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Francesco Giavazzi a "Cortina incontra".

Come era prevedibile, non potendo fare il toto ministri e sottosegretari, i giornali di oggi si dedicano ad altre attività. Il tema di oggi è: occorre tassare i ricchi oppure no? Purtroppo in questo povero Paese alle ideologie politiche si sono sostituite le ideologie economiche. E le teste d’uovo dell’economia italiana ripetono incessantemente i loro “mantra”: una patrimoniale sarebbe recessiva. Il “guru” (ma rimarrà un problema irrisolto il motivo di tanta considerazione) prediletto è Francesco Giavazzi che, da tempo, si esercita in sparate prive di vero senso logico. Oggi sul Corriere della Sera firma un fondo nel quale, tra le varie cose, afferma che non è il caso di varare una patrimoniale ma di fare una “riforma fiscale spostando il peso delle imposte in modo permanente, non una tantum. Per esempio si cominci allargando la base imponibile, riducendo elusione ed evasione (e anche molte detrazioni) si tassino meglio le rendite finanziarie […] si faccia una riforma fiscale ma la si faccia con calma, coerenza e non una tantum lasciando inalterati i vizi strutturali del nostro sistema impositivo. Si tassino i ricchi certo, più dei meno abbienti, ma non si demonizzi la ricchezza”.

Insomma Giavazzi – altro figlio della Bocconi – in questo momento è preoccupato che i ricchi non vengano demonizzati. Chissà perché Giavazzi ha questa preoccupazione. Forse perché il 40% di tutta la ricchezza nazionale è in mano al 10% della popolazione? Giavazzi e i suoi amici straparlano di equità ma si guardano bene dall’analizzare cosa è cambiato in quest’Italia negli ultimi venti anni. Non si sognano di sottolineare che – anno dopo anno – i ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Giavazzi non è preoccupato dal fatto che mediamente un operaio metallurgico tedesco guadagna 2.500 euro al mese e un operaio metallurgico italiano 1.300 se va bene e a parità di anzianità e competenze. Una patrimoniale secondo Giavazzi sarebbe “recessiva”, ossia non farebbe bene al rilancio della economia.

In puro spirito liberista, Giavazzi continua a pensare (ma si vergogna di dirlo apertamente) che sono i ricchi il motore dell’economia. Il dogma liberista insegna che il ricco va tassato il meno possibile perché se lo si tassa cesserebbe di spendere e quindi di redistribuire la ricchezza. Percché il punto è questo: quando Margaret Thatcher e Ronald Reagan negli anni Ottanta dello scorso secolo incitavano ad arricchirsi, pensavno ai ricchi come vero motore dell’economia. E Giavazzi continua a pensarlo. Una gran massa di gente che arriva a stento a fine mese, che è pagata poco per quello che fa è in grado di produrre a costi bassi e questo fa bene alla concorrenza del Paese. Una minoranza di ricchi che si arricchice sempre di più incline a consumare redistribuisce il reddito.

Giavazzi sa benissimo che rimettere in ordine il fisco italiano è una operazione che comporta anni di lavoro. Farlo più equo e più efficiente è cosa che assorbirebbe energie al di là di quanto ci si può immaginare. Ed è una cosa da fare. Da fare però senza le miserabili furberie dialettiche di Giavazzi e dei liberisti. Significherebbe per esempio eliminare i sostituti di imposta e consegnare ai lavoratori dipendenti tutto lo stipendio lordo. Rendendo contemporanemente detraibile tutto. Per essere più chiaro: all’operaio si consegna lo stipendio senza trattenute fiscali e – contemporaneamente – gli si consente di dedurre tutte le spese che sopporta per vivere documentandole al fisco quando fa la dichiarazione dei redditi. Così tutti, ma proprio tutti, chiederebbero fatture e scontrini fiscali perché solo con fatture e scontrini fiscali pagherebbero meno tasse. E costringerebbero in questo modo tutti quelli che oggi non pagano le tasse a pagarle. Questo si chiama aumentare la base imponibile: far pagare le tasse a chi se le è autoridotte lavorando in nero.

Ma quello che il berlusconismo ha prodotto è stato incentivare l’evasione fiscale di chi poteva farla e massacrando quelli che non potevano evadere neppure un centesimo. Precarizzando il mercato del lavoro si è spinta la gente a fare due lavori per avere uno stipendio decente. Ha creato una massa di disperati disponibile a farsi pagare in nero pur di campare e quindi disponibile a far diventare più ricchi i ricchi.

E i ricchi hanno capito che aprire aziende serie, dare lavoro, rischiare non conveniva. Perché è più comodo e meno impegnativo fare soldi con i soldi, ossia investire in strumenti finanziari non investire nel costruire benessere. Giavazzi e tutti i suoi amici hanno di mira un unico obiettivo: continuare a far pagare le tasse a quel 90% che detiene soltanto il 60% della ricchezza nazionale. E tra questi ci sono le banche.

Perché Giavazzi non parla del sistema bancario. Non ci dice che le banche non assolvono al compito per il quale sono nate: raccogliere il risparmio e prestare soldi a chi vuole creare posti di lavoro e fare impresa. Le banche propongono ai risparmiatori strumenti finanziari sempre più complicati, sempre più scostati dalla realtà. I soldi del risparmio finiscono in titoli tossici e non in denaro disponibile per le persone, per creare altra impresa. Giavazzi non ci dice che le banche non prestano soldi ai giovani. Non ci dice che se due giovani hanno una buona idea una banca è disponibile a finanziarla solo se i genitori ipotecano la casa in garanzia.

Giavazzi fa finta di pensare di vivere in un capitalismo sano. Ma ammesso che il capitalismo sia mai stato sano, quello che viviamo oggi è solo un capitalismo di rapina. Perché Giavazzi non ci dice che sarebbe il caso di tassare del 25% i capitali “scudati” che il governo del Nonno Sporcaccione ha fatto rientrare in Italia con la ridicola “multa” del 5%? Perché si tratterebbe di far pagare ai ricchi. Giavazzi è preoccupato di una patrimoniale, non è preoccupato delle condizioni della scuola, dell’Università, di tutte le strutture che dovrebbero garantire il futuro di questo Paese. Giavazzi ci sa solo dire di non “demonizzare i ricchi”. Certo il professor Giavazzi se ci fossero meno ricchi avrebbe meno da parlare d’estate ai mondani convegni di Cortina e questo sarebbe un male. Noi non vogliamo che Giavazzi abbia meno incarichi, meno soldi da spendere.

Perché se Giavazzi spende magari ci lascerà la mancia e lasciando la mancia ridistribuirà la ricchezza. Perché il senso del liberismo è solo questo: una minoranza di ricchi che gentilmente aumenta la nostra felicità distribuendo, bontà sua, la mancia ai camerieri.

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