Tag

, , , , , , ,

Il crollo di ieri alla Borsa di Milano ha svegliato tutti. Anche i più stupidi e anche gli incoscienti. Qualcuno comincia ad aprire gli occhi e a farsi delle domande. Il dato è semplice: gli Stati Uniti sono fermi e l’Europa anche. Fermi economicamente da quasi tre anni. Portogallo, Irlanda e Grecia hanno perso di fatto la loro indipendenza economica (e quindi politica) e sono diventati dei protettorati della Germania. Su questi tre Paesi la speculazione ha cessato di premere perché non c’è più nulla da guadagnare. Il problema ora è che le riserve per aiutare una economia in crisi della Eurozona sono finite. In una parola quel che si poteva spendere è stato speso con i primi tre (piccoli) Paesi in crisi. Mettiamoci nella testa di un grande speculatore e domandiamoci: cosa fare ora? Attaccare frontalmente la Spagna e l’Italia non si può. Pesci troppo grossi. La tattica deve essere per forza diversa. Bisogna spingerli verso terra e farli spiaggiare. Il che, tradotto in termini economici, significa che è necessario tenerli fortemente sotto pressione e provocare la necessità che Spagna e Italia abbiano bisogno di aiuti, di prestiti. Una pressione costante ha l’effetto di aprire la forbice tra il rendimento dei titoli di Stato tedeschi e quelli italiani e spagnoli. In termini tecnici questa differenza si chiama spread. Quando lo spread supererà il’8% non ci sarà più nessuno disposto a comprare i titoli di Stato italiani. Non ci sarà nessuno perché l’interesse che lo Stato versa a chi compra dibenterà tanto alto da essere “sospetto”. I cretini di solito pensano che sia un buon affare acquistare titoli di Stato ben remunerativi. Ma più sono remunerativi più il rischio è alto. Dunque lo scenario è questo: l’Italia non trova più acquirenti che comprino titoli di Stato. Deve trovare soldi per alimentare la macchina prima di fondere il motore. Non le resta che chiederli in prestito. A chi? All’European Financial Stability Facility che dovrebbe intervenire in questi casi. Ma in questo momento soldi non ce ne sono e se ce ne fossero non sarebbero sufficienti perché l’Italia è un pesce troppo grosso e ha bisogno di troppi soldi. Ma anche se ci fossero tutti i soldi del mondo i tempi per erogarli sarebbero lunghissimi. Il caso della Grecia insegna: ci vorrebbero decine di mesi per accordarsi su una manovra che sarebbe anche 5-6 volte più grande di quella adottata per la Grecia. E oltre ai soldi quello che manca è il tempo. A Berlino sanno perfettamente che l’Italia si sta spiaggiando da sola. E a Berlino non hanno alcuna voglia di intervenire. Nelle settimane scorse i tedeschi hanno venduto grandi quantità di titoli di Stato italiani per diminuire il loro rischio. La stessa cosa hanno fatto i francesi. Questo significa che a Parigi e Berlino nessuno ha dubbi sul futuro dell’Italia. La previsione è che nei prossimi sei mesi l’Italia andrà sempre più verso una crisi senza ritorno. Cosa si potrebbe fare? In primo luogo una manovra credibile per i mercati. Ossia una manovra che non sia solo sul fronte dei tagli. Infatti ai mercati non basta vedere una manovra di risparmi, serve vedere una manovra che offra prospettive per una crescita futura. Tremonti ha fatto una manovra che è sì lacrime e sangue (per alcuni) ma non ha previsto alcun settore sul quale spingere per la ripresa. Perché un investitore dovrebbe spendere i suoi soldi in una economia che si limita a turare le falle senza prospettive per il futuro?

