Tag

, , , ,

Ieri sera alla trasmissione “L’Infedele” di Gad Lerner è stato rotto un tabù: non dire quello che tutti sanno: Berlusconi sta trattando la sua dipartita politica. Il suo fedele avvocato, nonché parlamentare Gaetano Pecorella non ha parlato di un “passo indietro” ma di un “passo in avanti”. Ossia come ragionare per far sì che ci sia un dopo Berlusconi. La parola “salvacondotto” è finalmente uscita fuori. Ad un Zagrebelsky che gli faceva notare, che non esistono strumenti giuriidici nel nostro ordinamento per far sì che le procure chiudano i casi giudiziari in cambio di un salvacondotto, Pecorella ha risposto che “il problema è politico” e che, in buona sostanza, le soluzioni giuridiche si trovano (magari un ritocco alla Costituzione, una immunità). Insomma il grande venditore sta trattando. Intanto il governo tecnico di Mario Monti scalda i motori. Però non esiste un governo tecnico, perché sono sempre i parlamentari a doverlo votare. Un governo tecnico con un mandato di salvezza nazionale. Soluzione arcisussurrata e adesso praticamente urlata. Il problema è: chi sta trattando per il salvacondotto? Io ho una ipotesi: l’immarcescibile “Lider Maximo” d’Alema. In un colpo solo una grosse koalition dal PD,  a pezzi di PDL e forse di Lega passando per Fini, Rutelli e Casini. E quel rompiscatole di Vendola messo fuori gioco, lui e le sue primarie. Perché il governo di coalizione o di salvezza nazionale dovrà durare almeno due anni se no i mercati, se no l’economia. E soprattutto Scilipoti non finirebbe la legislatura e non prenderebbe la pensione. Insomma Berlusconi non è Saddam, piuttosto sta giocando una partita “alla Gheddafi” ossia salvare se stesso e le sue aziende. Il salvacondotto lo consegna il PD. Come al solito. A Mario Monti toccherà salvare l’Italia con la stessa ricetta della Grecia.

Se fossi credente direi “che Dio ci aiuti”. Purtroppo non ho la grazie della fede.

Annunci