacia dei mercati finanziari inimmaginabile in passato. Gli strumenti finanziari sono divenuti sempre più sofisticati permettendo guadagni elevatissimi in ogni angolo del mondo.

Qui non parliamo di complotti, parliamo di una cultura economica, di una serie di idee che si sono completamente affermate. Si è affermato un capitalismo liberista che è l’ultima (non so se ce ne saranno altre) incarnazione del capitalismo. Stimo vivendo una evoluzione, un cambiamento della stessa portata della nascita delle banche nel XVII secolo. Quando parlo di cultura mi riferisco alle sue conseguenze, ossia al fatto che gli economisti e gli statisti sono profondamente imbevuti di essa e, ricoprendo posti di responsabilità, la applicano.

La Goldman Sachs è una delle più importanti banche internazionali che agisce sui mercati adottando questa logica liberista. Ed è anche una grande scuola per economisti e politici. I principali protagonisti della politica e dell’economia sono passati per la Goldman Sachs: Mario Draghi, Mario Monti ma anche Romano Prodi e Gianni Letta hanno ricoperto incarichi nella o per la Goldman Sachs. Sto citando solo gli italiani, citare tutti sarebbe lungo ed inutile.

Sgombriamo il campo dalla idea del complotto, lasciamo agli antisemiti e ai neonazisti lo sproloquio sull’ebraicità della Goldman Sachs e delle istituzioni liberiste. Queste sono solo stupidaggini. Le cose sono profondamente diverse e profondmente più complicate. Il liberismo è una idea che – come scriveva trent’anni fa Foucault – si è affermata lentamente nella società occidentale e nel mondo. La crisi della politica, la sfiducia nella azione politica da parte delle persone ha facilitato la sua crescita. Draghi, Monti, il neo primo ministro greco Papademos sono uomini cresciuti nelle idee e nei corridoi di Goldman Sachs.

A mio avviso quel che c’è di poco etico è che questa cultura liberista non sia trasparente. Che la gente non sappia e non venga informata correttamente delle idee e delle conseguenze che queste idee hanno sulla vita di tutti i giorni. Oggi queste idee stanno cambiando l’essenza stessa della democrazia, i suoi valori e il suo funzionamento ma si fa una gran fatica a spiegarlo alle persone. Si fa fatica sia perché sono discorsi complicati, sia perché è più facile pensare al “complotto”.
Mettiamoci in mente che se vogliamo contrastare questa cultura occorre crearne un’altra alternativa. Si tratta di un processo impegnativo, lungo e complesso. Ne va però del nostro futuro.

 

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