Ora è abbastanza chiaro che siamo governati da una persona che ha perso qualsiasi contatto con la realtà. Berlusconi non sa assolutamente cosa fare e ripete dei mantra che fanno ridere qualsiasi economista serio. Tremonti mostra tutta la sua abilità da grande commercialista ma ci serve un vero ministro delle Finanze, non un commercialista. La prima mossa intelligente per salvarci sarebbero le dimissioni del governo Berlusconi-Scilipoti e la creazione di un governo tecnico con dei nomi di grande prestigio. La seconda mossa è uscire dalla logica neo-liberista. Le cosiddette “parti sociali” hanno fatto al governo delle richieste demenziali: un grande piano di privatizzazioni e liberalizzazioni. Siccome CGIL, CISL e UIL e tutte le sigle e siglette del commercio, dell’artigianato e dell’industria sono il ricettacolo di una banda di ignoranti il risultato non può essere diverso. Oramai il tabù neo-liberista delle privatizzazioni e del libero mercato ha contagiato tutti. Qualsiasi cretino chiede solo questo: privatizzazioni. Che le privatizzazioni abbiano bisogno di compratori è chiaro. Che soldi non ce ne siano è altrettanto chiaro. Gli unici compratori potrebbero essere esteri. E qui ricadiamo nel caso Grecia. Se mettessimo in vendita (faccio per dire) il Colosseo gli unici a comprrselo sarebbero i tedeschi. Ossia ricadremmo in una situazione nella quale anziché uscire dalla crisi perderemmo gli asset nazionali. Parti sociali e Governo stanno dicendo la stessa cosa e hanno la stessa ricetta neo-liberista. E questo in un momento in cui il neoliberismo è fallito in tutto il mondo. La crisi del 2008 è la crisi del neoliberalismo e noi ci ritroviamo a ripetere formule e soluzioni fallimentari. Occorre un New Deal, occorre una politica keynesiana. occorrono enormi investimenti in opere pubbliche strutturali. Occorre fermare la TAV in Val di Susa e raddoppiare i binari a sud di Ancona. Occorre spendere soldi pubblici per rilanciare una economia di innovazione, occorre tirare fuori il petrolio dalla Basilicata, occorre coordinare e rilanciare la risorsa turistica, mettere in moto la macchina culturale. Qualcuno dirà che aiuti di Stato non se ne possono dare. Sbagliato. Questo è il momento di farlo e farlo a dispetto di tutti. L’Unione Europea non ci aiuterà, si è rotto un patto di solidarietà tra i Paesi. Dobbiamo morire per restare in Europa? Il piano dei francesi e dei tedeschi è chiaro: una Europa mediterranea asservita economicamente che prende ordini dall’Europa del Nord. Qunado noi e gli spagnoli cadremo il piano sarà concluso. Noi saremo definitivamente schiavi di decisioni prese altrove. Gli speculatori sanno benissimo che il piano dell’asse Berlino-Parigi è quello di controllare l’Europa del Sud. Sanno che nessuno farà nulla per evitarci il crollo. Berlusconi continua a dire idiozie: diminuire tasse e burocrazia non è una ricetta è un suicidio. Non si possono diminuire ora le tasse. La burocrazia oggi non funziona perché non ha risorse, non è poco funzionante è stata semplicemente bloccata per mancanza di risorse. Ma non voglio prendermela con Berlusconi-Scilipoti. La Lega è allo sbando totale. Parte dei suoi militanti pensano di essere degni di stare in Baviera. Sono convinti che se si sganciasse il Meridione sarebbero salvi. In realtà il tessuto industriale del nord è marcio. Il modello della microimpresa è saltato. Sono stato per ragioni di lavoro all’interno di una azienda che rappresenta l’eccellenza in un mercato specifico. Ho guardato gli organigrammi, l’organizzazione aziendale. Quando ho chiesto “cosa fa il marketing in questa azienda?” mi hanno detto “promuove il prodotto”. Quando ho chiesto “chi decide che prodotto immettere sul mercato” mi hanno risposto “il titolare”. Ossia il titolare in base al suo “intuito” decide che quel prodotto venderà. Nessuna indagine di mercato preventiva, nessuno studio dei consumatori: questo è il prodotto che l’imprenditore ha pensato e si fa così. Punto. Questa è l’industria del Nord.

Non ho ricette se non la convinzione che abbiamo bisogno di tre cose:

a) dimissioni immediate del governo Berlusconi-Scilipoti e costituzione di un governo del Presidente

b) piano di investimenti nel settore delle grandi opere e dell’innovazione che piaccia o meno a Bruxelles

c) creazione di una concertazione e unità di intenti con i Paesi dell’Europa del Sud.

Il tempo rimasto è poco. La maggioranza garantita da Scilipoti è oramai una accozzaglia di irresponsabili e di incompetenti. L’opposizione non ha un programma differente da quello proposto da Berlusconi e se lo ha è una variante del neoliberismo che ci ha rovinati. Occorre una visione strategica dei problemi che non si vede. I tempi che ci attendono saranno tempi greci. Allora sì che riempiremo le piazze che dovremmo riempire oggi. Ma sarà troppo tardi.

Annunci