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Il mese scorso sono stato gratificato dell’etichetta (o dovremmo dire “Tag”?) di “travestito da disobbediente” e, nel bene e nel male, ironicamente o meno dei ragionamenti che si sono intrecciati sono stati definiti in termini oxoniensi “pippe”. Il motivo del contendere era che io sostenevo, e sostengo, che ci troviamo non in una crisi del capitalismo, quanto nel suo massimo momento espansivo e di trionfo. Il mio

Naomi Klein

interlocutore, invece, sosteneva più o meno che l’onda lunga del neoliberismo si è definitivamente esaurita. Insomma il neoliberismo starebbe entando in una fase discendente. Questi discorsi avvenivano un paio di mesi fa. Da allora quello che il mio interlocutore definiva in fase discendente, appunto il neoliberalismo, ha ottenuto nuovi punti al suo attivo. Non c’è bisogno di essere “disobbedienti” o frequentare dissidenze incrociate. Basterebbe guardare il curriculum dei “Mario Brothers” ossia dei due italiani che orientano e orienteranno le scelte di questo Paese. Di Monti abbiamo già detto che dal 2005 è International Advisor della Goldman Sachs, membro della Trilaterale e del Gruppo Bideberg. Insomma se volevate un neoliberista il nostro Mario Monti ha la denominazione di origine controllata. Che dire di Draghi? Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs. Dal 1993 al 2001 è stato Presidente del Comitato Privatizzazioni. È stato artefice delle più importanti privatizzazioni delle aziende statali italiane. Insomma i due uomini che – presumibilmente – ci porteanno fuori della crisi sono due magnifici prodotti della Goldman Sachs e due neoliberisti di ferro. Mi pare un segno abbastanza evidente che se questo è un segnale della fase discendente del neoliberismo, il mio interlocutore ha delle difficoltà a fotografare la situazione. All’epoca consigliavo la lettura di “Nascita della biopolitica” di Foucault. Il mio interlocutore però mi diceva che Foucault gli provoca una sorta di eritema intellettuale. Se qualche lettore ha atteggiamenti meno spocchiosetti e non è sicuro di aver capito tutto di economia, ho un altro consiglio di lettura: Naomi Klein, “Shock Economy“. Il mio passato interlocutore avrebbe dei problemi a leggerlo visto che probabilmente Naomi Klein non ha un pedigree specchiatamente moderato e sta dimostrando anche lei sotto le finestre di Wall Street (una disubbidiente pure lei, insomma).

Cosa dice Naomi Klein? In poche parole sostiene che il neoliberismo americano – per intenderci la Scuola di Chicago & Milton Friedman – per realizzare la piena libertà del mercato ha bisogno di rimuovere, una volta per tutte le politiche keynesiane di welfare. Le persone, se potessero scegliere, non darebbero così facilmente il loro consenso alla distruzione delle sicurezze sociali. Perciò l’unico sistema per ottenere il consenso a privatizzazioni, liberalizzazioni e tagli alla spesa pubblica, è sfruttare gli shock epocali. Il punto che non mi trova d’accordo è quando la Klein sostiene che gli ultraliberisti siano in grado di costruire eventi shock. Ha troppo il sapore di una teoria del complotto. Ma il resto fila molto bene. In nome della sicurezza dall’attentato dell’11 settembre 2001, abbiamo accettato di perdere tutta una serie di diritti. In nome della salvezza dell’Europa, dell’euro e di chissà cos’altro perderemo gli ultimi residui di sicurezze sociali. Prima noi, in Italia, Spagna, che di sicurezza sociale ne abbiamo avuta sempre poca. Poi gli altri.  Ci aspettano tempi di crisi sociale, di disoccupazione, di sacrifici che ci sembreranno insensati perché non servono alla gente, servono al capitalismo trionfante. Un capitalismo che non è mai stato così in buona salute come adesso. Leggete il libro, e, se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate.

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