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La morte di Steve Jobs è un evento che può suscitare commenti su temi che si allontanano dallo stesso personaggio, andando a interessare aspetti cardine della società contemporanea. Io vorrei soffermarmi sulla capacità di sognare che fa grandi le persone.


Steve Jobs venne espulso dalla Apple, che aveva co-fondato nel 1976, nel 1985. A farlo fuori fu John Sculley, un importante marketing manager che aveva risollevato la Pepsi Cola. Jobs era rimasto affascinato dal metodo usato da Sculley e lo assunse portandolo via dalla Pepsi Cola dicendogli la famosa frase: “vuoi continuare a vendere acqua zuccherata per il resto della vita o venire con me a cambiare il mondo?”. Nel giro di due anni Sculley lavorò per trasformare Apple in una azienda “affidabile” ossia una azienda che fosse in grado di competere con la IBM. Contemporaneamente Apple subiva l’attacco di Microsoft. Bill Gates fece sapere che non avrebbe più sviluppato Word per la piattaforma Mac se Apple non avesse ceduto i suoi diritti sulla interfaccia grafica. In altre parole: in quel momento i computer Apple erano gli unici computer con una interfaccia grafica e Gates voleva portare questa interfaccia anche sul suo sitema operativo MS-DOS. Jobs era contrario e Sculley favorevole. La spuntò Sculley, ed è per questo che la maggioranza di coloro che stanno leggendo queste righe lo stanno facendo con una interfaccia grafica chiamata Windows. Jobs aveva creato una impresa basata sulla creatività, Sculley voleva una impresa uguale a tutte le altre. In questo modo le cose non potevano andare avanti. Sculley riuscì a convincere la maggioranza dei membri del CDA di Apple e promosse un golpe. A trent’anni Jobs si trovava fuori dall’impresa che aveva creato, fuori di quella che non era solo una impresa ma la sua ragione di vita. Sculley infilò un errore dopo l’altro fino a che nel 1993 non venne fatto fuori a sua volta e sostituito con Michael Spindler. Spindler durò tre anni e nel 1996 venne eliminato e sostituito da Gil Amelio nel 1996. Amelio approfondì la crisie alla fine – senza idee chiare su dove dovesse andare Apple – chiese a Steve Jobs di vendergli il sistema operativo NEXT che Jobs aveva sviluppato con la sua nuova azienda. Un anno dopo Jobs ritornato in Apple riuscì a riprendersi l’azienda facendo fuori Amelio. Il resto è storia nota e sono gli ultimi quattordici anni della vita di Apple e di Steve Jobs. Anni di incredibili innovazioni e di incredibili successi. Anni nei quali Jobs, ripresa in mano la sua creatura, l’ha rilanciata con un spirito visionario. Apple non poteva essere una azienda come tutte le altre del suo settore: doveva essere una azienda un passo avanti rispetto a tutte le altre.

Quello che accadde a Jobs nel 1985 fu determinato da una malattia che affligge molte persone: l’idea di controllare le cose, di “normalizzarle” ingabbiandole in una visione tradizionale. La tipologia di amici che tradiscono gli amici è vecchia come il mondo. Si potrebbe pensare che il movente sia l’arricchimento o il prestigio. La verità è che il vero movente è l’ansia e la non comprensione. L’accusa mossa a Jobs fu quella di non comunicare abbastanza e di accentrare su di sé la maggior parte delle questioni. Una accusa abbastanza banale, perché – in realtà – il problema non era una mancanza di comunicazione ma una incapacità a capire quello che Jobs andava dicendo. Ciò che chiude le orecchie alle persone è un desiderio ansioso di rendere i rapporti, le cose, gli eventi maneggiabili secondo i loro schemi. Quando le cose funzionano ma funzionano fuori dai piccoli schemi quotidiani, buona parte delle persone cominciano a perdere il contatto con gli avvenimenti e invocano una normalizzazione. Allora nascono quei discorsi inutili e stupidi: bisogna comunicare di più, oppure si fa appello alla democrazia interna e volano frasi roboanti sullo spirito di accentramento. Succede quasi sempre che chi sogna viene accusato di non comunicare da chi ha paura di condividere un sogno. E’ successo a Steve Jobs ma succede sempre. Nelle imprese, nelle associazioni, nei partiti, tra persone che si amano o si dovrebbero amare. Succede che qualcuno ha paura di condividere dei sogni. E queste persone incapaci di condividere, conservatori nel profondo di se stesse, non sono né cattive né stupide. Sono solo impaurite e la paura le rende persone mediocri in grado di distruggere dei sogni. Sono persone che distruggono (o tentano di distruggere) i sogni delle persone che stanno loro vicine, non per invidia ma per paura. Ecco perché è così raro riuscire a sognare il futuro in due. Non c’è riuscito neppure Jobs che, per certi versi, è morto da solitario. Guardatevi le spalle da chi non sa sognare e non sa condividere il vostro sogno.

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