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La notizia è di pochi minuti fa. Angela Merkel ha ottenuto il sì del Parlamento tedesco per rinegoziare l’accordo di luglio con la Grecia. Secondo Wolfgang Schaeuble, il ministro tedesco delle finanze, “la situazione è estremamente difficile perché i mercati finanziari rimangono estremamente incerti”. L’espansione dei fondi in dotazione all’EFSF (European Financial Stability Facility) ossia il fondo comunemente detto “salva Stati” dovrebbe essere portato a 600 miliardi di Euro. Questa cifra dovrebbe essere sufficiente – secondo la BCE – a “proteggere” anche la Spagna. Ma, ovviamente, come ho scritto mesi fa dopo questi fondi non ce ne saràpiù per nessuno. Però i tedeschi ci hanno fatto perdere un sacco di tempo e la situazione della Grecia è peggiorata rispetto a due mesi fa trascinando nei problemi una Spagna e un’Italia già deboli. Gli ispettori che sorvegliano la Grecia (uomini del FMI, BCE e UE) avevano abbandonato il Paese ai primi di settembre giudicando che la Grecia non stava facendo tutto quel che era possibile. Questo ha costretto il governo greco ad introdurre nuove e più terribili tasse addirittura collegate ai consumi di energia elettrica per combattere l’evasione. In pratica una specie di redditometro legato ai consumi elettrici. La situazione greca è pero insostenibile ed oggi diversi ministeri sono stati occupati dalla folla. La Merkel ha deciso di convertrsi alla causa del salvataggio della Grecia dopo una intera estate di dubbi. Nella sua coalizione i Liberal Democratici restano convinti che la Grecia debba uscire dall’Euro. Il voto di oggi è stato possibile grazie al fatto che l’opposizione alla Merkel ha votato a favore del programma della Cancelliera.

Personalmente rimango convinto che si sta chiedendo un prezzo umanamente insostenibile per i greci e che questi soldi non sono “salva Stati” ma “salva banche”, banche tedesche e francesi. Riflettevo sul fatto che la nuova primo ministro danese eletta dopo la vittoria delle Sinistre, ha dichiarato che la Danimarca uscirà fuori dalla crisi globale con un programma semplice: men tasse sui dipendenti, più soldi alla scuola e all’università e dodici minuti di lavoro alla settimana in più per ogni danese. Vorrei essere a Copenaghen.

 

 

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