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Avevo aperto una parentesi ai discorsi sulla economia in occasione della morte di Steve Jobs. Ne apro un’altra per la morte di Dennis Ritchie, o piuttosto, intorno al radical chic della rete. Ad aprire il fuoco delle erre moscie mentali inizia Paolo Ottolina sul Corriere della Sera, che descrive la dipartita da questo mondo di Ritchie come un evento avvenuto: “senza grande clamore, se non fra gli addetti ai lavori. Il che è comprensibile. Non era un venditore e i suoi gadget non sono entrati nelle case di miliardi di persone. Non guidava aziende quotate al Nasdaq. Né faceva keynote ammaliando le folle. Ma senza di lui non esisterebbero Linux, né Mac Os X”.

Ecco in nuce la madre di tutte le scemenze che poi si diffondono attraverso i blog. Infatti quella parte dei blogger che si fingono furbi e intelligenti seduti sul loro essere borghesucci di provincia, ama molto sottolineare con cadenza inesorabile alcuni mali dei comuni mortali. Uno dei mali a cui tengono di più è il becero consumismo degli altri. Mentre il loro consumismo è sempre santo, quello del popolaccio è volgare per definizione. Di fronte ai gusti della plebe si rifugiano nella musica classica nel jazz. Di fronte alle vendite dei romanzieri popolari inorridiscono compulsando opere di qualche narratore curdo sconosciuto. Perché per questa gente il bello, il giusto, il santo è sempre sconosciuto, sempre ignorato dalle masse. Un po’ snob e un po’ patetici si aggirano con aria sofferta e spazientita tra i gusti da centro commerciale delle folle indegne. La morte di Ritchie – quasi contemporanea a quella di Jobs – era una chicca che il fighetto Ottolina e i suoi epigoni non potevano mancare.

Ritchie era uno scienziato notevole. Aveva seguito una carriera di studi accademici prestigiosa e sicura, con lauree e dottorati. Insieme ad un suo collega ed amico, Ken Thompson, aveva creato un linguaggio di programmazione chiamato “C” destinato a funzionare con Multics il primo sistema operativo. In contrapposizione a Multics Ritchie e Thompson sviluppano in modo ostinato un sistema operativo più semplice che chiamano Unics prima e Unix dopo. Unix e Multics erano pensati per computer grandi come stanze, rumorosi come camion e dedicati alla élite della ricerca applicata. Li chiamavano Minicomputer ma di “mini” non avevano nulla. Erano gli anni Settanta del Novecento e vivevamo discretamente telefonando con il gettone dalle cabine e usando orologi che si ricaricavano a mano ogni mattina.  A partire dal 1973 Unix venne riscritto in linguaggio C per renderlo più efficiente. Efficiente nel senso che in questo modo, il sistema operativo poteva essere fatto girare non solo su una ma su una molteplicità di computer differenti. Per due generazioni di programmatori il linguaggio “C” fu la base di ogni sviluppo. Ma Ritchie sapeva benissimo che si trattava di un linguaggio di programmazione pieno di pecche, infatti parlandone disse: “C è stravagante, imperfetto ed è un enorme successo”. Il problema è che sia Unix che C erano assolutamente inusabili da una persona che non fosse uno scienziato o un informatico. Nei primi anni Ottanta il mio primo computer funzionava con un sistema operativo che si chiamava CP-M. Era una alternativa a Unix e poteva far girare un sistema di videoscrittura che su chiamava Wordstar con cui scrissi la mia tesi di laurea.

Questo era Wordstar, così si scrivevano i testi nel 1985. Prima di Jobs.

Cito CP-M per sottolineare che per usare quel computer ero costretto a digitare dei comandi in linguaggio macchina totalmente distanti dal linguaggio umano. Tanto per intenderci per copiare dal floppy disk A al floppy disk B un file bisognava digitare il comando “pip”. Ti dovevi studiare il manuale e il tempo che passava tra l’acquisto di un computer e il suo uso effettivo era determinato dalla tua capacità di capire un linguaggio lunare. E MS-DOS che venne dopo e soppiantò CP-M funzionava allo stesso modo. Quel che voglio dire è che Ritchie lavorò ad una informatica legata agli schemi degli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo. Una informatica che pensava (come d’altronde la stessa IBM) come ad una idea stupida la diffusione di computer alle masse. Insomma Ritchie era pienamente soddisfatto di un sistema operativo con un linguaggio facile come l’aramaico e che aveva l’aspetto di fosfori verdi luccicanti su uno schermo nero.

Ma i fighetti che oggi scrivono che Ritchie fu il vero genio e sbuffano di fronte alle celebrazioni post-mortem di Jobs di questo non parlano. Siccome il gioco è snob devono comparare le mele con le pere. E devono dimenticare il vero contributo di Jobs. Un contributo che si chiama interfaccia. Ossia quello che state vedendo sul vostro video, che non vi obbliga a imparare un manuale di programmazione o un linguaggio da iniziati. Il mondo di Ritchie era un mondo in cui gli informatici erano delle persone importanti e strapagate nelle aziende. Solo loro sapevano come far funzionare quelle macchine. Oggi gli informatici sono – in genere – dei giovanotti o ex-giovanotti mal pagati. Perché quell’interfaccia grafica che dopo dieci minuti vi fa dialogare in termini umani con il computer è una invenzione, una intuizione che ha permesso di far entrare l’informatica in ogni casa. Mia madre che ha ottantuno anni oggi ha un IPad 2 per collegarsi a Internet e spedire le sue email. Trova che l’IPad 2 sia “intuitivo”. Certamente dentro, sotto l’IPad 2 ci sono concetti e idee di Unix e quindi di Ritchie. Ma a Ritchie importava molto poco che una signora di ottantuno anni potesse usare un computer. I computer servono solo a chi se ne intende.

Allora questo discorso del “povero Ritchie dimenticato”, del Ritchie precursore di ogni cosa (a parte che non fu mai solo) è la spia del solito atteggiamento di cui parlavo prima. Quell’atteggiamento da snob di periferia, da intellettualini da quattro soldi, più o meno frustrati che si rifugiano in immaginarie terre del meglio di fronte alla volgarità delle masse. Ritchie diventa un eroe perché non è popolare e quindi solo loro, i furbi, sanno che Jobs non valeva una cicca. E non valeva una cicca perché era popolare, quindi volgare. Il fatto che usino un mouse per scrivere il loro blog, che possano tranquillamente ignorare qualsiasi cosa dell’informatica usando il loro computer è secondario. Ritchie – da pronunciarsi con aria da intenditori di vini e con l’erre moscia – è l’eroe di tutti quelli che senza Jobs non potrebbero oggi scrivere le loro scemenze.

PS. Aggiungerei che il primo Mac Os 1 fu scritto in Assembler e in Pascal, non in C.   Fino al MacOs 9 Apple non usò Unix che ha adottato a partire da MacOs X. Quindi con buona pace dei seguaci del genio misconosciuto per un ventennio Apple è andata avanti – direi egregiamente – senza Unix.

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