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Naturalmente i nostri italici giornalisti sono troppo occupati per sfogliare il Financial Times al di là della prima pagina. Perciò a noi italiani non viene detto che qualcosa si muove e che non sono solo dei pericolosi comunisti a pensare che la ricetta greca sia un crimine (1). Proprio sul Financial Times del 15 settembre è apparso un articolo firmato da Jean-Paul Fitoussi e Philippe Weil  (rispettivamente ex presidente e attuale presidente del OFCE, l’Osservatorio francese delle congiunture economiche) insieme con Gabriele Galateri di Genola presidente di Assicurazioni Generali e di Telecom Italia.

Questi tre signori presentano una alternativa ai tagli fiscali e sembrano voler rilanciare il ruolo degli Stati e della politica contro lo strapotere dell’economia finanziaria. La ricetta può convincere o meno. Non è questo il punto. Il punto è che qualcosa si muove nel pensiero economico di Stato, sta emergendo la consapevolezza che distruggere la vita delle persone attraverso la disoccupazione e i tagli al welfare state non è la ricetta migliore. Ho tradotto l’articolo e lo riporto qui con alcune note esplicative. Per i lettori di questo blog che si chiedono come funzionerebbe un prestito forzoso nella pratica si può dire che, una delle diverse strade potrebbe essere la sottoscrizione obbligatoria, scaglionata in uno o più anni di BTP a lunga scadenza con un tasso uguale o leggermente più alto di quello oggi riconosciuto dal mercato ai Bund tedeschi. In questo modo lo Stato preleverebbe da tutti i cittadini (non solo da quelli a reddito fisso) il gettito che occorre senza introdurre nuove tasse che impoveriscono il Paese e indeboliscono l’economia.

Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del default nazionale. Tutte le autorità della vecchia Europa hanno formato una santa alleanza per esorcizzare questo spettro: Bruxelles e Francoforte, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, i socialisti francesi e i cristiano democratici tedeschi. Medici alla Churchill prescrivono lacrime e sangue, consolidamento fiscale, crescita delle tasse e tagli di spesa

Giurano, per l’ennesima volta, che non si arrenderanno mai: la Grecia sarà salvata, Italia e Spagna non saranno abbandonate la valutazione della Francia, non verrà declassata. Di fronte alle avversità, ci assicurano che ciò che non può essere raggiunto con l’austerità può essere raggiunto da più austerità. Un’epidemia di fiducia nelle virtù fiscale si sta diffondendo in tutta Europa e sta rapidamente provocando, con una serie di tagli scoordinati alle spese fiscali, la contrazione dell’euro, con conseguenze disastrose per la crescita e l’occupazione.

A dire il vero, i politici della zona euro sono in una situazione esasperante. La minaccia di monetizzare il debito pubblico (2), che in passato poteva essere sventolata da ogni paese per ricordare gli investitori che lo Stato non ha bisogno mai di fare default a titolo definitivo, è stato rimossa dagli arsenali nazionali. Nessuno sa con certezza se sarà mai brandito da Francoforte o se i trattati europei lo consentono. L’Eurobond avrebbe molti meriti economici ma infastidisce la Germania che, dopo essere stato lasciata da solo quando dovette sostenere i costi della riunificazione, è comprensibilmente fredda questa soluzione. La soluzione di separare l’euro in una zona settentrionale e in una meridionale probabilmente porterebbe alla fine del mercato unico – e in quale delle due zone starebbe la Francia? Un’ampia riforma fiscale progettata per aumentare le entrate equamente, se è assolutamente necessaria, è un sogno irrealizzabile: richiede una inesistente capacità di coordinamento in una Europa dove la tentazione di competere è forte ed è meglio fare il proprio gioco – senza la pressione del mercato volubile o dell’aumento degli spread sovrani.

A questa impotenza se aggiungete il fallimento terribile del vecchio motore delle politiche europee (mettere il carro davanti ai buoi, nella speranza che il carro saprà evocare il cavallo) capirete le visioni macabre che terrorizzano i nostri leader. L’unione monetaria non ha generato la prevista unione fiscale. Imporre, come alternativa, piani di austerità ordinati da Bruxelles o Francoforte, o correrere per essere i primi a imporre  agli altri “la regola d’oro”, la stenosi costituzionale sui parlamenti che dovrebbe mantenere il potere in materia fiscale, significa alimentare il fuoco della rivolta civile. La guerra civile inglese e la rivoluzione americana iniziarono per molto meno. Sarebbe saggio ricordare, come ha fece John Hampden (3) contestando la tassa navale imposta dal re Carlo I, che ciò che i leader non hanno alcun diritto di chiedere, un cittadino ha il diritto di rifiutare.

Eppure il destino dell’Europa non è ancora segnato. Lo spettro del default sovrano e degli spread crescenti che si diffonde in Italia, Spagna, Belgio e in altri paesi può essere scacciato in un sol colpo e il panico per la contrazione economica prodotto dalle politiche fiscali può essere fermato. I governi nazionali devono semplicemente prendere dal loro arsenale fiscale l’arma che li ha serviti così bene in guerra e in pace: il prestito forzoso.

Esso consiste nel costringere i contribuenti a prestare denaro al loro governo. La California l’ha fatto nel 2009, quando ha imposto un prelievo aggiunto alle imposte sul reddito trattenendolo dalle busta paga, impegnandosi a restituirlo l’anno successivo. In Francia, il primo governo Mitterand costrinse i contribuenti ricchi a finanziare due anni di prestito obbligazionario – e gli Stati Uniti e Gran Bretagna hanno usato la moral suasion patriottica per la vendita delle obbligazioni di guerra. Il prestito forzoso è un’arma non convenzionale, ma è giunto il momento essere utilizzato,di usarla anche su piccola scala, per ricordare agli investitori che gli stati non sono debitori privati: non hanno mai bisogno di fare default, perché possono sempre alimentarsi con il prestito forzoso imposto ai propri cittadini.

Le banche centrali sono state audaci e non hanno osato ricorrere a politiche non convenzionali per rispondere alle circostanze eccezionali di questa crisi. I grandi debitori devono essere i più risoluti ed intrepido. Il bene prezioso della sovranità fiscale garantisce che il loro debito pubblico è del tutto privo di rischi in termini nominali. Gli investitori che acquistano credit default swap contro lo spettro della bancarotta francese o italiana stanno sprecando i loro soldi. I politici che stanno correndo verso l’austerità dovrebbero svegliarsi dal loro incubo e salvare la crescita e l’occupazione prima che sia troppo tardi.
NOTE
(1) A dire il vero Fitoussi e Gerola avevano scritto una lettera sullo stesso argomento al Corriere della Sera il 9 settembre 2011 senza apprezzabili commenti. Potete leggerla cliccando qui.
(2) la monetizzazione del debito pubblico è il procedimento di riduzione del debito pubblico attraverso l’acquisto (sul mercato aperto) di grossi quantitativi di titoli del debito pubblico da parte delle autorità monetarie. L’effetto di tali acquisti è l’aumento della moneta in circolazione.
(3) Parlamentare inglese del Seicento che si oppose alle tasse imposte da re Carlo I Stuart.

Da notare che, con toni a mio avviso sbagliati, di prestito da parte dei cittadini allo Stato aveva parlato Milano Finanza con un “Appello agli italiani”. Vedi anche un commento sul blog di Giuseppe Ferrari e uno su noiseFromAmerika.

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